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OK
DA PADOVA A TERRACINA
di
Lorenzo Maragoni e Marco “Peter” Petranzan
FASE 1
Poco serio diario di vacanza (per buona parte)
in
bici, da Padova a Terracina.
Giorno 1 (Padova -> Rimini -> Fano)
Si parte !
Dopo un pranzo luculliano a casa Petranzan, si parte subito con la prima volata verso la
stazione : visto che abbiamo pensato bene di prendercela comoda, siamo costretti a prendere il treno praticamente al volo. Segnaliamo che per la prima volta sbagliamo il lato del treno adibito al trasporto bici, e siamo costretti con armi e bagagli a correre dall’altro capo sperando che il treno nel frattempo
non riparta. Questa rimarrà una costante per tutte le successive tappe in treno, quindi verrà omessa per brevità nel resto del racconto. Treno fino a Bologna, scendi dal treno, rimonta le bici (si intende “i bagagli sulle bici”), scendi le scale, sali le scale, smonta le bici, prendi il treno per Rimini. Arrivo a Rimini, e chieste le prime
indicazioni : come si esce dalla stazione ? Inoltre, primo danno alla bici: si incastra il freno posteriore di quella di Lorenzo. La clinica mobile rimedia prontamente al guasto. Si parte dunque alla ricerca della costa, la si trova facilmente (ma solo grazie alle indicazioni di una vigilessa) e ci si avvia in direzione sud, con andatura blanda e tanto ottimismo nel cuore.
Dopo duecento metri, si nota la nostra imperizia nell’addobbare le bici : perso il pacco-luci (beauty case adibito al trasporto di cavi per la luce e quant’altro di elettrico avessimo). Ovviato all’inconveniente, si attraversano nell’ordine i paesi di Rimini, Riccione, Adriatica, Misano Brasile (rinominata “città sonora”, a causa delle casse che trasmettono musica distribuite sul lungomare), Cattolica, Gabicce Mare.
E qui iniziano i problemi.
Trovatisi davanti ad una salita impervia, i due chiedono indicazioni ad un’edicola. Questa (giustamente) non risponde, ma in compenso l’edicolante ci indirizza (furbamente) alla superstrada lì vicina, ma, notando in seguito che siamo in bici, scuote mestamente la testa e pronuncia il fatidico
verdetto : salita. E così, i nostri baldi giovani scoprono l’esistenza di Gabicce Monte, e vedono sfumare l’ingenuo sogno di “Fino a Civitanova, è tutta dritta, è tutta piana”. In seguito, grazie alle informazioni di un podista del luogo, i due abbandonano la salita tra gli alberi per lanciarsi a capofitto verso la Statale Adriatica, che presenta una lieve e costante salita del c***o fino a Pesaro. Qui si fa la spesa per la futura cena, e si prosegue alla volta di Fano.
A circa 4 km dalla meta, il primo segno divino che forse questo viaggio non è stata una buona
idea: temporale. Ovviamente, in un tratto di strada dove non c’è assolutamente niente sotto cui ripararsi. Ai due non resta altro che correre fino al campeggio più vicino, dotato di NULLA (probabilmente 1/2 stella nella guida Micheline).
Preso possesso di una tettoia per cucinare e mangiare, stendere i panni, sedersi e riposare e dopo essersi anche fatti una doccia, Peter, fumando una rilassante sigaretta, apprende che in realtà la tettoia è un PORTICO, ovvero l’ingresso di un bungalow con famiglia e figli annessi, che cortesemente ci chiedono cosa facciamo dentro casa loro. E vabbè. Appena spiove, si monta la tenda e si va a dormire.
Giorno 2 (Fano -> Portonovo di Ancona)
E’ domenica.
Il piano è di partire solo nel pomeriggio, dunque, al risveglio si decide di fare la spesa. Maragoni, non contento del minimarket interno del campeggio, propone di spingersi in paese (a Fano) per fare la spesa, e Peter controvoglia approva. Pedala pedala, si giunge al paese, che sembra stranamente semideserto. Sarà l’orario
? O magari piuttosto (il pensiero ci folgora svariati minuti dopo) il fatto che è DOMENICA, e non c’è NULLA DI
APERTO ?
Quattro porchi, e si ritorna al campeggio. Nel pomeriggio, un po’ di spiaggia, e quando il sole impietoso è un po’ meno impietoso (ore 17 circa) si smonta la tenda, si caricano le bici, e si parte, senza un’idea precisa di quale sia la meta della giornata, ma con il solito ottimismo (che si rivelerà quanto mai infondato) nel cuore. Le gambe sono un po’ pesanti, ma dopo pochi chilometri troviamo il ritmo, e così raggiungiamo Senigallia, dove ci fermiamo per un break a base di caffeina in un bar sulla spiaggia, e in seguito Falconara Marittima. Qui probabilmente prendiamo la decisione PIU’ SBAGLIATA di tutto il
viaggio : dalla lista scaricata da internet dei campeggi, vediamo che a Falconara c’è l’ultimo avamposto turistico prima di raggiungere tale Portonovo di Ancona. Il problema è che sulla carta Portonovo non sembra poi così lontana, e, dovendo essere a Civitanova il giorno dopo (una nostra amica ci ospiterà a casa sua), pensiamo bene di portarci avanti finché possiamo. Dunque, si procede. Pochi chilometri dopo cominciamo a vedere da lontano la sagoma di quello che presto diventerà il Nostro Nemico, ossia il Monte Conero. Ma la sagoma è ancora lontana, e in teoria Portonovo, dato il nome, dovrebbe essere a livello del mare, quindi pensiamo che l’assalto al monte aspetterà domani (ingenui). Ma pedala pedala pedala pedala, indicazioni per Portonovo non se ne vedono, e il sole comincia a calare; il lato positivo è che facciamo tutto lungomare, quindi il tragitto è piacevole. Mentre cominciamo a preoccuparci seriamente su dove passeremo la notte, notiamo un uomo in bici (ma in abbigliamento da mare) che procede più o meno alla nostra andatura, e dopo un po’ ci mettiamo a parlare, gli chiediamo informazioni e lui diventa il nostro Salvatore (non sappiamo il suo vero nome, ma lo abbiamo chiamato così perché senza di lui chissà dove saremmo finiti), dicendoci che lui sta andando in quella direzione, e che ci accompagnerà fino ad Ancona. Confortati da questo incontro, cominciamo a procedere in tre, ridendo e scherzando, finché il sole tramonta e arriviamo al lungomare di Ancona. A questo punto, sono già tre ore buone che siamo in viaggio, e la stanchezza un po’ si fa sentire, ma non sappiamo che il bello deve ancora
venire. Salvatore ci fa strada dentro Ancona (da soli credo che non ci saremmo mai e poi mai orientati), e ci svela la vera natura di questa città di mare, che per essere di mare è in realtà abbastanza arroccata, e infatti ci si presentano davanti salite decisamente ripide anche in pieno centro città, e ad ogni curva la strada non accenna a spianare. Anzi. La tentazione di mettere giù i piedi è veramente forte, ma ci rifiutiamo di cedere e in un modo o nell’altro, con il fidato rampino e maledicendo il peso dei bagagli, arriviamo nel punto in cui la strada torna pianeggiante, e seguiamo Salvatore fino a casa sua, dove ci offre un provvidenziale bicchiere (bottiglia) d’acqua, e a dirla tutta ci invita anche a cena. Noi però cordialmente
rifiutiamo : ormai sono quasi le dieci, e al telefono ci dicono che il campeggio alle dieci e mezza chiude le accettazioni. Dunque, si riparte ancora una volta, dopo esserci fatti spiegare come si arriva fino a Portonovo (perché ancora non ci siamo) e esserci profusi in ringraziamenti a Salvatore. Imbocchiamo allora una strada COMPLETAMENTE BUIA e per buona parte ovviamente in salita, e le uniche luci sono gli abbaglianti che ci alzano le macchine quando ci incrociano. Confidando nella bontà delle indicazioni di Salvatore, seguiamo la strada fino in fondo, anche se pieni di dubbi, e dopo forse una decina di chilometri di buio pesto alla fine giungiamo nell’amena frazione di Portonovo, e scendiamo al campeggio, che mannaggia a lui si trova (giustamente) a livello del
mare : il mattino dopo dovremo faticare come bestie per tornare in quota, e per di più sarà appena riprese in mano le bici. Ma in questo momento riusciamo solo a lanciarci giù per la discesa e ad arrivare al campeggio pochi minuti prima delle dieci e mezza, e senza neanche aver montato la tenda andiamo al bar del campeggio per rifocillarci, bar dove ci informano gentilmente che LA CUCINA E’ CHIUSA, ma riescono lo stesso, impietositi, a prepararci due hot dog. Si va a dormire devastati da cinque ore di pedalata di cui la seconda metà in salita e l’ultima mezz’ora al buio.
Buonanotte !
Giorno 3 (Portonovo -> Civitanova)
La mattina la sveglia non è troppo difficile, “grazie” a un’invasione di
formiche : Peter si occupa dello smontaggio della tenda, mentre Lorenzo va a procacciare la colazione in paese, e al suo ritorno ci mette un’ora a ritrovare la tenda all’interno del campeggio (il suo senso dell’orientamento è rinomato). Si riparte rapidamente, con tanta voglia di arrivare da Cecarini e avere per un paio di sere un letto VERO dove dormire la notte. La proibitiva salita che li accoglie all’inizio per ritrovare la strada principale è un ostacolo decisamente troppo arduo per essere le nove del mattino e avere i muscoli freddi, quindi a malincuore (ma necessariamente), i due smontano e portano a mano le bici fino in cima (e neanche così è stato facile). La strada principale si presenta comunque in salita, ma questa non dura
troppo : raggiungiamo la cima (almeno, relativamente a quella strada) del Monte Conero, e ci lanciamo esultanti verso l’Altra Parte, attraversando Porto Recanati, Porto Potenza e giungendo finalmente, verso mezzogiorno, a Civitanova, ricevendo la calorosa accoglienza della fam. Cecarini e apprestandoci a quattro giorni di pura vacanza, durante i quali le bici resteranno belle che chiuse in garage. La cronaca riprenderà all’inizio della seconda fase.
FASE 2
Giorno 1 (Terni -> Orte -> Lago di Vico)
(premessa: da Civitanova, abbiamo raggiunto in treno Terni, dove ci siamo fermati un paio di giorni alloggiando presso casa di Lorenzo. Il diario riprende da quando ripartiamo da Terni)
Ci svegliamo dunque al canto del gallo (ore 6.30). Una colazione leggera (in due, un litro di latte e 400 g di Galletti), si caricano le bici e si parte. Obiettivo: il Lago di Vico, a circa 90 km di distanza.
Per i primi chilometri il viaggio è regolare, ma giunti a Narni abbiamo il primo colpo di genio della giornata: nello scegliere tra due possibili strade quella da prendere per arrivare ad Amelia, presi dalla voglia di fare salita, ci lanciamo nella strada che è, allo stesso tempo, più lunga e più impervia. Alé.
La salita ci premia con un’abbondante discesa (so che sembra ovvio ma in certi momenti ne abbiamo dubitato seriamente) fino ad Orte. E’ da segnalare la rischiata multa per eccesso di velocità: raggiunti i 52 km/h in un centro abitato. A Orte, dopo breve tappa al supermercato, si apre il “festival dei chilometri per il c***o”. Su segnalazione di Maragoni sr., i vostri eroi si spingono fino alle leggendarie “Terme dei Papi”. Una discreta salita precede una discesa folle, che porta ad infrangere il muro dei 59 km/h. Mentre la percorrono, per quanto inebriati dalla velocità, i nostri già sanno che vorrà dire tanta, tanta salita e tanta fatica solo per ritornare sulla strada principale. Come se non bastasse, i Papi fanno un simpatico scherzetto: l’ingresso, comprensivo di ombrellone, viene a costare intorno ai 12 euro (per stare solo un paio d’ore). Morale, si ritorna su.
Si imbocca quindi la strada prevista dal nostro itinerario ma, fatte poche centinaia di metri, attratti dal cartello “Parco Comunale”, e SU PROPOSTA DI PETER, si opta per andare alla ricerca di questo fantomatico parco, dove fermarsi per lasciar trascorrere le ore più calde della giornata (sono circa le 12). La ricerca del parco si apre con le parole (di Peter) “Ma quanto su vuoi che sia?”. Cammina cammina cammina cammina cammina, mentre Peter chiede informazioni ai vecchietti locali, che lo mettono in difficoltà rispondendogli in dialetto stretto, si riesce ad arrivare al parco. Ma non basta: su suggerimento di un abitante del luogo, non soddisfatti della faticata, si va alla ricerca di una presunta fontana per dissetarci, ancora più avanti, ancora più su. Trovandosi però davanti una salita che sembra piuttosto un muro, i due decidono di tornare sui propri passi, ed ecco che, miracolosamente, scorgono la tanto sognata fontana.
Tutta la fatica viene in questo magico momento ripagata: in mezzo a quella che si può tranquillamente definire giungla sorge infatti la mitologica FONTE DELLA VITA, da cui l’acqua scende da una foglia arrotolata e da cui ogni organismo della Terra prese vita (nota: potrebbe non essere vero). Riempite le borracce con questo nettare degli dei (rischio squaraus?*), si va a “pranzo” (panino) nel vicino “parco” (popolato da giovani spacciatori locali), si scrive il diario, e Peter si addormenta sopra un tavolo di pietra (ma come fa?). Nel pomeriggio, la seconda tappa.
*giunti a sera potremo dire “pericolo scampato”. Non vorremmo tenere in ansia i nostri lettori.
(Giorno 1 parte 2)
Il risveglio è traumatico per Peter: Lorenzo lo carica di peso sulla bici, al grido di “Bisogna ripartire!” La decisione è dovuta al fatto che il tempo volge al nuvoloso, e sembra esserci rischio pioggia. Peter resterà in stato comatoso e si esprimerà solo attraverso grugniti e brontolii fino alla (necessaria per entrambi) pausa caffé, che però non arriverà tanto presto...
Il percorso appare da subito piuttosto ostico: si alternano salite e discese (ma le salite, chissà perché, sembrano molto più lunghe, e molte di più). Scorrono nell’ordine i paesi di Vasanello, Vignanello, Vallerano e Vaffan***o, paesi fantasma (in effetti è anche l’ora della pennica) nei quali gli unici abitanti sembrano essere over 80. In uno di questi paesi, ci fermiamo per cappuccino e brioche e per la solita bottiglia da portarci dietro di Nestea (azienda della quale potremmo diventare azionisti di maggioranza).
Nell’ultimo avamposto prima del Lago facciamo conoscenza con un gagliardo 91enne che appena ci vede ci inquadra come turisti e parte all’attacco, iniziando a raccontarci tutta la storia della sua vita, ma fornendoci anche preziose indicazioni. Se non sbaglio, è proprio qui che facciamo conoscenza per la prima volta con la catena di supermercati Dìperdì, che ci accompagneranno fino a Terracina. Un’aggiunta scritta una volta arrivati al Lago: il simpatico vegliardo in realtà ci aveva fornito informazioni SBAGLIATE, costringendoci ad una strada forse più breve (in macchina) ma piena di saliscendi, al posto di un’alternativa comoda e piana, di cui apprendiamo l’esistenza (ovviamente) solo dopo l’arrivo.
Dunque, attacchiamo i saliscendi, che culminano con una SALITA INFINITA (oltre 5 km, stime Maragoni & Petranzan), durante la quale i nostri e vostri eroi, sull’orlo del collasso fisico e morale, circondati solo dai tipici alberi di nocciole che infestano la zona, pensano di gettare la spugna per ben due volte, ma non tolgono mai i piedi dalle gabbiette*.
Giunti finalmente in vista del Lago di Vico, i nostri commossi si abbracciano, mentre già un nuovo dilemma li attende: al bivio, a destra o sinistra? Fortunatamente, l’ospitalità locale non manca mai: un cordiale vecchietto (stavolta meglio informato) indica ai due la retta via, e addirittura fa da auto ammiraglia scortandoli fino all’inizio della gioiosa discesa che conduce al campeggio.
Si arriva dunque a bordo lago, dove sorge questo camping immerso nella natura, e si svolgono le formalità di rito con i gestori.
Qui, il tempo atmosferico, che si era finora mostrato benevolo coprendo il sole cocente, tira il solito scherzetto del c***o (se volete potete a questo punto cantare la SIGLA: “scherzetti del c***ooo”, da cantare come “campioni del cuoreee”), facendo piovere quel tanto che basta da costringere i due ad ammucchiare i bagagli frettolosamente e rovinosamente nella tenda per non bagnarli, ma sporcando così di terra e fango tutto l’interno della tenda.
Segnaliamo la presenza nel camping di una famigliola olandese in bici con annessa bambina di nove anni; arrivano da Basilea e ci fanno sfigurare un po’ (soprattutto per via della bambina!). C’è inoltre un battaglione di SCOUT, con annesso ponte tibetano (che avevamo seriamente pensato di usare per stenderci i panni), che si presume domani all’alba sveglierà i nostri turisti per caso con allegri BOUNCES (se ci provano li copémo). Ma il vero eroe, l’idolo dei giovani e vincitore del titolo “L’uomo del campeggio” è BATMAN, un pellegrino belga sulla sessantina partito da casa sua a metà marzo e arrivato fin qui pedalando 15 km al giorno. Quest’uomo meraviglioso intrattiene i nostri eroi raccontando tra l’altro di un pellegrinaggio di 1000 km che avrebbe compiuto (A PIEDI) per arrivare fino a Santiago di Compostela, in Spagna, ammaliandoci e rendendo in breve quest’uomo un personaggio epico.
Signore e signori, l’acqua bolle, a domani.
*(o quasi)
Giorno 2 (Lago di Vico)
Innanzi tutto un aggiornamento su ieri sera: abbiamo conosciuto un gruppetto di presunti scout (rivelatisi non scout): passiamo la serata con loro, parlando soprattutto con la loro capa spirituale, che chiameremo convenzionalmente UGO. La serata finisce allegramente stendendo i panni per farli asciugare la notte. Fine aggiornamento.
La notte è il DILUVIO. Risveglio dei nostri alle ore 3:30 (di notte) per la furia degli elementi; la nottata prosegue con un alternarsi di sonno e veglia, fino al definitivo e necessario risveglio alle 10:30 -> la tenda sta seriamente rischiando di volare via (furbamente, non l’abbiamo picchettata a dovere), e viene trattenuta solamente dal nostro peso corporeo. La tempesta fa solo una breve pausa, che ci permette di stilare una prima lista dei danni: acqua ovunque, veranda trasformata in piscina melmosa, e cosa peggiore di tutte, VESTITI NEL FANGO.
Dunque, la tempesta riprende forza. Riportiamo la testimonianza di uno degli abitanti della tenda (Peter) che sostiene ci fossero raffiche di vento <<a 70 nodi>> e che la tenda <<si gonfiava come uno spinnaker>>.
Finito il diluvio, si traccia il definitivo bilancio dei danni, si evacua la veranda e si passa tragicamente a LAVARE I PANNI CADUTI. Dopo un lungo (lungo) lavoro, ci rendiamo improvvisamente conto che la tenda del nostro amico Batman non c’è più: che sia volato via con la tempesta? Mistero. Segnaliamo tra parentesi che il pover’uomo dormiva in una tenda MONOPOSTO (una specie di bozzolo, in realtà) che metteva tanta tristezza nei nostri cuori. Lo ricorderemo comunque sempre con affetto, e nel resto della vacanza racconteremo a tutti le sue eroiche gesta e la sua prematura sparizione.
Tornando al lavaggio dei panni, questo meriterebbe una descrizione accurata, che tralasciamo per non annoiare i lettori. Sappiate solo che non pensavamo che sarebbero mai più tornati alle loro condizioni originarie (e infatti così è stato).
Nel frattempo, per la cronaca, un albero pensa bene di attentare alla vita di un bambino, lasciando cadere un ramo di dimensioni considerevoli. Paura nel camping ma nessuna conseguenza.
I nostri due eroi, dopo aver (finalmente) picchettato la tenda come si deve, preparano la pasta, curando di mettersi <<al riparo dalle ire funeste di Eolo>> (Peter). A tal proposito, segnaliamo le difficoltà linguistiche incontrate da Lorenzo per chiedere ad una signora olandese uno SCOLAPASTA.
Dopo pranzo, trasferimento al bar (dove però non c’è barista), dove viene consumata (se così si dice) una partita a tressette (Lorenzo-Peter 51-37) e abbordaggio ad un gruppetto composto da 2 ragazze e 2 ragazzi più o meno della nostra età. Con questa allegra combriccola facciamo qualche partita a carte, dopo di che ci lanciamo in una sfida a pallavolo. La squadra di Lorenzo trionfa con un secco 3-1 (Peter? Prrr...), ma viene dato appuntamento al mattino dopo (ore 8) per la rivincita (o vendetta?). Peter proclama di volere in squadra la ragazza bionda (di cui mesi dopo, mentre copio il diario, mi dispiace ma non ricordo il nome), per ottenere così il suo numero di telefono, in vista di eventuali incontri in costa tirrenica (il gruppo è di Anzio, che sarà una delle nostre future mete). Non vi anticipo come andrà a finire.
Per la cena, arriva il tanto atteso COLPO DI GENIO del giorno: ancora non ci eravamo espressi in nessuna vaccata che ci facesse faticare a vuoto o simili. Dunque, optiamo per cenare alla più lontana pizzeria (circa 3 km). Qui, dopo aver consumato un’abbondante pizza al metro, Peter, vestiti i panni di un nuovo Diabolik, sottrae n°15 stuzzicadenti con annesso n°1 porta-stuzzicadenti in acciaio satinato del valore commerciale stimato di 2 €. La stima è stata valutata dopo che abbiamo tirato fuori i 2 € (il conto era di 22) proprio nel momento in cui la cassiera diceva <<se non avete i 2 euro spiccioli vi faccio lo sconto>>. Alla grande.
Finito di pagare, appena messo piede fuori dalla pizzeria, troviamo ad attenderci la nostra vecchia amica, la FURIA DEGLI ELEMENTI, che ci accompagna fino all’incrocio con la strada principale, dove possiamo chiedere asilo ad un bar. Le due bariste ci adottano, e ci forniscono di: n°2 sacchetti di patatine da utilizzare (sapientemente) come catarifrangenti, dopo averli rivoltati; n°2 sacchi della spazzatura (nota bene: VUOTI) da usare a mo’ di impermeabili. In qualche maniera (grazie anche al fatto che nel frattempo ha smesso di piovere), senza neanche una luce a guidarli lungo tutta la strada, i nostri eroi riescono a ritornare al campeggio (dove grazie al cielo NON ha piovuto -> almeno i panni stesi sono salvi), in particolare cercando di seguire più da vicino possibile le rare auto (praticamente lanciandosi al loro inseguimento), per sfruttare la loro scia luminosa.
La serata finisce al bar, dove si conoscono due autoctone (forse proprietarie del camping) e un gatto, e si scrive il diario. Ora andiamo a fare i bagagli (forse). A domani.
P.S.: stiamo anche pensando a un simpatico SCHERZETTO DEL C***O (sigla) da fare ai nostri nuovi amici anziani (ovvero di Anzio). Vi sapremo dire.
Giorno 3 (Lago di Vico -> Lago di Bracciano -> Roma)
La rivincita di pallavolo salta, causa assenza degli avversari (dei quali abbiamo avuto pietà, rinunciando allo scherzetto di allagargli/dargli fuoco alla tenda). Verso le 10 anche loro si svegliano, noi li salutiamo e ci accingiamo a partire. Prima, però, il playboy Peter con una banale scusa chiede al gruppo un numero di telefono...e gli viene prontamente rifilato quello di LUCA. Ha ha ha.
Paghiamo il campeggio, mentre Lorenzo non riesce a trovare un solido appoggio per la sua bici, che cade lasciando rovinare via tutto il sapiente incastro di bagagli. Ovviato all’inconveniente, usciamo dal camping, e visitiamo (per la prima volta) il lago, dopo di che partiamo alla volta del Lago di Bracciano. Il viaggio della mattinata è privo di inconvenienti, e decidiamo di fare una pausa per il pranzo verso le 13. Segnaliamo solo l’incontro lungo la strada (poco dopo essere partiti) con i soliti Anziani, che per un breve tratto ci fanno da auto ammiraglia, forse per controllare la veridicità dei nostri racconti.
A Bracciano, dopo aver pisciato dietro una chiesa in rovina (speriamo sconsacrata), si consuma un frugale pasto. Dopo una pennichella di un paio d’ore in riva al lago per Peter e 23 pagine del Giovane Werther per Lorenzo, si riparte verso la Capitale.
Una strada lunga e in costante saliscendi accompagna i due fino alle porte di Roma, dove sostano nel bar più scorbutico di Roma (il barista, non il bar), a cui Lorenzo lascia un ricordino nel bagno (sempre meglio di Peter, che in circostanze analoghe pensò bene di farsi il bidet nel lavandino).
L’arrivo al campeggio non è privo di imprevisti nel percorso (sbagliamo strada e chiediamo indicazioni un centinaio di volte), ma i due riescono nell’impresa, anche se arrivano al “camping Flaminio” piuttosto provati.
In serata si conosce un gruppo di Gallesi (nel campeggio, noi e i proprietari probabilmente siamo gli unici italiani). L’inglese dei nostri eroi viene messo (duramente) alla prova, e ce la caviamo con una prestazione poco più che sufficiente.
Si consuma intanto un dramma: Lorenzo va a recuperare il costume che aveva lasciato in doccia (e chissà perché ce lo ritrova -> allusione di Peter allo scarso gusto estetico del collega), proprio in un momento cruciale di preparazione della pasta, che così si scuoce. A proposito di pasta, viene migliorata la definizione inglese di scolapasta: “oggetto che serve per togliere l’acqua dalla pasta, dotato di piccoli buchi”.
In definitiva, la cena è: pasta a marchio GS, passata di pomodoro “il prezzo più basso” e mozzarella “il prezzo più basso commestibile”, il tutto scotto ma estremamente buono. Il vero dramma sarà raschiare via la mozzarella dalla pentola.
La serata si conclude con una bottiglia di vino finita ed un tentato abbordaggio a delle sedicenti sedicenni fermato solo dal buon gusto e dalla legge italiana.
Giorno 4 (Roma)
Nella notte, scontri per la supremazia territoriale: Lorenzo attacca e Peter si difende come può. La sveglia è il più tardi possibile (tanto la tenda è all’ombra). Dopo un’abbondante colazione il dilemma è: giro in centro o svacco in piscina? Direi che la soluzione è semplice...
(Giorno 4 parte 2)
Dopo la piscina (avevate dubbi ?), i nostri turisti per caso diventano turisti a tutti gli effetti e partono alla volta del centro di Roma.
Il caldo torrido e il famigerato traffico romano non ci impediscono di raggiungere Piazza del Popolo, la Terrazza del Pincio, Piazza di Spagna e Piazza San Pietro (dove simpaticamente fingevamo che le nostre borracce fossero bombe, essendoci in quei giorni una diffusa paranoia attentati...), Altare della Patria, Colosseo, Fontana di Trevi e Despar di Via del Pozzetto.
Nel traffico serale si rientra al campeggio, vedendo la cena come una meta sempre più vicina (nota che i due sono senza pranzo, a parte un McBacon per Lorenzo).
Notizia del giorno: Lorenzo riesce ad aprire la prima birra con accendino, e una addirittura con la forchetta. Pubblico in delirio.
Dopo cena, ultimata la candela antizanzare regalataci dai vicini francesi mai conosciuti (forse per questo ce l’hanno regalata), Peter tenta di farsi preparare uno spritz al bar del campeggio, ed in qualche modo ci riesce, fatta salva la quantità industriale di Martini versataci dentro dal barman spagnolo.
Ora a letto, che domani la sveglia è alle 7.
Giorno 5 (Roma -> Anzio)
Si parte in realtà non alle 7 ma alle 9.30, anche causa Lorenzo che dichiara essersi addormentato ore 4 ed essersi prima rigirato per svariato tempo nella tenda e poi aver vagato insonne nel campeggio, dove finalmente trovava riposo su un WATER, stimolato dal vero gioiello del camping Flaminio, ovvero la MUSICA CLASSICA diffusa nei cessi.
Comunque sia, si parte e si visitano le meraviglie di Roma rimaste: il Pantheon, il Circo Massimo, le Terme di Caracalla ed il Campidoglio (nella fase iniziale tra l’altro ci perdiamo più volte, causa i numerosi sensi unici, la ns. stupidità ed il sonno).
Concludiamo il giro di Roma con l’opera “d’arte” probabilmente più brutta che la capitale annoveri: una piramide (di Cheope?) con muschi e licheni annessi. Purtroppo nella circostanza era finito il rullino, o avremmo senz’altro chiesto ad un abitante del luogo di scattarci una foto in “posizione egizia”.
Con questo rimpianto nel cuore, imbocchiamo la “Via del mare” in direzione Ostia.
Questa (la Via del Mare) si rivela una orribile striscia d’asfalto piena di auto e smog, circondata dal nulla, e condita di innumerevoli e fastidiose pigne a bordo strada.
Si arriva ad Ostia e i dilemmi sono due:
- Panino al bar (opzione lussuosa) o de furesta
- Fermarsi una notte a Ostia o proseguire per Anzio
Entrambe le domande hanno risposta ovvia: si decide che si proseguirà per Anzio, e per pranzo si consuma un panino de furesta in un parco desolato (dove la fanno da padrone la m***a di cane e le immancabili formiche), con conseguente pennichella.
(Giorno 5 parte 2)
Un cane sveglia Lorenzo, Lorenzo sveglia Peter, due bestemmie e si riparte. Si imbocca una strada principale lungo costa, e, a causa del sole caldissimo (sono le ore 16) i due ben presto si denudano, mostrando ai numerosi romani in vacanza i loro fisici statuari.
La tappa del pomeriggio rivela il ciclista che c’è in loro: nonostante le zavorre, i due raggiungono e mantengono per lunghi tratti velocità tra i 30 ed i 33 km orari. La strada è bella, il traffico non eccessivo, il morale alto.
La distanza che li separa da Anzio viene quindi coperta in poco tempo, e i due, dopo aver percepito il bisogno di un campeggio, entrano nella fase esplorativa e valutano il set di alternative proposte dal luogo (ringraziamo la Pertile, nostra prof. di marketing).
Non entriamo nella black-box nel cervello dei due (per carità), vi basti sapere che è stato scelto (tanto per cambiare), il prezzo più basso (che non fosse tutto esaurito). Dopo aver montato la tenda eccetera, nella serata, PASTA DIABOLICA ®.
Ingredienti:
- n°2 mozzarelle il prezzo più basso
- n°2 salsicce
- 250 gr. di passata di pomodoro (il p.p.b.)
- 300 gr. di pasta
Il tutto accompagnato da un vinello di scarsa fattura.
Giudizio: UNA BOMBA!
La cena è stata degnamente accompagnata dalla TECHNO dei ns. vicini di tenda (direttamente from disco DIABOLIKA), con i quali abbiamo così il primo contatto.
Abbiamo tralasciato di citare i nostri vicini dell’altro lato, che sono veronesi e ci hanno fornito appoggio logistico, elettronico, martello e fornello (comprare le bombole del nostro pareva brutto). Un sentito grazie.
La serata si conclude assistendo, rigorosamente da bordo pista, alla fiera del ballo di gruppo, tra i quali ritroviamo il grande successo “Onda la onda” (?), già incontrato in veste di sigla al camping Holiday di Porto Sant’Elpidio (mi accorgo ora che non ne abbiamo parlato: dopo Civitanova ci siamo fermati un’ulteriore notte a Porto Sant’Elpidio, a pochi chilometri da Civitanova, il campeggio più lussuoso dove abbiamo alloggiato, tipo venti-trenta euro a notte).
Ore 24 circa tutti a letto.
Giorno 6 (Anzio)
Sveglia con calma (soprattutto Lorenzo), mare mare mare e ritorno in tenda per “colazione” (n.d.P. ore 14).
Ed ecco quella che definirei la SVOLTA principale dell’intera vacanza: ADOZIONE da parte dei romani della tenda affianco (di qualche anno più piccoli di noi) e dei loro genitori, che ci offrono nell’ordine:
- n°2 hg. di pasta fredda
- n°2 caffè
- n°2 porzioni di tiramisù
- n°2 bis di tiramisù
- n°1 partita a tresette con i genitori (vinta da noi)
Nel pomeriggio ancora mare e numerose partite di beach con l’originario gruppo di romani ma anche con un altro gruppo di romani/e; da segnalare lo scarso livello di entrambe le manifestazioni sportive (da segnalare inoltre la conoscenza del secondo Bielorusso della vacanza).
In serata cena al Fast and Furious (che sarebbe il self-service) e...vi sapremo dire. Per ora segnaliamo che i nostri “amici” Anziani conosciuti al Lago di Vico ci hanno tirato pacco (ci siamo offesi), e che invece i nostri vicini di tenda ci hanno per la serata invitati addirittura al tagadà. Ma esiste ancora? Anche questo, ve lo sapremo dire.
(Giorno 6 parte 2 sera)
Finito di mangiare, non si manca l’appuntamento al tagadà, ma si rifiuta altrettanto volentieri un giro sopra di esso.
La serata procede presso un pub-bowling-disco-bar dove oltretutto si fanno balli di gruppo e ci sono tipi che fanno break-dance (un posto un po’ strano). Lorenzo effettua con movenze arcane balli di gruppo per secondi 3, dopodichè il posto viene abbandonato e Peter viene iniziato alle bombe (paste ripiene di crema o nutella per chi avesse la sfortuna di non sapere di cosa stiamo parlando o avesse frainteso...), rimanendone abbastanza soddisfatto.
Al ritorno si va un po’ in spiaggia dove Francesca (di Mauro) la fa da padrona raccontando aneddoti irripetibili ai limiti del surreale. Nel frattempo nasce un AMORE e così Lorenzo e Peter a malincuore (a malincuore?) si dividono per ciò che resta della notte. Fine.
Giorno 7 (Anzio)
La mattina la racconto io (ovvero Lorenzo) perché Peter avendo tirato tardi è rimasto a dormire. Comunque non si fa altro che un breve giro in spiaggia (km 20 circa) con Mauro e le Francesche, culminato cantando allegramente Antonello Venditti (che bei momenti).
Al nostro rientro c’era Peter che tentava per la fame di mangiare i passanti seduto al tavolo dei romani. Sembra dunque opportuno andare alla ricerca di un supermercato aperto per poter fare, ore 14, colazione. Ma come accadde in quella domenica di Fano, anche se stavolta non è domenica alle 14 i supermercati sono giustamente chiusi. Ergo, ci concediamo il lusso del pranzo in rosticceria.
Nel pomeriggio procedono le manifestazioni “sportive” di beach; il gruppo della pallavolo acquisisce elementi tra cui una ragazza che non esitiamo a definire folgorata. Le cose si fanno più interessanti ma il livello agonistico resta quello.
Nella serata pollo e sottilette. Dopodichè giro con Mauro e Frà per Lorenzo e zuchetezù per Peter, con annessa pausa omicida (tentata rissa con gli “amabili” “amici” di Mauro). La serata procede con chiacchiere al tavolo romano dopodichè Lorenzo si ritira e lascia che l’amore trionfi (commozione).
Giorno 8 (Anzio)
Per colazione, Lorenzo va a prendere cornetti per l’allegra brigata, dopodichè mare fino alle 16, poi leggero languorino colmato con n. 5 pezzi di pizza seguiti da sano shopping al “diperdì” (che salutiamo), poi beach fino a tardi e saluti lacrimosi con il gruppo della pallavolo che forse mai più rivedremo.
Segnaliamo però che Lorenzo ha un invito a “farsi strappare le mutande” (testuali parole) da una sedicente sedicenne. Ci sentiamo un po’ tristi per la partenza di domani.
(Giorno 8 parte 2 sera)
Dopo aver conosciuto personaggi autoctoni (di età media stimata intorno ai 17 anni con un livello di confidenza del 95%) ed esserci bullati delle nostre imprese ciclistiche (sparandole sempre più grosse), segnaliamo che una certa Federica si presenta a noi come “la mano amica”. Ancora estasiati da questo intermezzo, ad un certo punto veniamo richiamati in direzione spiaggia da una folla in delirio che grida “Carrello! Carrello!”.
[da leggere con la voce del tipo del programma tv Lucignolo] Hey hey hey gente della notte, siete ad Anzio e non sapete cosa fare? Il sabato sera venite anche voi a lanciarvi con il carrello giù da una discesa cercando di passare tra la vegetazione! Il divertimento è assicurato...e voi lo siete?
Successivamente a questi momenti indimenticabili (nessuno si è fatto male, purtroppo) si va a nanna, la notte è corta e la tappa di domani lunga (e abbiamo anche i bagagli da fare).
Giorno 9 (Anzio -> Terracina)
La mattina si fanno i bagagli, e tra le lacrime i nostri intrepidi montano in sella, pagano (altre lacrime), e ancora una volta ripartono. Il percorso è costretto a subire una deviazione verso l’interno per evitare un’immensa area militare, con addestramenti e un cartello minacciante “pericolo esplosioni”. Vicino all’area militare (sarà un caso?), già alle ore 12 i due devono superare una prova ardua: continuare a pedalare e non fermarsi a fare sesso low-cost con ragazze appositamente lì presenti.
Finalmente si rivede la costa, e la lunga ricerca di un posto dove fermarsi per il tradizionale paninazzo del mezzogiorno viene premiata da una sagra paesana in allestimento, dove ancora una volta i due fanno pena e vengono ADOTTATI. Ci viene concesso infatti di usare i tavoli per mangiare, le piastre calde per scaldare i panini e il prato per dormire, nonché caffé e n°2 bottiglie d’acqua fresca (gratis). Forse tutto ciò è stato permesso dalla provenienza dal Nord-Est di uno dei tipi presenti, con il quale Peter fa amicizia.
Finita la pennichella, seguiamo l’indicazione (sbagliata) dell’idiota di turno (che ci indirizza in un parco naturalistico) e successivamente ritroviamo e imbocchiamo la retta via. Rettilinei infiniti conducono i due al Circeo, ed infine, accompagnati dal brutto tempo, finalmente all’agognata meta: Terracina. Segnaliamo che, in un’estate in cui la pioggia la ha fatta da padrona, rovinando le ferie a mezza Italia, noi eravamo sempre nell’altra metà (tranne il primo e l’ultimo giorno, e la bufera del lago di Vico).
L’arrivo è trionfale, con volata finale di metri zero e l’accoglienza di Johnny (colui che ci ospiterà a Terracina) che ci fa parcheggiare le bici e ci fa fermare il contachilometri a quota 525.
Signori, il diario qui si chiude. Speriamo vi siate divertiti e che leggere le nostre imprese vi spinga a mettervi in sella e tentare anche voi!
Ringraziamenti (in ordine sparso) :
Innanzi tutto ovviamente grazie alle biciclette che ci hanno accompagnato fino alla fine senza dare troppi problemi, Trenitalia che ci ha accompagnato pure lei e in particolare ci ha permesso di passare gli Appennini, la Quechua per la tenda resistente (e perennemente sporca, ma questo credo dipenda da noi), le formiche per aver seguito così numerose il nostro tour, i kit di posate sopravvissuti al viaggio, le borse di cui una stava per lasciarci (sbrego di 10 cm), i Veronesi ad Anzio, BATMAN e i suoi amici olandesi, il gruppo di Vico, Camilla “Jackie” Cecarini e famiglia per l’ospitalità e il gruppo statistico (Silvia e Rocco) presente a Civitanova, gli amici e le amiche di Cecarini (in particolare, Panta, Mattò, Francesca e Chiara), le nostre famiglie per averci permesso tutto questo, Francesca & Francesca + Mauro, i pallavolisti anonimi di Anzio, i Gallesi incontrati a Roma, tutti coloro che ci hanno fornito indicazioni (giuste), il diperdì, i prodotti a marchio e soprattutto (anche se non è una marca) Il prezzo più basso, i fazzoletti per il naso che facevano da carta igienica e viceversa, tutti i campeggi, Salvatore per averci salvato, Johnny e tutte le persone che Peter ha conosciuto e Lorenzo ha rivisto a Terracina di cui non parleremo ma che salutiamo calorosamente, in particolare Melania, Fabiana, Carlo, Amatucci, Luca Host e Roberta, e infine grazie a noi due per esserci reciprocamente supportati e sopportati, e soprattutto divertiti. Un ringraziamento speciale a voi tutti che avete avuto il coraggio di leggere sta roba e - ripetiamo - vi invitiamo a mettervi anche voi in sella ed esplorare nuove strade: se ce l’abbiamo fatta noi, può riuscirci davvero
chiunque !