LOS ROQUES
&
ISLA MARGARITA

di
Maria Rita & Gabriele

3 Aprile 2002

Gran Roque è, a detta del pueblo venezuelano, "un paraìso" e così decidiamo di farvi una puntatina. Passando da Caracas, aspettiamo un volo da Madrid che trasporta tre biologi francesi, che saranno nostri compagni di viaggio su un piccolo piper da 5 posti.
Ci imbarchiamo alle ore 17 per la nostra meta e dopo circa 40 minuti di volo atterriamo a Gran Roque al tramonto.
Il viaggio è esilarante, viste le dimensioni dell'aereo ed il paesaggio dai colori fantastici del mare e degli atolli sottostanti.
La scelta della posada ove rimanere qualche notte è ampia, visto che si sono moltiplicate in questi anni per favorire l'arrivo dei turisti. I prezzi variano dai 45 ai 180 dollari, compreso desayuno e cena; noi scegliamo un prezzo medio, 60 dollari e…speriamo in bene!
Dopo un'ottima cena ci prepariamo alla scoperta del villaggio e siamo fortunati poiché si festeggia la celebrazione della Virgen del Valle, patrona dei pescatori. Assistiamo così a danze, fuochi e musica folkloristica fino a tarda notte.
Il giorno seguente ecco la prima escursione sull'isola di Franzisquì, a circa 10 minuti di lancia, denominata la piscina per la barriera corallina che permette di avvistare pesci variopinti.
Colpisce l'assenza di ombra, sapientemente procurata dai lanceros , che scaricano velocemente sedie e ombrelloni per rendere piacevole la permanenza fino all'ora concordata.
Molto più lunga ed avventurosa è l'escursione del giorno successivo all'isola Cayo de Agua, un vero paradiso contornato da sole otto persone. Varie tonalità di colori dal verde, azzurro, blue e rosa corallino della sabbia ci fanno veramente immaginare il paradiso terrestre.
Interessanti sono pure Dosmosquises , con l'allevamento di tartarughe marine, e Norosquì, ricca di pesci e coralli. Il viaggio di ritorno è un vero disastro : il mare grosso e probabilmente la scarsa esperienza dei tre giovani lanceros mette a dura prova le nostre schiene e fondi schiena.
Il giorno successivo preferiamo sostare su un'isola più vicina ma altrettanto bella, Madrzquì, dove ci rilassiamo dalle fatiche del giorno precedente.
La nostra ultima sera viene festeggiata in una delle posadas più carine dell'isola, dove una coppia di italiani, i proprietari della posada stessa, ci invitano per un meraviglioso aperitivo a contemplare il cielo sempre stellato, al suono delle onde che cullano i loro ricordi dell'Italia e di quanto a volte manchino loro le stagioni e lo shopping invernale.
I quattro giorni trascorsi a Gran Roque sono stati intensi ed affascinanti, anche se non rispecchiano la vera immagine del Venezuela poiché il contatto con la gente del posto è limitato ed il paesaggio stesso è differente da quello visto fino ad ora.
Sembra cosa facile volare da Gran Roque a Porlamar, nostra prossima meta, poiché distano solo 40 minuti, ma in realtà è difficilissimo, dato lo scarso numero di passeggeri.
Finalmente certi di una partenza non dobbiamo passare per Caracas e atterriamo sull'Isla Margarita alle otto di mattina.
Le aspettative non erano delle migliori viste le notizie raccolte riguardo all'isola prima della partenza ed invece per alcuni versi ci siamo dovuti ricredere.
La nostra residenza sarebbe stata Porlamar, centro più importante dell'isola, anche se non la capitale (Asunciòn), da cui partono busetas e taxi per spiagge e paesini vicini.
D'obbligo è la visita a Playa el Agua, la più popolare delle spiagge a nord est dell'isola, che si rivela molto turistica e piena di rivenditori stressanti…soprattutto con noi, una volta identificati essere Italiani. Poco male, cambiamo destinazione alla scoperta di spiagge più selvagge e raggiungiamo Playa Caribe, una piccola baia sottostante il paesino di Juan Griego : questo è il Sud America che ci piace !! Piccoli ristorantini diroccati a picco sul mare, tranquillità e musica soft, una porzione di iucca fritta e polar per pranzo e…dulcis in fundo un bell'acquazzone tropicale non guasta mai. Ora il problema è ritornare a Porlamar, visto che i pochi taxi a disposizione non ci vogliono portare, date le pessime condizioni delle macchine, la lontananza (circa una mezz'ora) ed il fatto che siamo bagnati. Non importa; riusciamo a raggiungere il pueblo e da lì con la fedele buseta torniamo verso casa. Il grazioso paesino ha un fortino che domina la baia e che riserva vista e tramonti splendidi, accompagnati da bambini che per pochi bolivares raccontano la storia della rocca. Anche la così bistrattata Margarita offre aspetti, emozioni e paesaggi da favola…L'importante è scovarli e non demoralizzarsi alla prima impressione offerta per esempio dalle due vie principali di Porlamar, Avenida Santiago Marino e 4 de Mayo, un brulicare di gente e negozi alla moda, affiancati da bancarelle che vendono centinaia di collanine e braccialetti o da ragazze che fanno treccine.
Per la cronaca : abbiamo chiesto ad un esperto barista se il famoso cocktail Margarita prende il nome dall'isola, ma non è così.
Ci parlano molto bene di una spiaggia nei pressi dell'aeroporto dove si può praticare windsurf, ma preferiamo la visita ad un caratteristico pueblo all'interno, la Valle dell' Espiritu Santu, più comunemente chiamato "el Valle", dove quotidianamente sostano bancarelle che vendono ogni tipo di immagine raffigurante la loro patrona, la Virgen del Valle, celebrata anche da queste parti.
Scopriamo anche Tacarigua, piccolo paesello famoso per la produzione di amache…proprio quello che fa al caso nostro, anche se il problema sarà poi appenderla !
Anche i due giorni a Margarita sono terminati e purtroppo anche il viaggio in Venezuela, che lascia tante foto, tanti ricordi e tanta voglia di ritornarci!