CRETA
IN
MOTO

di
Stefania, Guglielmo ed il Supertènèré


24 Agosto - 7 Settembre 2002


N.B. quello che è scritto in
blu l’ha scritto la Stefania, in nero Guglielmo.

24/08/02
Anche quest’anno, dopo aver aspettato quasi tutto agosto, partiamo per le tanto desiderate ferie. Sveglia prima del solito anche per la Stefi; alle 6.30 siamo già in piedi pronti a muoverci.
La voglia di partire, l’eccitazione o non so cosa, mi hanno fatto svegliare spesso; ogni volta guardavo fuori dalla finestra per osservare il tempo, successivamente guardavo la sveglia con il timore di fare tardi.
La mattina è fresca, direi quasi fredda, per non aggiungere parecchio fredda quando passiamo per la Rufina, immersa in una nebbia degna del 2 novembre.
Il timore di fare il Passo Muraglione con quel freddo non mi faceva stare bene, invece dopo qualche curva siamo usciti dalle nubi e ci siamo ritrovati in uno splendido sole. In cima al passo ci siamo fermati a prendere un caffè. Seconda sosta verso Forlì e poi, tra una coda ed un’altra, siamo arrivati fino ad Ancona.
Con tempi quasi stretti, facciamo il biglietto alla BLUE STAR (andata e ritorno € 214 in due + la moto) e pochi minuti dopo, l’imbarco. Questa volta ci fanno mettere la “belva” sott’acqua (ponte garage più basso), quindi ci dobbiamo caricare in spalla tutto il necessario per le successive 21 ore di navigazione. 
L’angolino trovato per la notte sembra caldo e riparato e neppure troppo rumoroso; sistemiamo la roba e poco prima delle 14 scendiamo al self service.
Il sole ci accompagna ed il mare è una tavola: bello!

Nel pomeriggio, mentre la Stefi legge un libro, ne approfitto per dormicchiare e per cercare di digerire la cipolla dell’insalata greca. Il pomeriggio non è tanto lungo e verso le 20 ora greca (ho già rimesso l’orologio), andiamo al self service a mangiare.
Due chiacchiere dopo cena, poi la Stefi si ri-immerge nel suo libro mentre io mi addormento velocemente.

25/08/02
Dopo aver compiuto una veloce lavata nei bagni della nave, andiamo a fare colazione al self service; troviamo un posticino al sole e verrebbe la voglia di passarci più tempo, ma io ho l’ansia della roba che abbiamo lasciato di sopra, sul ponte della nave.
Probabilmente non succederebbe niente, anche se i nostri giubbotti potrebbero fare gola a qualcuno;
In Questo momento stiamo navigando fra le isole che precedono l’ingresso al porto di Patrasso.
Siamo quasi giunti a Patra, lo vedo in lontananza, fra le calde foschie di terra greca. Mi sta pensiero riportare di nuovo tutta la roba al garage, annusare il puzzo dei gas di scarico. Altri 200 km di moto e poi di nuovo traghetto. A proposito del libro “Mani pulite, la vera storia” è grandioso e racconta una bruttissima verità: i politici, di qualsiasi bandiera siano, fanno tutti schifo. E’ un libro da far leggere a chi ha dato il voto a questo governo... ed a chi lo ha dato al governo precedente!
Ore 17.00 arrivo al Pireo. Sull’autostrada abbiamo trovato un manicomio di macchine in coda; occupavano anche la corsia d’emergenza... che fosse il controesodo greco?!! In tutti i nostri viaggi in Grecia, non avevamo mai trovato così tante macchine. Fa un caldo allucinante , ma dopo un’estate trascorsa con il freddo dell’aria condizionata (in casa ed in ufficio...) ci voleva proprio.
Arrivando al Pireo, abbiamo perso la strada per l’ennesima volta. Sembra impossibile, ma ogni volta facciamo una strada diversa!!!
Adesso, seduti in un bar sul molo, sorseggiando un “Nescafè milk and sugar”, attendiamo le 20.30, ora dell’imbarco.
All’imbarco dovevamo girare un film, un fiume di gente è scesa dal traghetto , un altro fiume si accingeva a salire. Le macchine hanno continuato ad uscire dal portellone della nave per circa un’ora, e mentre finivano di far scendere le ultime, cominciavano a far salire le auto in attesa sulla banchina, creando un micidiale ingorgo; gli “uomini in bianco” che cercavano di dirigere il traffico impazzito delle auto che cercavano di salire e scendere, il militare che aveva lasciato tutti i bagagli sulla banchina contribuendo ad aumentare l’ingorgo, clacson che suonavano in continuazione e gente inerme ed indifferente che non si spostava; avremmo dovuto pagare il biglietto per lo spettacolo offertoci.
Adesso siamo sul ponte della nave a sorseggiare il nostro ennesimo nescafè... bollente... e questo mi ricorda un film già visto !!!

La nave è meno affollata di quanto non sembrasse prima di salire. Ci sistemiamo con il nostro materassino in un angolo riparato del ponte e serenamente ci addormentiamo. Nottata calda e tranquilla.

26/08/02
Quando ci svegliamo stiamo già entrando nel porto di Souda. Rifacciamo in fretta i nostri bagagli e di corsa ci infiliamo in una bolgia dantesca di greci che, ammassati come sardine, tentano di scendere dalla nave. Probabilmente la peggio sorte è toccata a loro: sono tre giorni che viaggio e due che non mi lavo a fondo. La mia maglietta è assai provata!!!
Guadagniamo la discesa dalla nave in circa 10 minuti di fila, ma a questo punto devo cercare di recuperare la moto. Nel garage c’è un gran puzzo di gas di scarico e pochissima ventilazione. Quando usciamo e ricarichiamo la moto è sempre buio. Il porto è esclusivamente commerciale e per niente turistico con poche indicazioni; piano piano ci incamminiamo per Hania.
Breve giretto in una città che dorme ancora, poi ci infiliamo sul lungomare dove troviamo una vecchietta che ci offre una camera in affitto (30 €/giorno), ma non è disponibile prima delle 10.
Troviamo un bar sul lungomare che già alle 7 del mattino è affollato di gente (ne riconosco qualcuno che era con noi al Pireo). Colazione sostanziosa, facciamo pipì..., ma sono solo le 8.30 ! Tira una bella brezza tesa, la mia felpa mi fa proprio comodo, ma ho le cascaggini di sonno e prima di un’ora non abbiamo l’appartamento libero.
Il lungomare di Hania è stato ristrutturato di recente e sembra molto accogliente e turistico, anche se le persone che sono al bar sembrano per lo più greche. Due personaggi “molto alla moda” mangiano spaghetti conditi con verdure miste... e sono le 8.30..., a pranzo, topi morti !!!

Dopo la colazione abbiamo fatto un giretto sul lungomare; l’acqua del porto era abbastanza agitata e due turisti di fronte a noi sono stati letteralmente inondati fino a mezzo stinco da una violenta ondata. Nemmeno ad immaginarselo, la Stefi si è fatta una grassa risata.
Abbiamo comprato la carta stradale di Creta (è davvero grande) e poi siamo tornati verso la casa che ci avevano promesso. La vecchina ci stava aspettando davanti alla porta. Ci ha fatto vedere l’appartmento che è davvero grande, con un letto così grande che le lenzuola non bastano a coprirlo tutto (sono due letti ad una piazza e mezzo attaccati...). Finalmente un letto vero, una doccia, un WC e la possibilità di cambiarci dai nostri troppo provati indumenti.
Dopo un meritato riposino usciamo e proviamo a dirigerci verso Kasteli. Uscendo da Hania in direzione Ovest è un susseguirsi di case, negozi e complessi turistici, anche se la costa non offre niente di interessante, anzi è piuttosto bruttina, con il mare che la investe violentemente sospinto dal forte Meltemi. Decido di fare la strada vecchia per Kasteli, anche se ha più curve di quella nuova.
Passano gli anni, ma Guglie continua a dimenticare i puntini sulle i ed a preferire le curve alle strade dritte...
Guardando la carta abbiamo visto che sulla costa occidentale c’è un bellissimo arenile e ci è venuto voglia di andarci... altra decina di km ed arriviamo a Falasarna. In effetti dall’alto è un bellissimo spettacolo: un’ampia insenatura di sabbia bianca, qualche duna e dietro una vallata verde con olivi e serre. Scegliamo il posto con le dune, dove l’acqua è più chiara. Prima di andare sulla spiaggia ci fermiamo al chiosco per berci un rinfrescante nescafè frappè (anche se 4 € l’uno mi pare un’esagerazione...) e poi scendiamo in spiaggia.
Tirano delle folate di vento che fanno paura... la sabbia ci colpisce e scolpisce come se fosse una smerigliatrice. Restiamo un quarto d’ora, tempo per il bagno e per scappare visto che non abbiamo niente per ripararci dal vento.
Alle 17.30 siamo nella nostra room, stanchi morti per la giornata iniziata prima dell’alba e continuata con un centinaio di km di moto per finire levigati e smerigliati ben bene.
Dopo il riposo (quasi due ore di sonno) ce ne andiamo a cercare un posto dove cenare. Questa città e davvero carina, le strette strade affollate e le case ristrutturate di recente la fanno diventare davvero una chicca. Fra i posti frequentati durante le ferie elleniche, questo è decisamente il meno greco!
Ceniamo all’aperto al ristorante Semiramis con una finta cascata d’acqua alle spalle, i gelsomini che hanno un profumo inebriante e due chitarristi cantanti che intrattengono gli avventori.

Per la cronaca, la Stefi ha preso un piatto di carne mista alla griglia che era uno spettacolo.

27/08/02
Sveglia verso le 9.00 e colazione nel barrettino lungo la nostra stradina. Io prendo un caffe ed una brioches, la Stefanina un breckfast completo. La differenza tra le due colazioni la fa la briokes al posto del pane burro e marmellata... dopo la colazione sosta obbligatoria in camera, anzi in bagno e poi, cartina alla mano, abbiamo la malaugurata idea di andare a Sougia. La guida Lonely Planet dice: non si capisce come, con una bella spiaggia come offre, non sia stata invasa dal turismo di massa. Glielo dico io, anzi la Stefi: ci sono 70 km di curve ed un passo “alpino” ad oltre 1000 metri che, con un vento e delle nuvole come abbiamo trovato, ci mancavano i pinguini a tirarci le pallate di neve...
Sul passo montano, dal freddo che avevamo, ci siamo rivestiti con gli asciugamani da spiaggia; sembravamo dei deportati di qualche guerra... Il vento era talmente forte che a volte spostava la moto da una parte all’altra della strada, con conseguente artigliata della Stefi nella mia schiena.
Solamente motivati dal caldo che avremmo trovato scendendo al mare, abbiamo continuato la strada per Sougia, finita solo dopo 1 h 45’ di viaggio.
15 case forse, 4 o 5 ristoranti, uno stupendo arenile di sabbia e ciottoli che termina ai lati con delle scogliere a picco sul mare. Non c’erano più di 15 persone, compresi i campeggiatori liberi e diversi nudisti. A pranzo siamo andati in uno di quei ristorantini sul mare che avevano tutte le paratie di nylon... abbiamo scoperto poi il perchè!!! Il Meltemi si incanala nella vallata e va a sbattere direttamente sui ristorantini che vibrano come sotto il passaggio di un treno.
I ristorantini ballano il sirtaki sotto i colpi del meltemi...
Ma a noi che ce ne frega??? Dopo pranzo siamo tornati “gnudi” come bachi sulla spiaggia fino alle 17, ora giusta per rientrare prima di notte alla base. Il ritorno ci è sembrato più corto, ma sempre assai freddo. Per patirlo di meno ci siamo accodati all’autobus di linea che scaricava un gran puzzo, ma almeno era caldo...

28/08/02
Oggi non ci sto a fare un altro centinaio di km in moto e decidiamo di fare un giretto turistico per la città di Hania. Dopo una nottata da incubo con un freddo boia, i calzini ai piedi, gli asciugamani a fare da spessore e Gu che provava a fare da coperta umana, alle 9 ci siamo alzati; di nuovo al barrettino, di nuovo sosta post colazione in camera e via. In meno di tre ore avevamo praticamente visto tutto, compreso la girata fino al faro, il tour al mercato (che non è poi quel gran che...) ed una puntata al vecchio arsenale veneziano trasformato (molto bene) in sede di mostre.
Ci facciamo allettare dall’incantatrice della Motonave Irini che alle 13.30 salpa per portare i turisti a visitare due isolotti, a fare una nuotata in mare aperto dove ci sono dei relitti della seconda guerra mondiale ed a farci vedere le capre Kri Kri.

Per fortuna abbiamo scelto la barca più grosso delle due che, dal porto di Hania , fanno fare il medesimo giretto; la barca più piccola sembra che non sia nemmeno partita ed il mare a giudicare come faceva ballare noi...
Tra un’ondata ed un’altra siamo arrivati all’isoletta parco naturale dove abbiamo visto un Kri Kri, caprone tipico di Creta. Secondo noi ce l’ha portato il locale ufficio turistico per accontentare gli avventori. Abbiamo fatto una sosta con bagno e poi siamo ripartiti, sempre assai sballottati per la seconda isoletta, dove abbiamo fatto il secondo bagnetto. Ritorno alle 18, abbastanza provati dal sole e dal mare. 
Per la cena ha scelto la parsimoniosa Stefania, localino triste e con poca scelta, ma con piatti più che abbondanti, abbastanza buoni ed economici. Troppo abbondanti, abbiamo sognato male tutta la notte!!!

29/08/02
Questa notte ho nuovamente dormito male, saranno state le cipolle “very strong” di ieri sera. Alle 7.30 sono praticamente sveglia, ed alle 8 siamo in piedi. Finiamo di sistemare i bagagli e alle 8.30 siamo a fare la colezione al barrettino.
La vecchia è già di presidio quando usciamo di casa, tenta di proporci di rimanere, ma tre giorni ad Hania sono anche troppi. Finita la colazione, carichiamo la moto e partiamo alla volta di Rethymnon.
Sono 50 Km di “autostrada” ed in breve tempo raggiungiamo la terza città di Creta, per estensione e popolazione. La città è dominata da una fortezza veneziana e la parte vecchia è simile ad Hania, con le case che hanno i balconi di legno colorato.
Il cielo, che in mattinata sembrava velato, adesso si è rischiarato, non tira più vento e fa un caldo incredibile.
Le mie aspettative erano maggiori, però questo caffè al porto mi è piaciuto ! 
Uscendo da Rethymnon, ci siamo diretti verso Plakia. Ci siamo fermati a mangiare in un ristorantino sulla strada e ci siamo imbattuti in tre tipe di Viterbo che girano per creta con la macchina. Non ho capito se volevano mangiare oppure no, ma si sono incasinate nell’acqua gassata, che non sono riuscite ad avere, quindi hanno ripiegato su due caffè.
Arrivati a Plakia, abbiamo cercato una stanza per sistemarci qualche giorno. Dopo una semplice contrattazione abbiamo concordato il prezzo di €. 26; la camerina è più piccola della precedente, ma è proprio sul mare, con una bella terrazzina dove si può riposare e godersi il tramonto. 
Dopo poco il nostro arrivo, abbiamo indossato il costume, cavalcato la nostra moto e via per altri 20 Km (10 dei quali di sterrato a curve!), per andare in una delle “spiagge più fotografate di Creta”:Palm Beach.
Ebbene, dopo tante curve, scossoni e polvere ci ritroviamo praticamente in …culo al mondo con altre 450 persone in una spiaggia tutta attrezzata con ombrelloni, sdraio e barrettino! Non vi racconto la mia delusione, per avere infranto il sogno di rimettermi nuda come un baco a prendere il sole.
Vicino al tramonto ripercorriamo lo sterro e torniamo verso la terrazza della casina dove beviamo un drink latte-cioccolato, come i ragazzini. Ora siamo in un ristorantino proprio sulla spiaggia, a lume di candela e con il golfino perché fa un po’ umido.


30/08/02
La mia sveglia biologica suona sempre molto presto, alle 7 sono già abbondantemente sveglia e decido di uscire per andare a comprare la colazione per Guglino (l’amore mio) che dorme sodo.
E' aperta solo la signora del panificio e aspetto che abbia sfornato i croissant semplici; tornando alla room, scopro che il supermercatino è sempre chiuso e quindi rientro con le sole pastine.
Per le 8.30 riesco a fare uscire di camera anche Gu e troviamo un localino dove danno una sostanziosa colazione per soli 2,5 euro. Rientriamo in camera per prendere il necessario per la giornata e quindi armati di melone, ombrellone, asciugamani e cremine andiamo verso Frangokastelo.
Ci arriviamo dopo un’oretta di curve e troviamo il castello proprio sulla spiaggia; il castello non mi dice molto e cerchiamo più avanti una spiaggia senza gli ombrelloni organizzati. Piantato il nostro ombrellone, notiamo che con il vento che tira è però impossibile tenerlo aperto, ma la spiaggia è effettivamente desolata.
Dopo un paio d’orette ci viene a noia e ci spostiamo in direzione di Koraka, ma deviamo molto prima, per i campi, e ci troviamo in un'insenatura deliziosa e completamente deserta, anche se porta evidenti segni di campeggiatori liberi e …maleducati. Lì pranziamo, ci mettiamo un po’ all’ombra degli arbusti, guardiamo da vicino che effetto fa bagnare il terreno vicino ad un formicaio e poi…di nuovo annoiati ripartiamo.
Sempre alla ricerca del selvaggio, continuiamo per i campi ed arriviamo ad un’altra insenatura più ampia, dove dei curiosi personaggi si sono accampati sotto le Tamerici. Lì, con delle corde trovate, riusciamo ad aprire l’ombrellone perché se così non fosse chiederei ospitalità ai tipi, visto che mi brucia ovunque. Abbiamo fatto le quattro del pomeriggio, cotti a puntino, ripartiamo in direzione Plakia; a Karaka non ci siamo mai arrivati, ma io non ne posso più di sole (e se lo dico io…). Rientrando compriamo qualcosa per fare merenda, ci riempiamo fino a strippare e poi ci facciamo la pennica fino alle 21.00 !!

Usciamo solo leggermente affamati, ma quando ci sediamo la Stefi si mangia un vegetables pitta, io due giros pitta. Seduto di fronte a noi c’è il traghettatore di villeggianti per la palmas beach e la nostra curiosità si sofferma su questo caratteristico personaggio. Un omone di almeno 120 kg, Barba lunga almeno 30 cm e capelli lunghi pettinati con i petardi…. Dopocena classico scambio di messaggini con la Roby che non delude mai le nostre aspettative, telefonatine ai parenti e giretto su internet per controllare posta e notizie varie sul sito del TG5.

31/08/02
Come al solito la Stefi si sveglia presto anche questa mattina e mi accusa di averle puntato le ginocchia contro la schiena tutta la notte. Non erano le ginocchia…(ahahah) e allora mi ricordo che mentre dormivo ho sentito due o tre scrolloni, ma ero troppo assonnato per reagire. Probabilmente era troppo assonnata anche lei per riuscire a scuotermi più forte.
Facciamo colazione al solito localino di ieri, ma oggi ci tratteniamo a fare due chiacchere in più.
Prima delle 11 non siamo in comodo per partire, (Gu ha voluto fare il bucato delle sue magliette). Invece di vedere, finalmente, Koraka andiamo dalla parte opposta, in un luogo segnalatomi dalla Sabri Gambugiati. Siamo stati incerti fino alla fine perché 40 Km solo per andare e poi in un posto che non è segnalato su nessuna guida e che sulla carta non ha il trattino giallo della sabbia, ci aveva portato a dei tentennamenti psicologici.
Se non facevo il bucato mi ritrovavo le magliette coi porcini di Vallombrosa! Effettivamente l’incertezza c’era per fare tanti chilometri senza la sicurezza di trovare un bel posto, ma uno a volte deve seguire l’istinto, e poi verso Koraka c’eravamo stati ieri ed i paesaggi che avevamo visto rischiavano di ripetersi anche per oggi.
Dopo aver fatto la spesa (olive, pomodori e melone) partiamo e il mio prode navigatore mi dice: passa di qua, ho visto una scorciatoia sulla carta…
L’ultimo pezzo di strada lo facciamo veramente d’istinto e questa volta non abbiamo sbagliato.
Ci troviamo di fronte una stupenda spiaggia lunga 1 Km circa, su un lato una bellissima scogliera a picco sul mare con le “3 pietre”; solamente 8 ombrelloni con sdraio, delle taverne sul mare…e poi libertà. Noi ci spostiamo, neanche a pensarci, sulla sinistra verso gli scogli. Piantiamo il nostro ombrellone, annodiamo i parei per far aumentare la zona d’ombra, stendiamo gli asciugamani, ma annodiamo macchina fotografica, borsa e tutto il “danneggiabile” alle stecche dell’ombrellone.
Perché tutto questo? Le ONDE LUNGHE. Sulla riva si infrangono delle onde che possono arrivare ad essere alte anche più di tre metri e quindi arrivano in profondità sull’arenile. 
Nel dopopranzo per stare più tranquilli e per fare del moto, Guglie scava una trincea e fa l’argine per evitare il “rischio alluvione”.

L’operazione ingegneristica si è rivelata efficace e capace di scongiurare ogni danno derivabile da sovralluvionamento. La zona del nostro ombrellone è rimasta come “un’isola felice” in mezzo alla tempesta.
(Si è fatto in vena !)
Siamo rimasti in spiaggia fino alle 16.30 e poi ci siamo spostati a visitare altre due spiagge vicine per poi riprendere la strada del ritorno.
Durante la strada abbiamo patito anche un bel po’ di freddo perché sull’interno dell’isola c’è stato tutto il giorno un bello strato di cumuli che sembravano minacciare pioggia e quindi la doccia calda-calda è stata proprio un toccasana.
Ore 20.00 la fame è da lupi, usciamo!
Ore 21.30-22.00 la mezz’ora di SMS con la Roby.


01/09/02
“Stefi occhio pallato” è già sveglia di prima mattina e a forza di agitarsi ha svegliato anche me (07,30 !!). Con calma ci alziamo e cominciamo a fare i bagagli per partire. Quando usciamo è già di presidio il marito di Despina, soprannominata Vespona, a causa della sua imponente mole. Colazione al solito posticino dove incontriamo per la terza volta consecutiva la coppia di italiani.
Ore 9.00 partenza da Plakia, ma alla gola già ci fermiamo a metterci il giubbotto. La strada da percorrere oggi è abbastanza lunga, ma passiamo in strade un po’ più in quota e ci godiamo per tutto il viaggio una bella campagna di olivi. Una valle enorme piena zeppa di olivi e viti. Qua la vendemmia è già molto avanti ed a Pirgos troviamo i camion fermi alla locale cooperativa agricola per scaricare i grappoli. Strada facendo abbiamo trovato anche l’uva stesa per terra ad essiccare.
A Mesocorio mi sono già stufata di vedere la valle e voglio tornare verso il mare , quindi dico a Gu di girare a destra in direzione di Achendrias, ma dobbiamo chiedere subito informazioni. Gli omini del barretto ci indicano la strada facendo il segno di zig zag con la mano… pochi metri e capiamo perché! Altro che il Passo Sella. Arrivati ad Achendrias, quattro case su un piccolo altipiano coltivato; svoltiamo a sinistra in direzione Tsoutsouros. 15 Km di strada sterrata, in una valle orograficamente impervia e affascinante ma… altro che Stelvio !!!

Povera Stefi, quanto ha patito giù per quella strada. All’inizio la strada era ben tenuta, larga ed abbastanza liscia da far prevedere un viaggio lento, ma tranquillo; verso la fine è diventata sempre peggio, con tornanti in discesa (molto) tutti sconnessi e stretti. Le sentivo le sue mani stringersi sui miei paffuti fianchi.
Alla fine… strada asfaltata, ma solo sul lungo mare. La fame comincia a farsi sentire ed allora troviamo un ristorantino sul mare a gestione familiare, all’apparenza rustico, ma genuino. Il ragazzo mi ha fatto entrare in cucina dove la madre mi ha mostrato e fatto assaggiare le cose che avevano cucinato.
Pomodori ripieni, peperoni ripieni, fiori di zucca e zucchine ripiene e dolmadas in umido, sardine fatte sulla griglia, bagnate di buona resina, uva offerta dalla casa e caffè greco per concludere. Siamo stati veramente bene. Comunque per tornare alla strada, non che mi abbia scosso (!!!) ma se ci mettono insieme il Sella, il Pordoi, lo Stelvio, ci levano l’asfalto e al posto delle mucche ci mettono le capre… non è niente in confronto a quello che abbiamo fatto !!!
Per continuare la sagra degli sterri, prima di arrivare ad Avri, ce ne siamo fatti altri 12 Km buoni (della serie “noi uomini polverosi”).
Quando siamo arrivati ad Avri sembra di trovare solo desolazione, un paese quasi fantasma con una risicatissima spiaggia, senza persone o quasi. Troviamo una cameretta sul mare, abbastanza anonima. Il pomeriggio lo passiamo sotto la pergola del barrettino sulla spiaggia. La Stefi al sole a “lavorare”, io all’ombra a riposare. Prima di fare la doccia facciamo due passi per il paese; che tristezza. Chissà perché nelle guide veniva definito un posto delizioso!!!
A cena non rimaniamo dall’omino della camera, ma andiamo “in paese” cioè cento metri più in la. Il posto contrariamente a quelli che lo circondano, ha una veranda sul mare ben illuminata, con le tende e le paratie per il vento, la tinteggiatura fresca. Quando arriviamo noi ci saranno si e no, 10 avventori, ma piano piano si popola… di albanesi!!! Si riconoscono lontano un miglio dalle facce, ma più che altro dai capelli lunghi sul collo e dal ciuffo a “banana”. Questa dev’essere tutta gente che lavora nelle serre, infatti per tantissimi km abbiamo visto serre ed olivi. Buffo anche il bambino grasso grasso che corregge i compiti e fa ripetizione con la maestra anziana. Il cibo non è malaccio, il prezzo è giusto.

02/09/02
Alle 8.00 cominciamo a sistemare i bagagli per ripartire da questo strano luogo. Facciamo colazione dalla donnina della stanza. Non mi pare che sia un campione di pulizia e poi è più cara del bar di Plakia, inoltre quando vado a pagare mi voleva mettere la stanza 30 euro, invece di 25. Finiamo i bagagli e partiamo. La strada sale velocemente passando in mezzo ad olivi, serre e palme da banani. In 13 km saliamo fino a 1000 metri ed il freddo ci induce a coprirci con i giubbotti. Dopo circa 40 km facciamo una sosta a Ierapetra con pausa caffè e giretto per la città. Non di particolare interesse, tranne per qualche scorcio.
A proposito dei luoghi di transito, ieri ci siamo dimenticati di citare Agia Galini, nella quale ci siamo voluti entrare per curiosità. E’ un paesotto che si allunga su una collina, ben tenuto e molto fiorito, turistico ma gradevole. Tornando alla giornata odierna c’è solo da annotare le serre che l’una dopo l’altra si susseguono proprio sul mare, quel po’ di litorale che vediamo non sa di molto perché è triste, stretto fra la statale, una fila di tamerici e l’acqua. Inizia a migliorare 5-6 km verso Koutsouras dove infatti ci fermiamo. Imborghesiti come siamo ci prendiamo l’ombrellone e le sdraio a noleggio.

Pranziamo alla taverna sulla spiaggia, poi la Stefi si rimette al lavoro ed io all’ombra. Verso le 4 siamo ripartiti, non prima di aver lottato con le formiche che si erano arrampicate sui nostri bagagli. La strada per Sitia fa un passo di montagna; ci rifermiamo a metterci le giacche e la Stefi dice: “secondo te li farà mai i temporali?” Sembra che a Creta nessuno ricordi acqua così violenta nei mesi estivi….
Forse io porto sfiga, ma che ci posso fare? Ad un certo punto è iniziato a piovere e noi siamo tornati al paese di Episcopos, che era qualche tornante indietro, sperando di trovare un bar o una taverna dove trovare alloggio… dieci case (a esagerare) e solo una bimbetta che ci guardava sbalordita. Scarichiamo velocemente le cose che si bagnano e ci mettiamo sotto la piccola tettoia di una casa, quando un uomo, dal villino vicino, ci chiama e ci dice di andare li. 
Questo tipo ci fa salire sulla sua terrazza offrendoci riparo, caffè, dolcetti, grappa e molta cordialità. Insieme al padre, la madre e la bimba (quella che girava mentre cercavamo riparo), ci ha intrattenuto parlandoci di Creta, dei Cretesi, del tempo e di quei pochi discorsi che con il suo poco inglese e con il nostro ancor di meno, potevamo fare. Siamo rimasti circa un’oretta sul terrazzo, fintanto che arcobaleno e sole non ci hanno permesso di ripartire. Con grande imbarazzo e senza poter ricambiare ad una gentilezza, siamo ripartiti piano piano, mentre l’aria si profumava di vegetazione selvatica.
Sitia è a pochi km di distanza dal nostro fortunato riparo, ma nel pur breve tragitto troviamo molte pozze e un bel tamponamento. Troviamo velocemente una room sul mare, nuova e comoda (25 euro), ci sistemiamo. Ceniamo sul lungomare, da Zorbas, che gli puzza il fiato d’aglio, i soliti SMS ed a letto.

03/09/02
Grazie alle persiane, che qui esistono e fanno un bel buio, riesco, fra un rigiro e l’altro, a dormire fino alle 8.00. Il cielo è terso, l’aria fresca, ma non troppo. Ci colazioniamo sotto casa, (a servire ai tavoli c’è uno che sembra il gobbo di Notredamme) e poi partiamo alla volta di Vai.
Il viaggio non è lunghissimo, circa 20 km di buona strada, passiamo per Paleokastro, anziché da Moni Toplou, perché il cartello ci ha tratto in inganno. Quando arriviamo a Vai beach, in spiaggia saremo un decina di persone. In effetti il famoso bosco di palme fa non poca impressione; abbastanza fitto e scenograficamente è posto in questa stretta valle ed arriva fino a 10 metri dal mare.
Qui è tutto organizzato, ahimè! 
Ombrelloni, sdraio, bar, ristorante, parcheggio a pagamento, sci nautico, banana e ciambelloni a traino di motoscafi. Rimaniamo qui fino alle tre del pomeriggio e poi ci spostiamo velocemente, prima a nord di Itanos (niente di speciale) e poi torniamo, baia dopo baia, verso Paleokastro.

Da dieci persone che eravamo in mattinata, siamo diventati diecimila all’ora di pranzo, con tanto di italiani urlanti, che hanno tenuto banco sul bagnasciuga. Verso le 15 il sole ci aveva arrostito ben bene, ed era difficile riuscire a restare in spiaggia. Abbiamo colto l’occasione per trasferirci sotto le palme, a sedere ad un tavolino del bar che, seppur caro (due caffè quasi 5 euro), ci ha permesso di riprendere la normale temperatura. 
Quando siamo venuti via da Vai Beach abbiamo fatto qualche escursione nelle spiagge vicine, visitando Itanos ed alcune baie tra Vai e Paleokastro. In una di queste la Stefi ha rubato una ciocca d’uva da una vigna e ce la siamo mangiata strada facendo.
Quando siamo arrivati a Sitia abbiamo fatto un giretto per il paese alla ricerca di un Giros e poi siamo tornati in camera a docciarci.
Per dovere di cronaca, dobbiamo poi menzionare, la ricerca di due ristorantini consigliati dalla guida, O Mixos ed un altro (che poi non abbiamo neppure cercato), dove avremmo dovuto mangiare bene.
In effetti è stato proprio così! Coniglio in casseruola con cipolle, agnello al vino con riso, pomodori stufati e ripieni di riso. La cifra modica,
la pancia strapiena.
E come sempre quando la Stefi mangia tanto, di corsa a casa!

04/09/02 
Oggi mi sono svegliato io per primo, e sono andato a fare compagnia alla Stefi nel suo lettino-sauna.
Infatti era andata a dormire ieri sera con una coperta di lana pesante.
La colazione l’abbiamo fatta da un’altra parte, non perché ci disturbasse “la corte dei miracoli” che serve ai tavoli, ma perché quello che ci era stato portato ieri non ci aveva soddisfatto.
E’ andato meglio, il prezzo di Plakia è decisamente concorrenziale, ma invece di due fette di toast tagliati a metà qui ci hanno servito due panini da hamburgher (per uno). Nonostante la mia voracità ne ho fatti fuori solo uno e mezzo, ma in compenso abbiamo lasciato quasi tutta la marmellata che sembrava di plastica.
Il cielo si sta rannuvolando molto in fretta, non promette niente di buono, anzi in direzione di Katazakros è nerissimo.
Ce la prendiamo calma, molto calma, e solo alle 11 usciamo di casa con le tute da pioggia nella borsa posteriore. Iniziamo a percorrere la strada, ma al primo incrocio, giriamo per Vai…e quando ci arriaviamo prendiamo pure ombrellone e sdraio. Nella mattinata avevamo comprato anche il Corriere del giorno 02.09 (!) e durante la giornata me lo leggo tutto. Abbiamo avuto un gran culo, oppure un gran naso, perché qui è sempre stato bellissimo o solo con qualche cumulo sottile e passeggero.

Anche se sono stato sempre sotto l’ombrellone, verso le 16 ho cominciato a sentire bruciare…; le stranezze! Alla Stefi gli tocca lavorare un monte ed io mi abbronzo all’ombra.
Oggi abbiamo fatto molto più tardi, e siamo rimasti fino alle 18 circa
Usciamo dalla camerina abbastanza presto perché la fame si fa sentire.
Ieri al ristorante ci eravamo trovati bene, ed oggi ci abbiamo riprovato con il pesce. E’ andata bene anche oggi.

05/09/02 
Questa notte non ho dormito molto bene e per andare in bagno ho anche svegliato Gu. Al mattino abbiamo fatto gran parte dei bagagli e poi siamo andati a fare colazione, cambiando ancora bar. La mattina è cominciata più grigia del solito (meteorologicamente parlando), ma strada facendo è molto migliorata anche se ci siamo dovuti fermare a metterci le giacche perché salivamo un po’ in montagna. Vicino ad Agios Nicolaos, ho visto una baiettina, proprio a strapiombo, con il mare azzurro come quello di Villasimius in Sardegna, e ci siamo fatti la strada sterrata in discesa.
La striscia di sabbia è molto stratta, anche se tutta attrezzata di sdraio e ombrelloni. L’acqua è calda ed il colore fantastico… faccio il mio primo ed unico bagno cretese.

Non siamo restati a lungo sulla spiaggia e quando siamo ripartiti per Agios Nicolaos, non abbiamo fatto molti chilometri, prima di essere fermati e costretti al riparo, a causa di un violento temporale. Per fortuna abbiamo trovato un ristorante con un tetto vero, dove ci siamo potuti riparare per circa un’ora.
Dopo pranzo siamo ripartiti e siamo andati a visitare Agios Nicolaos. E’ un paese delizioso, ma molto turistico. Abbiamo fatto il nostro giretto, con pausa caffè e foto e poi siamo ripartiti per Iraklio.
Lungo la strada abbiamo ritrovato i romani con le Moto Guzzi.
Siamo arrivati ad Iraklio verso le 16.00 ed abbiamo trovato come alloggio, un alberghetto piuttosto triste, senza bagno in camera e con due scomodi lettini singoli. Che tristezza… ultimo giorno di ferie, poi inizia il viaggio di ritorno e ci ritroviamo nella più brutta delle camerine di questa estate.
Facciamo una doccetta e… la mia è senza finestra; mi affaccio completamente nudo verso il palazzo di fronte. Il bagno delle donne, invece, è solamente senza spazzolino!!! 
Abbiamo il nostro primo approccio con la città che ha la zona pedonale e le strade con tutti i negozi di abbigliamento e la strada del mercato a 200 metri dal nostro hotel Mirabella(!!!); mentre giriamo notiamo anche un grazioso ristorante che fa un misto di cucina italo-greca.
Dal momento che questa è sia l’ultima cena cretese, che la vigilia del mio compleanno, Gu, di regalo, oltre alla borsa che mi ha già regalato, mi offre una cena proprio lì.
Il menù è in effetti, molto invitante, gli arredi antichi e il servito “bono” rendono il posto veramente chic (i prezzi non sono modici). I vicini di tavolo sono tutti greci e noi ci facciamo consigliare dal maitre, che ci porta un bianco locale, molto buono (e leggero, perché a fine bottiglia non siamo nemmeno brilli).
Come antipasto delle cozze (un po’ pochine in effetti per essere per due persone) e poi un piatto con un gamberone e spaghetti. Gli spaghetti devono essere stati cotti da un italiano o da qualcuno che se ne intende, perchè sono salati al punto giusto e cotti al dente.
Iraklio nella zona pedonale, alla sera è veramente piena di giovani che se ne stanno seduti ai tavolini dei bar a bere il loro frappè e rendono il tutto molto festoso, anche se la musica dei bar, a volte, è veramente molto alta.

Quando torniamo in albergo, scriviamo i soliti messaggini con la Roby che è già allarmata per il nostro ritardo.

06/09/02 
Buon compleanno Stefi.
Nottata passata veramente male, con un gran baccano per la strada, gli aerei che ci decollavano sopra la testa e per finire, anche i tuoni di un temporale. Quando ci svegliamo siamo più stanchi di quando siamo andati a letto.
Ma ti sei dimenticato di scrivere che la tua mogliettina, nel bel mezzo della notte ti ha svegliato perché tu l’accompagnassi in bagno. 
Dopo i tuoni della notte al mattino vediamo un cielo molto sereno e quindi pensiamo che si sia già sfogato… niente affatto!!! Mentre siamo a far colazione in una pasticceria del parco El Greco, viene giù un acquazzone che fa paura. Come le altre volte non dura più di un’oretta. Torniamo all’albergo “tristezza”, anzi “Mirabrutto”, contrattiamo per avere la camera fino alle 6 di sera (1/2 tariffa in più) e ci prepariamo per la visita al palazzo di Cnosso.
Ci andaiamo in autobus che passa proprio dalla famosissima piazza Morosini!
Quanti sms di buon compleanno che mi sono arrivati! Del parentado non è mancato nessuno all’appello, ed ho sentito la vera voce della Marta, della Lisa, della Mamma, della Chica e del Babbo.
Cnosso, per quel che avevo letto, me lo immaginavo più ricostruito e colorato di quello che abbiamo trovato, forse i colori neri e rossi delle colonne e delle mura si sono un po’ sbiaditi e solo alcuni ambienti sono stati in parte rifatti… anche se è vero che non manca un bel po’ di cemento. Il caldo è tremendo, non c’è neanche un po’ di vento, è pieno di italiani rumorosi e le guide costano un sacco.
Verso le 13.00 siamo già sul pulmann per il ritorno in città, mangiamo un giros nel parco e poi prendiamo la moto per andare a circa 15 km, ad Agia Palagia. Questo posto ci era stato segnalato da tre ragazze di Viterbo.
In effetti come baiettina non è male, ha un bel mare e tutti i localini a ridosso della spiaggia, ma la spiaggia è larga circa 1,5 metri, praticamente se ci stendiamo, sono costretta a mettere i piedi in acqua
(8 cm !!!).
Ma la giornata un po’ fantoziana non è finita qui perché dopo il caffè mi si muove la pancia e vado in bagno, ma… lo sciacquone non funziona ed io, giustamente, lo scopro solo dopo!!!
Provo ad andare a “lavorare al sole”, ma non abbiamo portato l’asciugamano e di li a poco il cielo si rannuvola e poi inizia ad incupirsi.

Ad incupirsi non è solo il cielo, ma anche mogliettina che arrivata in albergo non ha voluto sprecare nemmeno un minuto di tempo senza lavorare fitto. Rimettiamo armi e bagagli sulla moto ed arriviamo al porto. Sono le 17.30 e la nave parte alle 20.30, ma ci fanno salire lo stesso, con immensa gioia della Stefi che, una volta sul Sun Deck, può lavorare a pieno ritmo.
Insieme a noi ci sono anche una decina di zingari che si aggirano minacciosamente ambigui sulla nave, per tutto il tempo.
Per cena andimo al ristorante dove non ci servono una gran cena, comunque abbondante.
Andiamo a letto presto.

07/09/02 
Sveglia prima dell’alba, stiamo entrando in porto al Pireo; rifacciamo i nostri bagagli in fretta e scendiamo dalla nave. Ripartendo dal porto, sembra impossibile non perdersi, dopo tanti anni di ferie sulle isole greche, ci perdiamo per uscire dal Pireo. Ritrovando la strada per Corinto ci fermiamo in un bar-pasticceria, con molta attenzione alla temperatura del caffè, facciamo colazione.
Il viaggio verso Patrasso è, come al solito, noioso e faticoso, dopo una nottata scomoda sulla nave. Percorriamo i 200 km, facendo una sosta a Corinto per andare in bagno ed arrivando al porto prima di pranzo. Durante l’attesa sul molo facciamo conoscenza con due ragazzi bolognesi, appena arrivati dall’Italia. Purtroppo il giorno prima, ad Ancona, a causa della pioggia erano caduti di moto ed avevano avuto qualche danno. Li aiutiamo a rimettere la moto in sesto e ci salutiamo. Loro partono per le loro vacanze, noi torniamo a casa.

FINE