THAILANDIA
PAESE
DEI
SORRISI
di
Ivan
Visita
il sito dell'autore per vedere le foto
di questo fantastico viaggio e altro ancora...
www.ivanweb.net
17
Ottobre - 5 Novembre
2002
PREFAZIONE
IL VIAGGIO
17/10 - Volo Cagliari - Roma - Abu Dhabi
18/10 - Volo Taipei - Bangkok
BANGKOK
18/10 - Sistemazione al Royal River Hotel
19/10 - Visita ai templi Wat Phra, Wat Suthat, Wat Sakhet e alla Golden Mountain
20/10 - Visita al tempio Wat Pho; Dusit Park, Residenza Vimanmek e Zoo
21/10 - Tour: mercato galleggiante di Damnernsaduak; Chedi Nakkhon Pathom; lavorazione artigianale del Teak; Rose Garden
22/10 - Tour: visita alla residenza del re a Bang-Pa In; visita delle rovine di Ayutthaya; rientro a Bangkok in battello
23/10 - Aeroporto di Bangkok
KRABI
23/10 - Volo Bangkok - Krabi; sistemazione al Peace Laguna Resort
24/10 - Tour trekking elefanti; visita baia di Ao Nang
25/10 - Relax al Peace Laguna Resort, massaggi Thai, 28° compleanno
26/10 - Ao Nang
27/10 - Tour giornata intera: Pee Pee Island; Viking Cave; Pee Pee Ley; Maya Bay; Pee Pee Don; Nopparad Thara
28/10 - Spiagge di Ao Railay e Phra Nang; Podha Island; Chicken Island
29/10 - Tour Ao Talane in kayak
30/10 - Krabi; Bangkok
CHIANG-MAI
30/10 - Volo Bangkok - Chiang Mai; sistemazione al Lai Thai Guesthouse
31/10 - Tour Temple: Wat Phra Sing, Doi Suthep e Chedi Luang
01/11 - Tour 1 day trek: Trekking con elefanti, bagno alla cascata, villaggio Karen e rafting sulle canne di bambù
02/11 - Tour Elephant Show: Maesa Camp Elephant, Orchid e Butterfly Farm
03/11 - Warorot Market; shopping per Thapae Road e Night Bazar
04/11 - Trasferimento all’aeroporto di Chiang Mai
IL RIENTRO
04/11 - 5/11 - Volo Chiang Mai-Bangkok-Taipei-Abu Dhabi-Roma-Cagliari
PREFAZIONE
Ho scritto le seguenti memorie per conservare nei dettagli i bellissimi momenti passati in questo lungo viaggio durato 20 giorni. Qualunque lettore, che abbia già visto la Thailandia o che non ci sia mai stato e desideri sapere qualcosa su questa terra o meglio ancora stia programmando di andarci, troverà qui tantissime informazioni utili e preziose.
Prima di partire mi sono informato tantissimo, ho cercato altri diari, forum, racconti di persone che come me hanno riportato su Internet le loro preziose esperienze. Devo dire che ho trovato di tutto, ma a volte in modo frammentario, ho dovuto girare parecchio, e in ogni caso nessuna guida e diario mi hanno spiegato realmente molte cose che ho visto nella "terra del sorriso" e che mi hanno perciò colto, una volta là, impreparato e sorpreso. Molti ripetevano la stessa cosa e pochi dicevano cose che invece erano importantissime! Durante il viaggio ho avuto modo di riscontrare TUTTO quello che avevo letto, di ringraziare caldamente quelle persone che avevano scritto quei consigli, suggerito quelle cose, e mi sono ripromesso di scriverle tutte, dandone un peso preciso.
E' per questo che nel mio diario si trova di tutto, in modo assai completo ed esaustivo, come "di tutto" si trova in Thailandia. Molte cose saranno divertenti, altre un pò meno. Molte saranno belle, altre no. In ogni caso, saranno certamente cose pratiche, legate alla realtà di tutti i giorni.
Non mi dilungherò sulla storia dei templi o argomenti che si possono trovare su qualunque guida. Scriverò del mio viaggio affrontando la vita giorno per giorno, come se rivivessi quei momenti, rievocando problemi quotidiani coma fare la spesa in un market, comprare una carta telefonica, quanto spendere a cena, come contrattare con l'autista di un tuk-tuk, e così via.
C'è da precisare che non ho certo visto tutta la Thailandia, e su tre posti dove mi sono concentrato come Bangkok, Krabi e Chiang Mai ho visto tre realtà completamente diverse. In altri posti della Thailandia sicuramente esistono realtà ancora diverse.
La mia visione, inoltre, è soggettiva, dovuta al semplice fatto che sono italiano e che sono andato a visitare un mondo completamente diverso da ogni "standard" occidentale ed europeo. Se userò aggettivi forti, “so" di usarli riferendomi a una visione del mondo occidentale, che io vedo come italiano e che un thailandese potrebbe non approvare. Ma sia chiaro, non sarò mai offensivo in nessun modo, anche perché un popolo splendido e tollerante come quello thailandese, famoso per il suo sorriso, non può aver niente per cui essere attaccato!
In ogni caso, per concludere questa breve prefazione, consiglio per una completa lettura del diario e per capire visivamente di cosa sto parlando, l’affiancamento con le immagini del Video Cd allegato, dove sequenzialmente sono visibili le splendide foto scattate durante il viaggio.
Nel mio sito, si trova questo stesso diario e le foto migliori all'indirizzo :
www.ivanweb.net/nelmondo/thailandia.htm
Non mi resta che augurare una buona lettura!
IL VIAGGIO
17/10 - Volo Cagliari - Roma - Abu Dhabi
L'odissea del viaggio inzia. Io e Stefania arriviamo all'aeroporto di Elmas alle 7:30, avvolto nella nebbia più totale. Siamo un pò preoccupati, dal momento che a 10 Km di distanza, a casa nostra, è invece una bellissima giornata. Siamo ancora più preoccupati quando vediamo che il volo precedente delle 7:00 per Roma non è ancora partito! Non possiamo assolutamente perdere la coincidenza! Dopo aver parlato con una gentile sig.na dell'Alitalia al check-in, ci spostano nel volo precedente Cagliari-Roma che parte alle 9:15. Arriviamo in orario a Fiumicino dopo 1 ora, attendiamo pazientemente e seguiamo le solite procedure dei controlli. Saliamo finalmente sull'aereo della China Airlines alle 11:45, per la tratta Roma-Taipei. Ci aspetta davvero un bel voletto, molto più lungo del diretto della compagnia Thai che fa Roma-Bangkok ma decisamente più economico (€ 200 in meno, il tanto che spenderemo per gli spostamenti interni con altri 4 voli!).
L'aereo è carino, con una disposizione dei sedili 2 - 4 - 2, diversi televisori grandi per ogni corsia, piccolo monitor per ciascun passeggero nel proprio sedile con cuffie, dove ci si può divertire con le telecamere dell'aereo, con la mappa, la posizione e i dati in tempo reale del volo (dove si trova l'aereo, quanto manca, quanti Km percorsi, temperatura, ora di partenza, ora di arrivo, etc.), oppure giocando a qualche videogioco o guardando un film tra gli ultimissimi usciti. Del resto, 16 ore in aereo vanno passate in qualche modo! Ovviamente le opzioni in italiano non ci sono, è tutto diviso tra cinese e inglese. Dopo circa 4 ore di volo sorvoliamo l'Egitto e il pilota consiglia ai passeggeri che hanno il finestrino sulla sinistra di guardare il bel panorama del Nilo sotto. Non è il nostro caso visto che siamo nella fila centrale.... Dopo 6 ore e 4.300 Km facciamo scalo all'aeroporto di Abu Dhabi, in Arabia Saudita, dove è già notte visto che ci sono 2 ore in più di differenza di fuso orario con l'Italia. Ci fanno scendere e ci viene riferito che rifaremo l'imbarco dopo una mezz'ora circa. Abbiamo giusto il tempo per dare un'occhiata e mentre percorriamo il corridoio siamo colti da un sincero stupore nel constatare la matta struttura di questo che tutto sembra fuorché un aeroporto... E' tutto colorato in modo molto acceso e vivace, verde, blu, rosso, con una sala centrale che sembra un alveare ed è grandiosamente illuminata. Impossibile da descrivere, rimando vivamente alle foto per capire di cosa sto parlando, perché anche se solo un'aeroporto merita davvero qualche foto! Rientrati in aereo e ripartiti, ci servono la doverosa cena, spengono le luci e ci spediscono a nanna. Certo non si può dire che i sedili siano molto comodi, sono più stretti di quelli dell'Alitalia e meno spaziosi. Per fortuna noi abbiamo i primi posti del corridoio e posso almeno allungare le gambe invadendo di qualche centimetro nientemeno che la soglia della prima classe, divisa dalla nostra modesta economy con una tendina. Spero i cinesi della prima non si offendano... La notte trascorre abbastanza velocemente, devo dire la verità, per aver fatto nove ore di viaggio e altri 6.500 Km. Il trucco è nel non stare a guardare continuamente quella terrificante mappa che ti dice sempre dove sei e soprattutto quanto manca alla meta... Nonostante tra l'altro sia costretto ad ammettere, purtroppo, che soffro il mal di tutti i mezzi quando viaggio, l'aereo a 11.000 metri è più che stabile e sembra a tratti di non essere neanche in volo! Riesco a guardarmi "K-19 the Widowmaker" e "MIB II", ovviamente molto alla leggera visto che è tutto in inglese e le immagini del monitor non sono certo ad alta qualità. Più rilassante invece è ascoltare musica: ci sono una decina di canali di scelta con canzoni persino cinesi, però sono registrazioni che durano poco e alla fine ci si ritrova ad ascoltare sempre la stessa cosa.
Tra una cosa e l'altra, passa la notte con qualche breve appisolamento ogni tanto, ma senza una bella vera e propria dormita come si deve...
18/10 - Volo Taipei - Bangkok
Alle prime ore di luce le hostess passano la colazione a base di pollo, riso, uova e roba cinese; non proprio leggera per chi è abituato a bere latte o thè la mattina... L'atterraggio a Taipei è un vero trauma, negli ultimi dieci minuti qualche seria perturbazione costringe a brusche deviazioni l'aereo, qualcuno si spaventa e persino urla e io rischio di mostrare a tutti la cena della sera prima... Sani e salvi, riusciamo a metter piede dunque in Taiwan, patria dell'elettronica e della tecnologia, nonché sede della China Airlines, alle 10:15 del mattino ora locale (6 ore in più dall'Italia). L'aeroporto stavolta è uguale a tutti gli altri, caratterizzato giusto da lunghi drittissimi e interminabili corridoi. L'attesa di tre ore per il volo di Bangkok delle 14:00 sembra interminabile, il viaggio comincia a pesare, ma l'entusiasmo iniziale di qualunque viaggio fa passare tutto e così sopravviviamo ad un'altra trasvolata di 3 ore e mezzo per arrivare alla capitale thailandese. E dire che esattamente 10 ore prima ci siamo passati proprio sopra col precedente volo della China!
BANGKOK
18/10 - Sistemazione al Royal River Hotel
Arriviamo alle 16:00, completamente rimbambiti dall'interminabile traversata, e abbiamo la piacevole sorpresa di trovare le valigie (visto che con 3 cambi di volo le probabilità di perderle sono piuttosto altine...). Ci avviamo verso l'uscita dove ci aspetta il transfer per l'hotel Royal River, prenotato dal CTS.
L'impatto non è certo da poco, una bolgia di persone è pronta ad assalirci per chiedere dove vogliamo andare, ma per fortuna il ragazzo del nostro transfer con uno sguardo terrificante fredda i colleghi concorrenti, facendogli capire che siamo con lui. Lo seguiamo alla macchina e un altro trauma ci aspetta: una ventata di aria bollente e irrespirabile ci travolge superata la soglia dell'uscita dell'aeroporto. Questa è l'aria di Bangkok. Ce l'avevano detto, eravamo preparati, ma è ugualmente una mazzata respirarla! Per fortuna, dopo pochi attimi, entriamo nella macchina con l'aria condizionata bella sparata dove si respira bene. Il transfer dura poco più di un'ora, e mentre guardo il traffico e la città per farmi le prime impressioni, il gentilissimo ragazzo del transfer (sono due, uno guida e l'altro parla) ci spiega in italiano alcune regolette fondamentali per sopravvivere.
Delle belle dritte, la maggior parte delle quali conosco già avendo letto altre esperienze proprio in Internet. Inanzittutto le ore di luce e gli orari: in questo periodo, a Ottobre, fa 12 ore di luce al giorno, albeggia alle 6:00 e tramonta alle 18:00 in punto; alle 18:30 è buio pesto. I negozi rimangono aperti a tutte le ore, le banche e le poste in genere fanno una pausa pranzo e chiudono tra le 16:00 e le 17:00. I musei e i templi chiudono verso le 17:00, un pò prima o un pò dopo a seconda del posto ma mai dopo le 18:00. Quest'ultima è l'ora di punta e il traffico è impressionante (non so se esiste un vocabolo italiano per descriverlo dopo averlo visto, cerco di rendere l'idea semplicemente con "impressionante"). Per spostarsi in città ci sono i famosi Tuk Tuk, una sorta di veicoli a tre ruote simile all'APE, che corrono come matti in modo un pò spericolato (e se lo dice un thailandese...), Bisogna contrattare il prezzo prima e far capire bene dove si vuole andare. Loro hanno un giro di affari preciso e tendono sempre a voler portare il turista in negozi per shopping o in particolari templi o posti dove hanno una percentuale (sto ripetendo le parole del ragazzo, ma poi affronterò meglio l'argomento). Per fare tragitti brevi nei luoghi famosi può essere conveniente, ma per spostarsi su lunghe distanze o su posti meno conosciuti è più economico prendere un taxi. Ci sono un'infinità di taxi (mi pare abbia detto 50.000), anche di diversi colori. Vanno tutti bene, l'importante è che abbiano la scritta "Taxi meter" che assicura l'uso del tassametro (bisogna comunque sempre richiederlo quando si sale e se il tassista tenta di contrattare il prezzo bisogna chiedergli di usare il tassametro). Quest'ultimo funziona così: 35 bath fissi di partenza per i primi 2 minuti, e poi 2 bath al minuto se si cammina nel traffico o un pò di più se si fanno molti chilometri in velocità (giustamente). Per le necessità alimentari di ogni momento, per andare sul sicuro escludendo le bancarelle sulla strada, c'è una catena di market presenti ovunque e aperti 24 ore, chiamata "7 eleven", che si distinguono per il colore verde-bianco-rosso e il marchio (sarà infatti la nostra salvezza!!!). Per prenotare tour e gite invece, il ragazzo ci ha fornito un depliant con le gite più gettonate di Bangkok e dintorni e dei numeri di hotel a cui chiamare. Ci ha lasciato anche il suo numero, eventualmente per farlo lui se abbiamo dei problemi.
Arrivati in hotel ormai quasi buio, siamo colti da un lusso a cui non sono per niente abituato: tutto così grande, spazioso, luccicante, un enorme hall d'ingresso, tutti quei camerieri e quel personale con abbigliamento di tutto punto, tutti gentilissimi E tutto questo per 14 euro a notte, che in realtà sono 11, visto che una notte delle 5 è gratis! (Questa delle notti gratis è una formula molto comune qui). La difficoltà iniziale è subito comprendere l'inglese parlato dai thailandesi, parecchio diverso dal nostro negli accenti e nella pronuncia (ed è un problema non da poco!). Ci portano le valigie, sbrighiamo la solita prassi alla reception e ci fiondiamo in stanza distrutti dopo 30 ore di viaggio!
La stanza è la n. 423 al 7° piano, non rispetta il lusso e l'appariscenza della hall però è funzionale e decente, c'è il televisore, il bagno è bello, con una vasca dove poter fare anche la doccia, ci sono ripiani dappertutto per poggiare quello che si vuole e soprattutto c'è IL FRIGO. E' un particolare e una comodità essenziale per la stanza, lo capiremo dopo a Chiang Mai quando non l'abbiamo più avuto. L'aria condizionata è un pò sparatuccia e il regolatore della temperatura non sembra funzionare benissimo, qualunque grado mettiamo fa sempre freddino. Ma il peggio è che nel resto dell'hotel è ancora più freddo!
Ci diamo una bella rinfrescata e svuotiamo le valigie sistemando la roba in camera. In realtà non abbiamo molta fame e siamo distrutti, visto lo scombussolamento della trasvolata, e decidiamo di arrangiarci per cena con il nostro cibo, portato nientemeno dalla ormai lontanissima Italia (abbiamo ancora tramezzini e una scorta di biscotti Baiocchi, Cipster, merendine Kinder e cioccolatini...). Strano pensare che qui sono le 23:30 e in Italia appena le 18:30, ma il fuso orario di 5 ore (che diventano 6 con il cambio dell'ora in Italia) non è certo un problema con la stanchezza che abbiamo addosso! Non avendo avuto la possibilità di comprare una scheda telefonica internazionale, facciamo una doverosa chiamata ai nostri genitori dalla camera per fargli sapere che siamo ancora vivi, respiriamo e siamo arrivati a destinazione. Prendiamo poi una bella cartina di Bangkok e scegliamo le tappe per l'indomani, ovvero la visita del Gran Palazzo e del Wat Pho. A questo punto non rimane che buttarsi a letto e riposarsi, il nostro soggiorno è appena iniziato!
19/10 - Visita ai templi Wat Phra, Wat Suthat, Wat Sakhet e alla Golden Mountain
Ci alziamo con calma verso le 8:00 e scendiamo a fare colazione nella stessa sala della cena del giorno prima. La colazione è a buffet, molto comune qui in Thailandia negli hotel, ci si serve da soli e si prende quel che si vuole. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla buonissima spremuta d'arancia fresca, e torniamo in stanza per prepararci alla nostra prima uscita.
Scendiamo verso le 9:00 e ci fermiamo alla reception chiedendo di poter usare la cassetta di sicurezza, per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che ci hanno consigliato in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o di valore.
Appena mettiamo piede fuori dall'hotel una ventata di afa irrespirabile ci travolge. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo. All'ingresso dell'hotel ci attendono almeno 3 taxi, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci conto un pò delle distanze. Le case intorno all'hotel non si può dire certo siano belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Ci avviciniamo al fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è consigliato da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto dobbiamo aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e decidiamo di provare a piedi. Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e ad uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando di tutto, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico un pò più decente a dire il vero, e dopo essere rimasto a bocca aperta per 1 minuto continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Una volta dall'altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale e quello che vediamo non ci piace un granché. O meglio, è un impatto certamente non da poco per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo thailandese, leggendo e documentandomi su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone ci sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre sinceramente per niente, anzi dal vestire e dall'andazzo un pò pericolose. Ma in realtà non deve essere proprio così, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose (infatti per tutto il viaggio posso dire, adesso a posteriori, di non aver mai avuto problemi di nessun genere dal punto di vista della "sicurezza personale").
Seguiamo la strada principale per un pò ma ci accorgiamo che le distanze sono davvero grandi e il caldo è insopportabile. Decidiamo così di non perdere tempo e di raggiungere il centro con un taxi. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di portarci al Grand Palace, dove arriviamo verso le 11:00. Facciamo una chiaccherata col simpatico tassista mentre ci prendiamo un pò di fresco dell'aria condizionata, e la tratta ci costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Cominciamo ad avere una vaga idea del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....
All'ingresso del Grand Palace c'è una folla considerevole, entriamo a fare i biglietti, che vengono 200 bath a testa, e ci fiondiamo a visitare il Wat Phra Kaew. Ci danno un bel depliant con tanto di mappa e iniziamo la visita entrando nelle mura e svoltando subito nella splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere entrati in un altro mondo: il caos e il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se siano stati appena costruiti. Dopo un discreto giro all'interno delle mura, decidiamo di entrare nel famoso tempio del Budda di Smeraldo. Ci si toglie le scarpe, come immaginavamo, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante camminare scalzi soprattutto con questo caldo atroce che ci opprime. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze intorno. Il Budda in realtà appare incredibilmente piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione di questo posto sono fortissimi e ci coinvolgono. All'uscita continuiamo a camminare, in maniera più che rilassante, scalzi intorno al tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.
Ritornati all'entrata, rimettiamo le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Inutile dire che facciamo una marea di foto, e la bella giornata sicuramente ci aiuta con quei bei colori del cielo e la forte luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa per niente sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è assolutamente d'obbligo, così ci fermiamo in un bel punto ristoratore per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo a fianco. Usciamo così dalle mura del Grand Palace nella convinzione di raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene all'uscita e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiederci dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro tipici mezzi a tre ruote presenti ovunque, per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e a un caldo orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande portone ci ferma per chiedere anche lui dove stiamo andando. Ci spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e di ritornare domani mattina. Parliamo del più e del meno, ci chiede da dove veniamo, sembra inizialmente davvero gentile e onesto, arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio, ma invece non è così. Dopo averci fatto tirar fuori la cartina, comincia a proporci un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo qui ci chiama un tuk-tuk e ci fa girare a Bangkok tutta la sera, portandoci in posti precisi come un certo Lucky Budda e un centro commerciale per comprare pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti me l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e poi si rivelano procacciatori, niente di diverso dai tanti altri. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non ci interessa. Il problema è che non sappiamo minimamente cosa fare, abbiamo dato per scontato di visitare il Wat Pho stasera e non abbiamo altre mete chiare in testa. Grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere precisamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva. Decidiamo così per curiosità di andare solo nella prima meta che ci hanno proposto, questa specie di Lucky Budda, come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, che come tutti dicono è un'esperienza imperdibile, almeno una volta, qui in Thailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a 3 ruote con motore ipertruccato con 500 di cilindrata (ce lo dirà una guida qualche giorno dopo), e il guidatore comincia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un chaos incredibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni, attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farcelo notare con le manovre più assurde! A volte in ripresa sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco, si guardano, ridono, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!
Arriviamo dopo un pò al tempio famoso che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat, entriamo gratuitamente, levando sempre le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore che stava pregando cominciare a parlarci in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da 1 miglio di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominarci una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i thailandesi in effetti sono tutti simpatici) e passiamo volentieri un pò di tempo a chiaccherare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio siamo tranquilli, non c'è praticamente nessuno, ma si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno 3 tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte. Apro allora un attimo la cartina per decidere prima dove andare, e la nostra scelta ricade sulla Golden Mountain,ovvero la montagna d'orata dove si trova il Wat Saket, una volta il punto più alto di Bangkok prima dell'avvento dei grattaceli, e da dove si gode un bel panorama della città. Usciamo e, come da manuale, ci piombano addosso per sapere dove andiamo anche se noi insistiamo imperterriti a volerci arrivare a piedi poiché non sembra lontanissimo e la strada non pare difficile. Ma non c'è nulla da fare, qua non funziona come nelle città europee che puoi girare tranquillamente a piedi arrangiandoti e orientandoti con tranquillità. Qua siamo a Bangkok e camminare per un turista ,al di fuori di un tempio, è impossibile. Proseguiamo dritti per la strada principale tra smog e caldo, evitiamo per un pò le persone che ci fanno le solite domande, facendo finta di non sentire, ma dalla cartina la strada che facciamo sembra non essere quella giusta. I nomi delle strade per giunta sono in scrittura thailandese, incomprensibili, e le poche vie principali che hanno la traduzione sotto in inglese non danno nessuna corrispondenza con la cartina che ho in mano, che per giunta evito di tenere aperta e guardo di sfuggita ogni tanto, per non farmi assalire dai thailandesi.
E' una situazione troppo stressante e dopo una mezz'oretta decidiamo di chiedere aiuto a qualcuno. Non è certo un problema, ecco subito pronte ad ascoltarci (guardacaso) tre persone e due tuk-tuk. Gli spieghiamo che vogliamo andare al Wat Saket, ma iniziano a proporci giri strani con i soliti posti da visitare, (ci nominano sempre gli stessi) ovunque fuorché dove vogliamo andare noi. Addirittura, clamorosamente, i primi due una volta capito che ci interessa andare solo al Wat Saket ci dicono di andare a piedi perché non è lontano! Seguiamo allora la direzione che ci indicano e camminiamo per un pò, cominciando a essere adesso piuttosto snervati e seccati dal caldo e dalla difficoltà di spostarsi in questa città. Della montagna d'orata neanche l'ombra, e così fermo un altro tuk-tuk per chiedergli informazioni. Stavolta il conducente ci spiega invece che la direzione è giusta ma è lontano, e pensiamo che lo dica solo per guadagnarsi la corsa. Trattiamo il tragitto per 40 bath e risaliamo per la seconda volta sull'intrepido mezzo di trasporto (consiglio vivamente di non farlo a chi soffre di problemi di cuore!). Se quello di prima ci è sembrato un pazzo questo invece è un ossessionato di rally, praticamente fa le curve su due ruote e siamo costretti a tenerci molto saldamente ai lati onde evitare di essere scaraventati fuori! Dopo qualche minuto di pura corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mi vola via il cappellino che ho in testa mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania!!! A questo punto scoppiamo a ridere ed è come se in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) venga buttata fuori! Faccio un cenno al conducente e gli dico in inglese di aver perso il cappellino, lui mi guarda un attimo, sorride e capisce, e con un'improvvisa e pazzesca manovra fa un'inversione a "U" tra le nostra urla e risate. Torna nella piazza rotatoria e si ferma in contromano, mentre io corro velocemente a prendermi il cappellino. A un paio di metri dalla presa lo guardo, incredibilmente integro e sano con tutte quelle macchine e autobus che sfrecciano, ma purtroppo proprio l'ultima vettura, prima di recuperarlo, me lo schiaccia in pieno! Rimane comunque perfettamente intatto, solo un tantino...sporco! Che chicca è stata! Una scena esilarante che ci ha davvero scaricato tutto il nervosismo! Riprendiamo così la gara di formula 1 e scopriamo che tra l'altro il conducente non ci ha per niente imbrogliato perché la meta è veramente lontana e non era certo cosa da arrivarci a piedi come volevamo fare noi. Per giunta, a questo punto ci chiediamo: "Ma chi ce lo fa fare a stressarci a piedi se con 1 euro ci portano loro? Tanto, per avere sempre questa gente intorno che ti chiede dove vuoi andare, per sopportare questa afa infernale, questo smog irrespirabile e non riuscire nemmeno a orientarti, tanto vale farli contenti!"
Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, ed entriamo all'ingresso dei giardini da dove parte una strada che porta in alto al tempio. Appena superato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce completamente il chaos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun thailandese, possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Ci fermiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e ci ristoriamo con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!
Rimaniamo a goderci lo spettacolo per una bella mezz'ora, facendo le dovute foto, e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio e trovi un mondo di pace e relax. Una città dove alla linea dei modernissimi e alti grattaceli si contrappongono case decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle attaccate una sull'altra nel marciapiede che vendono di tutto, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel a 4 stelle iper lussuosi facendosi una nuotata in piscina e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arruginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che fanno riflettere queste, e parecchio anche. E nessuno te le dice così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato parecchio impreparato a tutto ciò! Chissà poi quante altre ce ne sono che adesso non mi vengono in mente....
Terminata la vista panoramica e le riflessioni, ci godiamo un altro pò di relax passeggiando nel giardino di sotto e guardiamo una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo si chiami takraw. E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché si vedono i thailandesi in apprezzabili acrobazie colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, i piedi in sforbiciata, la testa.
All'uscita del tempio nulla è cambiato, si ritorna a contrattare il prezzo per tornare in hotel, ma alcuni conducenti dei tuk-tuk non capiscono dove vogliamo andare, nemmeno mostrando loro la cartina. Decidiamo così di spostarci nella via principale e di provare con un taxi, ma il traffico è talmente veloce e intenso che non riusciamo a fermarne uno in tempo o che non sia già pieno. Sono infatti quasi le 18:00, sta scurendo ed è l'ora di punta. Sembra incredibile che nonostante i numerosissimi taxi che passano quelli liberi siano pochissimi, e quando si trovano magari sono in mezzo al traffico e non si fermano! Optiamo a questo punto per qualunque cosa si fermi, e puntuale arriva il solito tuk-tuk. Cerchiamo di spiegargli che vogliamo tornare al nostro hotel, il Royal River, che tra l'altro è in una posizione geograficamente molto semplice sulla cartina perché si trova esattamente a fianco ad uno dei ponti principali del fiume Chao Praya, un pò a nord di Bangkok. Il conducente dopo un pò sembra capirci e contrattiamo un prezzo un pò esoso, senza molta voglia di stare più a discutere o di cercare qualcun altro: 100 bath per l'esattezza, 2 euro e mezzo che per noi, avendo attraversato la città nell'ora di punta e nelle condizioni di stanchezza in cui ci troviamo non sono poi tanti, ma per loro devono essere un buon bottino! Anche qua la chicca però non poteva mancare, cosicché nel momento del tragitto in cui francamente cominciamo a intuire che non ci sembra la strada giusta, il conducente del tuk-tuk si ferma e ci nomina un hotel con una pronuncia simile al nostro ma che non lo è affatto. Non siamo neanche vicini al fiume! Siamo colti da un pò di panico e il tipo a questo punto chiama un amico che sa parlare inglese. E' la nostra salvezza! Si mettono a parlare tra loro in thailandese e poi riprendiamo la corsa che dura ancora parecchio, tra bancarelle di ogni genere che colorano e vivacizzano le strade ovunque. Cominciamo nuovamente a preoccuparci ma finalmente scorgiamo il ponte sul fiume e lo attraversiamo, vedendo sulla destra la costruzione del nostro grande hotel. Adesso siamo più rincuorati! Il conducente ci porta a velocità supersonica all'ingresso e per poco sembra voglia accompagnarci col tuk-tuk direttamente in stanza; per fortuna questi agili mezzi hanno anche buoni freni. Ci facciamo una bella risata finale e salutiamo cortesemente i thailandesi del tuk-tuk e dell'ingresso, che devo dire la verità, al di là della pressione che a volte mettono, sono sempre molto gentili e sorridenti con tutti. Pensare che quello ha contrattato il prezzo senza neanche sapere dove ci stava portando...
Tornati in stanza, ci facciamo una doccia e siamo tentati, dopo una giornata così afosa, di provare subito la piscina dell'hotel. Scendiamo le scale al posto di prendere l'ascensore, per dare un'occhiata all'hotel, e scopriamo al 2° piano la sala fitness, massaggi, e a fianco appunto la piscina, che rimane aperta fno alle 20:00. Non c'è assolutamente nessuno e ne approfittiamo subito per fare una bella nuotata rilassante, l'acqua è tiepida, la piscina è tutta per noi e la temperatura dell'aria è bollente nonostante sia buio pesto (sono le 19:30!). Per noi certo questa è una cosa strana, abituati in Sardegna dove il bagno di notte lo facciamo solo in agosto nelle giornate più calde, che in ogni caso sono molto più fresche delle notti qui a Bangkok!
Dopo una mezz'ora di relax meritato, ci diamo una bella sistemata in stanza e decidiamo di andare a cena in hotel e di mettere finalmente qualcosa nello stomaco, visto che sono già le 21:30 e non abbiamo neanche pranzato! Il salone per i pasti sta sotto il primo piano, molto carino e ampio. Una gentile signorina ci accoglie e ci propone la scelta "buffet" o "à la carte". Scegliamo ingenuamente ed erroneamente la prima, pensando che in genere in Italia nei ristoranti a buffet si spende meno, ma anche soprattuto per il fatto di poter VEDERE quello che avremo preso, dal momento che la cucina thai è per noi un'esperienza totalmente nuova! I piatti sono sistemati in cerchio e c'è davvero di tutto: dei primi, consistenti soprattutto in riso bollito da mischiare con salsette o in riso fritto con vari condimenti, o in "noodles" ovvero spaghetti allungati simili a enormi tagliatelle; carne e pollo straconditi in sughi e speziati a volontà; insalata mista; dessert e dolci di ogni genere, dalla gelatina alle tortine di cioccolato e alla frutta. Prendiamo un pò di tutto, e devo dire mangiamo assai bene. In particolare il riso e le tortine sono davvero buone! Alla fine della succulenta cenetta, rimaniamo un pò incerti per il conto, quasi 950 bath... in realtà sono poco più di 11 euro a testa, un'inezia qua in Italia considerato quello che abbiamo preso, ma pensavamo di spendere di meno. Per le cene future decidiamo così di prendere il menù classico e pagare solo quello che sceglieremo (ed infatti ci accorgeremo di aver speso un'enormità per la prima sera! Con 200 bath a testa, circa 5 euro, ci esce una cena più che decente in Thailandia persino in ristoranti italiani di ottima qualità! vedere Krabi o Chiang Mai per dettagli).
Soddisfatti finalmente i nostri bisogni primari, paghiamo il conto e un pò infreddoliti usciamo nella terrazza dell'hotel che dà sul fiume per prendere un pò di caldo. Già proprio così, è piuttosto insolito "uscire" fuori per riscaldarsi dal freddo che fa dentro, esattamente il contrario di quello che fa un normale italiano a casa sua a ottobre la notte... Ma a Bangkok funziona così, dentro al chiuso c'è freddo e fuori fa un caldo micidiale a qualsiasi ora del giorno e della notte. L'escursione termica è pochissima, cosicché ai 33 gradi del giorno circa seguono i 26 della notte, con una umidità media del 70-80%. 26 gradi come temperatura minima non è mica uno scherzo, considerando l'umidità e lo smog di questa città!!!
Più che stremati da questo primo giorno in Thailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, ma prima cerchiamo di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi!
20/10 - Visita al tempio Wat Pho; Dusit Park, Residenza Vimanmek e Zoo
Ci alziamo alle 8.00 con relativa calma, e scendiamo a fare colazione, facendo una doverosa scorpacciata, come il giorno prima, di succo d'arancia, anguria e ananas, assolutamente insuperabili! Subito dopo, ci preoccupiamo di telefonare al ragazzo che ci ha lasciato il suo numero al transfer dall'aeroporto all'hotel, per prenotargli anche quello di ritorno e soprattutto per prenotare le gite che abbiamo scelto di fare a Bangkok. Il ragazzo è gentilissimo, ci dice per il transfer di chiedere alla guida italiana della gita di domani che sarà al Rose Garden e mercato galleggiante, e che ci farà sapere fra una ventina di minuti la risposta anche per dopodomani per la gita di Ayutthaya. Saliamo dunque in stanza e aspettiamo la sua chiamata, puntualissima, che ci conferma appunto il tour e l'orario: alle 6:45 alla hall dell'hotel (urka all'alba!!!). Più che soddisfatti di aver sistemato i nostri restanti giorni a Bangkok, usciamo e ci avviamo alla sbarra d'ingresso, dove un paio di taxi sostano, aspettando come falchi qualche turista. Ne scegliamo subito uno e gli diciamo di portarci al Wat Pho. Percorriamo strade larghe e scorrevoli, e arriviamo in poco più di un quarto d'ora infreddoliti dall'aria condizonata esagerata che il tassista non si è risparmiato di sparare al massimo! Ci lascia all'ingresso dove c'è un serio imbuto di macchine e tuk-tuk, paghiamo la corsa, che ci viene 85 bath (2 euro), e entriamo.
Appena varcata la soglia siamo circondati dalla solita sensazione di pace e rilassatezza che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. Non ci sono tanti turisti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno ci infonde energia e coraggio, e iniziamo il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica, è costituito da diverse strutture e templi ed è "isolato" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo! Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato, che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare. Si entra ovviamente sempre senza scarpe, ed è davvero una gran cosa. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono messe, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle campanelle in fila che sono tantissime. Bisogna farle tutte se si vuole completare il rito! Facciamo le doverose foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano come se niente fosse in mezzo ai turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, piena di turisti bisognosi di una sistemata. Ci sono massaggi ai piedi, tradizionali, al viso, a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove almeno c'è molta più tranquillità anziché in mezzo a tutte quelle persone. Continuiamo il giro fermandoci ad osservare l'enorme albero Bodhi, dove qualche bellissimo bambino thailandese sta facendo delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande, una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.
Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che ti chiedono e fermano per sapere dove stai andando: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci fermiamo una decina di minuti in relax. Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a spostarci nella zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo. Ci accorgiamo subito che non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi turistici! A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, se si vuole vedere qualcosa un pò meno battuto bisogna sudare parecchio... e non sto parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, vogliamo andare in uno dei parchi più grandi di Bangkok e in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e gli chiedo in inglese se ci può portare al Dusit. Non riusciamo assolutamente a capirci e così lo lascio andare via, del resto ne passano talmente tanti. Ne fermo un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove voglio andare nemmeno aprendo la cartina e spiegandogli dove siamo adesso e dove è la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk tra l'altro... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo andando, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente sia il solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk e rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci accorgiamo che ci sta solo e semplicemente aiutando senza niente in cambio! Ci dice che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo:Turista fai da te? No Alpitour?? In pratica ci fa capire che l'unica soluzione, se non parliamo il thailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegandogli dove vogliamo andare. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile e ci mette davvero il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque! Durante il tragitto metto a fuoco con Ste questa incredibile differenza del popolo thailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai noi ci fermeremmo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o peggio ancora in Inghilterra o in Francia. Ognuno qua si fa gli affari propri e anzi, se capita di vedere qualcuno che si avvicina che non conosci minimamente ti viene da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?
Il tassita ci lascia all'ingresso dello zoo, dove ci sono decine di altri taxi e tuk-tuk, bancarelle e famiglie thailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo un pò dritti a piedi però per vedere il parco, e troviamo l'ingresso per la residenza Vimanmek, proprio quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate dentro, che ci fanno capire quanto evidentemente sia importante questo posto, dal momento che non avevamo ancora visto guardie da nessun altra parte. Il sentiero ci porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio con un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, dice un cartello, uno spettacolo tipico di danza thailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza, ci si toglie le scarpe e gli zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata dove si attende la guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo. E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminarci sopra infatti, mi accorgo di avere un senso di oscillazione del pavimento che ha una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, ci mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata con particolari arredi e colori, saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno. Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita finisce verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze e i costumi tradizionali per un pò. La musica è un pò lenta e sembra quasi un pò stonata, ma è senz'altro caratteristica! Continuiamo il sentiero che ci porta in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per farci un'idea di quello che dovremo portare a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per andare allo zoo.
Il biglietto di ingresso si fa in una piccolissima finestrella buia dove si intravede a mala pena il tizio dietro, che pare rinchiuso in una prigione, e costa 30 bath. Ci accorgiamo subito che di turisti qua non c'è neanche l'ombra, siamo in un tipico posto dove vengono solo le famigliole thailandesi a portare i loro piccoli a divertirsi o qualche gruppo di ragazzi a passare una domenica di relax in mezzo al parco. Iniziamo a passeggiare notando gli scimpanzè in grandi gabbioni, prendere con le loro braccia lunghissime e con un'incredibile somiglianza umana, le noccioline che qualche thailandese gli lancia. Proseguiamo costeggiando il laghetto dove ci sono numerosi pedalò colorati e qualche persona che prende il sole, passiamo il padiglione delle giraffe, degli elefanti, che mangiano tutto quello che gli viene lanciato, degli ippopotami, dei fenicotteri, delle tigri. Entriamo in quello al coperto dei rettili, dove ci sono tutte le tartarughe possibili e immaginabili, di cui sinceramente non conoscevo neanche l'esistenza come la tartaruga-serpente (col collo lunghissimo) o la tartaruga schiacciata come una sogliola, per finire con l'esposizione dei serpenti di ogni specie e colore. In ultimo prima di andar via ci fermiamo ad un altro padiglione con gorilla e scimpanzè, che non paiono sinceramente per niente contenti di trovarsi chiusi in gabbia. L'impressione che abbiamo riscontrato all'unanimità con Stefania è che siamo certamente lontani anni luce da una qualità di vita per gli animali come quella dello zoo di Praga, tanto per fare un esempio. Gli animali là sono decisamente trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono cicciottelli e ben curati e mostrano la maggior parte serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmiette, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo ci ha messo un pò di tristezza, anche se ci ha dato un'idea più precisa della fauna asiatica.
Esausti e accaldati decidiamo di tornare in hotel, mentre sta cominciando a fare buio. Ci sono molti taxi di fronte all'uscita dello zoo, e siamo circondati dai forti odori delle bancarelle che preparano e vendono i cibi più strani e tipici del posto, abbondantemente speziati. Chiediamo ad uno qualunque di portarci al Royal River, ma non capisce minimamente dove sia. Stessa situazione anche per un altro. Mi torna in mente la scena di stamattina, del ragazzo che ci suggeriva di farci scrivere i nomi in thailandese.... avremmo dovuto chiederlo alla reception dell'hotel!!! Il terzo invece ci fa salire e si avvia nel pesante traffico della solita ora di punta. Ma come la sera prima col tuk-tuk, anche questo autista sbaglia e si ferma di fronte ad un hotel che non è assolutamente il nostro! Si chiama Royal anche questo ma è in pieno centro città... Non c'è comunque bisogno di spiegare niente al tassista che vede le nostre facce perplesse e suona il clacson. Arriva un signore dell'hotel che parla bene inglese, gli diciamo del Royal River e capisce subito tutto, spiegandolo anche a lui; sicuramente non è la prima volta che succede questo tipo di disguido. Un altro pò di traffico in mezzo alla città e finalmente torniamo alla nostra stanza.
Siamo troppo stanchi oggi per fare il bagno in piscina, ci riposiamo e scendiamo per la cena in ristorante. Stavolta niente buffet, scegliamo l'opzione "A la carte" alla signorina che ci accoglie e prendiamo solo quello che ci serve, ovvero una buone dose di carboidrati! Devo dire che il menu è molto completo e c'è parecchia scelta. Stefania sceglie uno squisito piatto di tagliatelle alla bolognese, non proprio uguali a quelle italiane però ben fatte al dente e gustosissime. Io invece mi butto sulla cucina locale prendendo un bel risottino condito e speziato. Le porzioni sono più che abbondanti e siamo oltremodo soddisfatti senza dover prendere altro. Il conto stasera raggiunge a mala pena i 350 bath in tutto (poco più di 8 euro!), un'altra cosa rispetto ai 950 di ieri, e abbiamo mangiato forse anche meglio! Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani dobbiamo alzarci all'alba per la gita al Rose Garden...
21/10 - Tour: mercato galleggiante di Damnernsaduak; Chedi Nakkhon Pathom; lavorazione artigianale del Teak; Rose Garden
Sveglia alle 6:00 in punto, alle prime luci dell'alba. Una preparatina veloce e scendiamo giù nella sala per la colazione. Alle 6:45, puntualissimo, arriva un autista a prenderci nella hall e ci porta, dopo mezz'ora di traffico al centro di Bangkok, all'hotel Soul Twin Towers, dove una corriera con altri turisti italiani ci aspetta per il tour al Rose Garden e mercato galleggiante. Il tour costa 1320 bath a testa (circa 31 euro) e comprende tutto, dai biglietti d'ingresso delle visite al pranzo. Appena saliti nel bus ci accorgiamo di essere solamente in dodici, tutti italiani, riuniti da diversi hotel. La nostra guida si presenta subito come un simpatico ed estroverso ragazzo thailandese, veramente abile e acuto nel districarsi con l'italiano e capace persino di ironizzare con le parole e le differenze che intercorrono tra la nostra cultura e la loro. Comincia a spiegarci diverse cose di Bangkok, esordendo con una mitica frase che ripeterà per tutto il viaggio: "In Thailandia, signori, c'è di tutto!": accipicchia se gli dò ragione! La corriera imbocca subito l'autostrada e cominciamo ad allontanarci dal centro. Durante il tragitto mi ascolto una bella compilation di musica in Cd con il lettore portatile di Stefania, mentre noto e osservo con attenzione le abitazioni di ogni genere, le strade, i campi. E' un mondo totalmente diverso dal nostro non c'è che dire, nello stile di vita come nelle strutture, nel mangiare come nel lavorare; è diversa la cultura come è diversa la storia di questo popolo dal nostro, è diverso il clima come è diverso il territorio dalla nostra lontana Italia.
Dopo un'ora sostiamo per la prima tappa in un campo di cocco, dove parecchie persone sono intente alla lavorazione di questo frutto, sfruttandone il latte per ricavarne una sorta di dolciume molto apprezzato dai thailandesi. A fianco poi c'è una Orchid Farm, dove vengono coltivate bellissime orchidee di varie specie, fiore comunissimo in questa terra.
Torniamo in corriera e poco più avanti ci fermiamo in uno spiazzo, dove ci aspettano delle longtail, imbarcazioni tipiche thailandesi, chiamate così apposta per la lunga coda (assomigliano, tanto per dare un'idea, alle gondole veneziane). Veniamo divisi in gruppi e ogni 6 persone circa ci fanno salire velocemente a bordo nelle longtail, che navigano su questo stretto canale. La guida ci spiega che percorreremo una serie di questi lunghi canali per circa 20 minuti prima di arrivare al famoso mercato galleggiante. Il nostro "pilota" è una donna, ci saluta e parte a razzo appena ci sediamo, seguendo la longtail immediatamente seguente. E' questa un'esperienza davvero divertente e curiosa da fare, tra spruzzi continui d'acqua, accelerazioni e sterzate brusche a più non posso! I canali sono stretti e rettilinei, si immettono in altri affluenti con angolazioni a 90°, sono frequentati da decine di queste imbarcazioni cariche di turisti, che sembrano scontrarsi a volte, tanto si avvicinano! A tratti e' peggio che guidare nel traffico nell'ora di punta senza semafori... a tratti invece, nei rettilinei, le distanze si allugano e si può osservare con molto stupore le palafitte costruite ai lati dei canali, dove vivono sicuramente i commercianti che lavorano appunto nel mercato. Trovo difficile dire se sia una cosa positiva o negativa da valutare, certamente è indimenticabile vedere queste persone che vivono galleggiando, visto che non c'è nessuna strada di collegamento con il mondo, ma solo la loro piccola barchetta in legno per spostarsi sui canali. Le scale di ingresso portano direttamente all'acqua, per giunta notevolmente sporca, fangosa e inquinata dalla moltitudine di longtail. Persino molte abitazioni sono notevolmente sporche, immerse in detriti e rifiuti vari, non smaltibili facilmente come lamiere in ferro, gomme d'auto, carrozzerie o oggetti in plastica. Presumo ovviamente che qua lo smaltimento dei rifiuti sia un servizio inesistente vista la mancanza di collegamenti e strade, e che i prodotti della civiltà moderna continuino ad accumularsi pericolosamente nelle condizioni di vita di questi villaggi. Questa gente vive una vita semplice, lavora durante il giorno con la propria imbarcazione e non ha molte pretese, ma la mia modesta opinione è che vivessero meglio prima, quando la civiltà davvero non esisteva, si usava solo il legno e i prodotti naturali e i rifiuti non rimanevano accumulati come oggi. Molti bambini seduti nelle scale o ai bordi dei canali salutano al nostro passaggio, alcuni sembrano divertiti, altri indifferenti. Ci sono anche molti cani e gatti che stanno nelle piccole terrazze delle palafitte, e non manca ogni tanto di vedere belle villette e abitazioni ben curate. In Thailandia, non bisogna dimenticare, c'è di tutto.
Arriviamo così al mercato galleggiante di Damnernsaduak, famoso per essere "vero" e autentico, a differenza di quello al centro di Bangkok, costruito soprattutto per esigenze turistiche. Questo è quello che c'è scritto nella guida mia e di Ste, ed è quello che ci dice anche la nostra guida italiana. Ma francamente non so ormai quanta differenza faccia, poiché a me sembra che di turisti qui ce ne siano già troppi! Non si riesce quasi a camminare, si va un pò a spinte, tra una bancarella e l'altra dove si trova un pò di tutto, dai souvenirs, ai prodotti di artigianato locale, dalla seta al teak. Il mercato in effetti è costituito da un paio di canali principali e dalle viuzze a terra che li costeggiano, non è molto grande. Noi camminiamo a terra ma vediamo molti turisti che girano divertiti in barchette di legno, con gli ombrelli aperti per il sole, e si avvicinano alle barche dei mercanti contrattando di tutto, soprattutto frutta e verdura fresche. La guida ci spiega la strada dell'uscita, ci diamo un appuntamento e giriamo liberi per conto nostro. Non leghiamo molto con gli altri italiani che sembrano tutti per i fatti loro, così ci avventuriamo io e Ste da soli tra le colorate bancarelle di Damnernsaduak. Non abbiamo molta intenzione di comprare, ma non riusciamo comunque a resistere alla tentazione di portar via uno splendido album fotografico, fatto in carta di riso con la scritta "Thailand" e la testa di un elefante scolpita in teak sulla copertina: magnifico ricordo!!! Proseguiamo il giro e andiamo verso l'uscita, all'esterno del mercato, dove un bambino si avvicina a chiederci di comprare le sue cartoline. Dopo un pò di insistenza, gli prendiamo le cartoline per una ventina di bath ma sappiamo cosa ci aspetta: il piccolo rimane tutto contento e va dai suoi amichetti a vantarsi del fatto, cosicché nel giro di pochi secondi ci troviamo letteralmente circondati! Io e Ste purtroppo siamo anche due persone sensibili d'animo, e non possiamo ignorare questi bambini che vengono a chiedere, per pochi bath, quelli che per noi sono pochi centesimi di euro, di comprargli le cartoline. Tra l'altro, si mettono anche a litigare tra loro per farsi avanti per primi, comprese la bambine! La scena ci mette addosso molta tenerezza e così uno alla volta diamo qualche soldino ai bambini, riempendoci di cartoline del mercato! All'ultimo diamo invece solo i soldi e gli facciamo qualche foto, ma il poveretto non sembra per niente convinto, come se fosse rimasto perplesso del fatto che gli abbiamo dato dei soldi senza prendere le sue cartoline!
Una volta allontanati i bambini, ci spostiamo su un ponte, consigliato dalla guida per fare le foto, da dove si gode un ottima visuale dall'alto del canale principale del mercato. Qua conosciamo un venditore qualunque del posto, che tenta di venderci il balsamo di tigre, e si dimostra molto simpatico ed estroverso. Appena capito che siamo italiani, comincia a chiederci le frasi più semplici, come i saluti e i ringraziamenti, e le ripete per impararle (presumo per avvicinare altri turisti italiani, furbo no?). Ci facciamo due belle risate parlando di calciatori e inezie, gli facciamo persino una foto, finché si fa ora di tornare alla corriera per proseguire il tour.
La prossima tappa è il chedi Nakkhon Pathom, conosciuto come il monumento buddista più alto del mondo. In effetti la sua imponenza regala un bel colpo d'occhio, si erge altissimo da una enorme base a forma di campana. Arriviamo verso mezzogiorno, il sole e il caldo sono fortissimi e il nostro primo pensiero è ristorarci subito con una bella coca-cola, in uno dei tanti chioschi all'ingresso del chedi. La guida ci spiega la storia del monumento e ci lascia una mezz'ora libera per girarlo. Non si può entrare per una visita all'interno purtroppo, così ci limitiamo a fare il giro in tondo alla base, che risulta enorme. Completato il giro vediamo la nostra guida comprare qualcosa in una bancarella, che scopriamo essere, appena saliti nuovamente sul nostro bus, un sacchetto di plastica con dentro dei giganteschi scarafaggi marroni e uno scorpione nero! Chiede spiritosamente se li vogliamo assaggiare e gioca un pò con la busta, spiegando ad esempio che il liquido nero su cui è riposto lo scorpione è alcolico e sa più o meno della nostra grappa: noi siamo convinti che ci sta prendendo in giro. Ma non è così, chiama l'assistente che prende uno scarafaggio a caso e se lo mangia davvero, facendoci vedere come si fa!!! Ci spiega dunque che lì è una pratica comune trovarli e mangiarli, si comprano al mercato e sulle bancarelle, si cucinano allo spiedo e sono molto buoni... è certamente molto simpatico e convincente, ma noi non ci pensiamo proprio ad assaggiarli, magari un altra volta eh!!!
Verso le 13:30 giungiamo all'ultima tappa, il Rose Garden, entrando negli splendidi giardini vivaci, colorati e ben curati. Appena scesi ci portano subito al ristorante, da "Vanda", dove mangiamo alla grande servendoci a buffet di ogni tipo di piatto thailandese, compresi i dessert e la meravigliosa frutta (tutto compreso nel prezzo del tour ad eccezione delle bibite). Ci dividono in tre tavoli da quattro persone, noi sediamo con un altra coppia che ci racconta del loro bellissimo viaggio in Kenya.
Dopo il pranzo ci spostiamo per la principale attrazione di questo posto che è lo spettacolo, il quale si tiene giornalmente, sulle tradizioni tipicamente thailandesi. Mentre passeggiamo per arrivarci facciamo qualche foto nello splendido laghetto con la fontana, ci fermiamo ad osservare gli elefanti, dove si può anche salire a fare un breve giro, ed un signore propone le foto in posa col suo simpatico pachiderma che fa anche un sonoro gesto di saluto. Ci tratteniamo anche troppo in effetti, visto che una volta arrivati al rustico "teatro" non troviamo quasi più posto a sedere! Ci dobbiamo accontentare di due posti con un fastidioso palo al centro che ostacola un pò la visuale, ma decisamente meglio che stare in piedi, anche perché la luce è poca e artificiale e per fotografare bisogna stare molto fermi.
Lo show inizia con una strana musica thailandese, suonata in fondo al palco, con tipici strumenti locali e con sonorità molto particolari che all'orecchio appaiono quasi stonate! Scendono poi in primo piano danzatrici che danno il benvenuto con dolci e lenti movimenti a ritmo di musica, e segue un incontro di lotta tipico thailandese, simile al kickboxing, con tanto di ring, combattenti e allenatori. Il tutto ovviamente è ai fini turistici, sicché non c'è da stupirsi dell'ironia di certe scene veramente esilaranti! Segue ancora un altro incontro di disciplina diversa, stavolta con spada, anch'esso visto in chiave molto ironica, e lo spettacolo qui al chiuso chiude con un altra danza, impostata sul gioco di canne di bambù e sul saltarci in mezzo mentre due persone le allargano e le chiudono facendole sbattere a ritmo della musica.
Ci si sposta adesso fuori, attorno ad un piccolo laghetto artificiale dove inizia un altro divertente show, quello degli elefanti al lavoro. Vengono introdotti diversi pachidermi, accuratamente addestrati, ai quali dopo un introduzione giocherellona e una spruzzatina d'acqua agli spettatori accaldati, vengono fatti trasportare tronchi di albero via terra, per essere sistemati poi uno sopra l'altro. Tutto ciò richiede l'utilizzo di almeno 3 o 4 elefanti, che mostrano la loro possente forza nello svolgere lavori di questo tipo. C'è da considerare che una volta il loro principale utilizzo era questo, ma con l'avvento della tecnologia sono stati soppiantati dalle macchine e non più considerati, rischiando di essere abbandonati. I thailandesi si sono però presto accorti, con il boom turistico, che questi splendidi e intelligentissimi animali hanno una grossa potenzialità di attrazione e rientro economico, per cui oggi vengono allevati e addestrati a dovere. Non saprei dire se e quanto ciò arrivi allo sfruttamento, e non mi sento di valutare se e quanto questa cosa sia positiva, visto che l'altra sera abbiamo guardato un orribile documentario del National Geographic, durante la cena in ristorante, dove si assisteva alla pesante denuncia, con scene molto crude e veramente penose, di elefanti catturati, anche piccoli cuccioli, legati e umiliati da interi villaggi dell'interno (compresi i bambini che facevano la loro parte). L'audio purtroppo era basso, ovviamente tutto in inglese, e certamente durante una cena in ristorante non è semplice seguire una trasmissione televisiva di questo tipo, ma devo dire che quel poco che ho visto mi ha veramente turbato. Qui al Rose Garden gli animali sembrano in buone condizioni e tranquilli, ma la mia impressione a pelle è che non scoppino di gioia. Per lo meno sono comunque protetti e con le zanne, considerando che nella nostra guida è raccomandato, tra l'altro, di stare attenti a non comprare mai oggetti in avorio dalle bancarelle per non incentivare la triste e orrenda pratica del taglio delle zanne, e certamente me ne guarderò bene dopo aver visto anche le scene terribili di quel documentario! (che comunque era rivolto alla cattura dei cuccioli per l'addestramento e non al taglio delle zanne).
Terminato lo spettacolo, rimane solo il tempo per un doveroso sguardo ai souvenirs di ogni genere, dopodiché risaliamo sulla corriera e torniamo a Bangkok. Come stamattina, il punto di arrivo è il Soul Twin Towers, e per rientrare al nostro hotel veniamo accompagnati dallo stesso autista in mezzo al pesante traffico delle 17:00.
Vista la stanchezza, decidiamo di provare una bella seduta di massaggi thailandesi nell'apposita sala del nostro hotel al 2° piano. Purtroppo, alle 19:00, c'è solamente una massaggiatrice disponibile, e così opto per far andare solo Stefania visto che lei è molto patita per i massaggi, mentre io sono un pò riluttante su questa pratica che non ho mai provato. Torno in stanza a sistemarmi cartoline e depliant di ogni genere e trovo anche un messaggio recapitato dal ricevimento che conferma la gita di domani per Ayuttahya. Quando torna Stefania, mi racconta la sua soddisfazione con un pò di stupore, poiché dice che in alcuni punti il massaggio non è poi così rilassante come pensavamo e persino un pò doloroso: ti smontano da capo a piede! Se prima ero poco convinto adesso lo sono ancora meno, però questa esperienza non si può non provare qui in Thailandia, alla prossima ci sarò anche io!
Scendiamo dunque a cenare e stavolta i succulenti spaghetti alla bolognese toccano a me! Basta cucina Thai per oggi, il pranzo era più che sufficiente... il conto è anche stasera ridicolo, appena 450 bath (10 euro), e abbiamo la pancia che scoppia! Passeggiamo un pò come di consueto nel terrazzo dell'hotel che dà sul fiume, e poi andiamo a riposare, pronti per affrontare un altra lunga gita.
22/10 - Tour: visita alla residenza del re a Bang-Pa In; visita delle rovine di
Ayutthaya; rientro a Bangkok in battello
Sveglia alle 6:00 come il giorno prima, colazione veloce e attesa alla hall dove, alle 6.45, passa un autista per portarci al Central Plaza, punto di partenza della corriera per il tour volto alla visita di Ayutthaya, la vecchia capitale Thailandese. Questo tour è il più caro di tutti qui a Bangkok, costa ben 1600 bath a testa (38 euro), ma non è poi così tanto se si considera che comprende tutto, pranzo, visite e rientro a Bangkok in battello navigando sul fiume Chao Praya.
Anche oggi sulla corriera siamo ben pochi, tutti italiani, e la nostra guida italiana è un ragazzo di nome "Pat". Non è chiaccherone come quellO di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un bel pezzo negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e soffermandoci a visitare all'interno un magnifico esempio di architettura cinese donata dall'imperatore cinese al re thailandese. La giornata è bella ma il caldo del sole diretto oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni, specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo all'immancabile shop di souvenirs di ogni genere, dove compriamo alcune cartoline.
Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat ci illustra un pò lo svolgersi della vita nella campagna che appare enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo campi di risaie uno dietro l'altro, alcuni parecchio allagati ancora dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte palafitte si intravede solo il tetto, è un paesaggio tipico da post-alluvione, anche la strada è parecchio dissestata in questo punto però percorribile. Ci viene spiegato che comunque non è niente di anomalo anzi, tutt'altro. I thailandesi sono abitutati e sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo di vedere quanto durano. Quest'anno cominciano a durare un pò troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta, verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte, il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello, vengono circondate da fango e melma. Il livello del Chao Praya è alto, e Pat ci dice che avremo meno tempo per visitare Ayutthaya perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il battello oltre uno specifico ponte, dove non riesce a passare.
Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del regno Thailandese, cominciamo la nostra passeggiata per il parco storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere. Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al tempo in cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come ci spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto dei cittadini nei confronti del re.
Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo in determinati punti. La vegetazione è ovunque, molto verde, si arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e decadente. Ci spostiamo poi in un tempio ben decorato e splendente, dove all'interno è spiegata la storia della ricostruzione sua e della possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per rimetterla in sesto. Ma le donazioni continuano a tutt'oggi anche da parte dei turisti, ed è singolare vedere l'usanza del posto di attaccare i soldi di carta uno ad uno a filari lunghissimi, creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla portata di tutti, un ladro furbetto ci metterebbe un attimo a sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in Italia. Pat ci spiega che nessuno si azzarderebbe a toccare quei soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i peggiori atti disonorevoli che una persona potrebbe fare, e la reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella cultura buddista e influenza notevolmente il loro modo di vivere.
Ci spostiamo come ultima tappa di Ayutthaya in un altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate conducono all'interno e ad un terrazzo con una bella vista panoramica sul parco storico.
Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a comprare in una bancarella una noce di cocco fresca e si fa fare un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20 centesimi di euro)! Ci soffermiamo qualche minuto a constatare la differenza nell'uso di questo frutto tra noi italiani e loro thailandesi. Qua la noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con una specie di accetta il capo e infilarci una cannuccia dentro per bere il trasparente e gustoso latte di cocco. Devo dire che io ho trovato il sapore parecchio diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò amarognolo, e non mi ha entusiasmato molto, mentre Stefania ha apprezzato e si è persino mangiata un pò di polpa molle dell'interno.
Ci portiamo la nostra bella noce di cocco sul bus e dopo breve tempo arriviamo al punto dove sosta il nostro battello, proprio vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del fiume, risulta troppo basso per la nostra imbarcazione. Quest'ultima è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei gentili camerieri ci aspettano per il pranzo, e ci fanno accomodare in un tavolo tutto per me e Ste. Dopo una bella rinfrescata e la gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro con il buffet, oggi veramente succulento già dall'aspetto. Le bevande, come ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come e dove si vuole. La cucina ovviamente è tipicamente thailandese: risotto, pollo, pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è come sempre assolutamente squisita e succosissima e persino i dolcetti e le fette di torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più bello e buono che ho assaporato fino ad adesso, oltre il fatto di essere così particolare e raffinato per essere su questa splendida imbarcazione.
Terminato il pranzo iniziamo la navigazione sul Chao Praya verso Bangkok. Usciamo fuori con uno sbalzo enorme di temperatura e ci sediamo su tavoli e sedie a prua, godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle rive opposte del fiume si vede un pò di tutto: palafitte, palazzi, templi, baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due persone massimo che ci salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere, soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto rilassante e interessante, fino a che pesanti nuvole nere cominciano a oscurare il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti comincia a piovere e ci spostiamo sul retro della barca che è al coperto. Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale, è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia, fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio, così siamo costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è fuori luogo e fa parecchio freschetto anche con la giacchina, ma almeno non ci inzzupiamo! In effetti è il primo giorno in cui piove seriamente, eravamo stupiti nei precedenti di non aver visto quasi niente pioggia, quando tutti ci avevano detto che qua piove moltissimo! I camerieri ci offrono un bel tè caldo a cui non si può davvero rifiutare, lo beviamo e nel frattempo scorgiamo dai finestrini il Wat Arun, bellissimo tempio, uno dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. Usciamo fuori anche se piove moltissimo, poiché il tempio è davvero da vedere e risulta anche parecchio suggestivo visto qua dal fiume. Riusciamo a fare qualche foto in condizioni quasi impossibili e rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City. Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con grattaceli e centri commerciali a volontà. Aspettiamo la corriera riparati dalla pioggia, che arriva un pò in ritardo per via del traffico, e che ci riporta al Central Plaza. Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi dobbiamo aspettare la nostra macchina per riportarci al Royal River. Rimaniamo così con Pat, che ci fa compagnia seduti nella lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista col telefonino e ci dice che è rimasto intrappolato in mezzo al traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo così parecchio, più di un'ora, mentre ne approfittiamo per fare una bella chiccherata con Pat sugli usi e tradizioni della Thailandia. Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di andare avanti più facilmente e guadagnare di più, permettondosi anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa molto, e noi gli parliamo un pò anche della nostra terra, del mare, del fatto che certamente non è molto economica in generale, ma dipende anche dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli dò persino il mio bigliettino da visita con il mio sito, così se vuole avere un'idea più precisa viene a guardare le foto. Ritelefona all'autista per sapere se è ancora molto distante, lui risponde di no ma è comunque incastrato in un ingorgo mostruoso. A questo punto ne approfitto per togliermi una curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e Pat ci spiega il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il mercato offre quelle macchine e loro comprano quelle. La ragione è che le macchine estere importate costano un'occhio della testa per loro, dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una macchina costruita nel loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare bei macchinoni con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello un pò inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre per noi qua è normale avere più di una macchina in ogni famiglia, per non dire quasi una a testa, a Bangkok c'è una macchina soltanto per famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione della capitale, probabilmente del suo ceto, non ho dubbi nel pensare che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una macchina e molte famiglie al contrario che non possono permettersene neanche una.
Finalmente arriva dunque il nostro autista e possiamo salire per tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben 1 ora di traffico in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso lo smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in maniera a dir poco inquietante!! Scatto un paio di foto per documentare questo assurdo inquinamento, a cui sinceramente non trovo riscontro in nessuna delle città europee che ho visitato, nemmeno Londra che penso sia una delle messe peggio. Se lì avevo impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi il naso e buttare fuori cenere nera, considerato che scendevo di continuo nel metro sottoterra, qui a Bangkok mi sono bastati due giorni e per giunta all'aria aperta.
Un paio d'ore per sistemarci e scendiamo per la consueta cena nel nostro bel ristorante, ultimo pasto qui a Bangkok. Domani si parte infatti per Krabi, a Sud!
23/10 - Aeroporto di Bangkok
Ci alziamo con tutta calma, finalmente dopo due giorni di gite con sveglia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti e i biglietti alla safety-box. Abbiamo un taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però c'è da considerare che in più avevamo il ragazzo che ci ha fatto da guida e ci ha spiegato informazioni importantissime su come muoverci). Il nostro volo è il TG 259 delle 16:30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai, ma dobbiamo partire dall'hotel almeno alle 14:00, così ci fanno la cortesia alla reception di poter rimanere in stanza fino a quell'ora, senza doverla lasciare alle solite 12:00 in punto. Saliamo quindi a sistemarci le valigie: il soggiorno qui a Bangkok è finito, due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo thailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al Sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come l'abbiamo vista nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14:00 puntuali lasciamo l'hotel e prendiamo il taxi che ci porta, in poco più di mezz'ora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Con tutta calma ci facciamo un giro, compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo, passiamo al check-in e ci sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16:15 inizia l'imbarco, ci sediamo ai nostri posti e decolliamo con una decina di minuti di ritardo.
KRABI
23/10 - Volo Bangkok - Krabi; sistemazione al Peace Laguna Resort
I voli della Thai Airlines sono davvero belli, ce ne avevano parlato tutti molto bene; il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Thailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato il più bel panorama che abbia visto fino ad ora nella mia vita dal finestrino di un aereo! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Thailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto. E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: niente di niente, e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si distingue pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi e riflette in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando assurdamente un effetto di due soli. Non saprei dire a quale altezza sia, sembra che ce ne sia uno oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il mio finestrino. Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascentifico paesaggio dai due soli, rimproverandomi purtroppo di non aver a portata di mano la macchina fotografica per immortararlo, finché la lingua di terra sparisce e attraversiamo la parte Sud della Thailandia che dà verso la Malesya. Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi, proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho avuto modo di vedere solo nei documentari di luoghi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17:45, in una desolazione totale: c'è soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Ci rendiamo immediatamente conto di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro: del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirate le valigie, facciamo una preghierina sperando che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e ci sia l'autista per il transfer che abbiamo richiesto. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e cominciamo a valutare in maniera davvero positiva la precisione e la puntualità di questi thailandesi!
Saliamo in un pulmino a 9 posti piuttosto antiquato, e mentre ci dirigiamo verso Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, io e Ste ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, queste pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come lo immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto che abbiamo visto nelle riviste e in Internet: è magnifico, un paesaggio grandioso!!! Passiamo per il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, ci sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere. Dopo circa mezz'ora, ormai buio, arriviamo a destinazione; il pulmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prenderci cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!?!). Delle gentili signorine ci verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) dal sito
internet : www.krabi-hotels.com/peacelaguna/
tramite carta di credito, senza pagare comunque una lira in anticipo e nessuna commissione. Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Thailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a Sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tranquillamente tutto sul posto, mentre viene addebitata una notte solo se si disdice la prenotazione troppo in ritardo. Al Nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house gratuitamente.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini dove ci si siede per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, sulla nostra destra ci sono le stanze deluxe ma noi proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un pò delusi soprattutto dal bagno. Purtroppo la doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e non certo comodissimi. Ci aspettavamo onestamente qualcosa di meglio, e rimaniamo così a valutare un pò la situazione per pensare se cambiare stanza o meno. Poiché sono molto raffreddato e non mi sento per niente bene, a causa di qualche forte colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata durante i tour, dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno e nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libera domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza da Ste ma, non rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per stanotte. Stavolta vengo subito accontentato, sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello evidentemente, per 1300 bath a notte (31 euro). Ci spostiamo così nella nuova destinazione, il ragazzo ci accompagna con le chiavi e ci apre la porta, la n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme e uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo davvero di poche pretese e non cerchiamo il lusso! Dopo neanche cinque minuti decido subito che questa sarà la nostra stanza, torno alla reception e la confermo per tutte le notti. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per stanza a notte, pensando che forse non ho capito bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Thailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà di quanto da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, che corrisponde tranquillamente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il triplo dalle nostre parti! Senza contare il paradisiaco posto dove ci troviamo...
Più che soddisfatto quindi della scelta presa, e dell'esser riuscito a districarmi da solo parlando in inglese e senza mai esser stato abituato a lagnarmi o a fare storie per nulla nella mia vita, torno da Ste e le comunico la mia decisione, che approva pienamente molto felicemente (c'era da dubitarlo?). Sistemiamo tutte le nostre cose dalle valigie, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena.
Ci fermiamo alla reception a guardare i tour proposti dal nostro resort, e un simpatico e gentile ragazzo ci viene incontro per aiutarci. Ci dà una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak.....uhmmmmm ardua sarà la scelta! Qua vien voglia di fare tutto!!! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove ci sono tutti i ristorantini, locali, market e negozietti di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio. Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno ci stressa per chiedere dove andiamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle ci salutano con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma non sono insistenti e invadenti come nella capitale. La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro dove ci sono le abitazioni. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come abbiamo modo di notare dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto. Ci sono lavori in corso ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente lungo il litorale, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok). Passeggiamo per un pò e ci fermiamo in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e ci sono diverse specialità italiane; decidiamo di provare una bella pizza, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci certo di trovare il massimo di questa specialità qui in Thailandia. Dobbiamo invece clamorosamente smentirci, dal momento che dopo una breve attesa ci servono una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, stessa pasta e condimenti italiani: ottima e buonissima!!! Soddisfatissimi della nostra cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata fino in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di passeggiata in pieno relax tra negozietti e ristorantini, di cui ne abbiamo contato parecchi thailandesi, anche con seafood, e almeno 3 italiani con pizzerie incluse.
Rientriamo velocemente e stanchi al Peace Laguna, con il proposito di tornare l'indomani riposati e con più calma a fare un pò di spesa, soprattutto per quanto riguarda le bevande e qualche cibaria da sgranocchiare in stanza. Il nostro primo giorno a Krabi è finito, e non vediamo l'ora sia domani per esplorare a fondo questo posto che sembra davvero fantastico.
24/10 - Tour trekking elefanti; visita baia di Ao Nang
Alzati con tutta calma alle 9:00, ci affacciamo nella bella veranda della nostra stanza al primo piano: c'è il sole ed è una bellissima giornata! Usciamo, scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, dove di fronte c'è la sala per la colazione a buffet. E' tutto all'aperto, il panorama è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una vera gioia per i miei occhi, e rimango ad osservare questo paradiso cercando di mettere a fuoco i minimi particolari per tutta la colazione. Quest'ultima non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile, dall''ananas, all'anguria al succo d'arancia. Ci sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi ci accontentiamo di un semplice toast con burro e marmellata, più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, che paiono una specie simile a qualche merlo indiano; arrivano dappertutto, osservano, e scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!
Finita la colazione, andiamo nella hall e rincontriamo il gentile ragazzo della sera prima, che ci spiega in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero imperdibili, la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata ci sono il trekking con gli elefanti e quello in kayak, e decidiamo così di prenotare il primo per il pomeriggio, e lasciare una giornata intera per quello in kayak che pare molto più completo.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un sentierino appena visibile che porta alla spiaggia dopo 100 metri appena. Il sentiero si apre in una piccola area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle ci svolazzano intorno, e ci sembra tutto così bello, una natura così vivace e lussureggiante! Ci accorgiamo che il sentiero giusto non è quello sulla sinistra, che finisce a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, torniamo così sulla destra, che avevamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (praticamente due pezzi di tavole di legno affiancate!). Si passa proprio da là, niente di pericoloso per carità, sotto c'è un canale alto poco più di due metri, però fa un pò di impressione inizialmente passare su queste tavole che flettono molto e non danno un grande senso di stabilità... di fronte ci sono dei lavori in corso per un nuovo resort, e un ragazzo ci invoglia ad attraversare tranquillamente.
Siamo proprio sul retro della spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle dei thailandesi del posto, con le massaggiatrici pronte a smontarti e una sorta di parrucchiere artigianali pronte a rendere la tua testa e i tuoi cappelli un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, i massaggi e le treccine, queste ultime ovviamente da parte delle donne.
Entriamo finalmente nella spiaggia, che appare davvero bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone o sdraio, proprio come immaginavamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, queste cose sono vietate. Ci avviciniamo al mare, calmissimo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come ce lo aspettavamo. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti e al fango portati dai fiumi, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di certo non tutte le spiagge saranno così.... passeggiamo un pò nella battigia, con l'acqua che ha una temperatura tiepida davvero gradevole, e arriviamo all'estremo Sud, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare. Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto assolutamente impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.
Percorriamo dunque la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marron, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.
Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un pò di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!!!
Si fanno le 13.00 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la nostra prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14:00 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e ci sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità, si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo, ma superato il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole. Percorriamo così un bel tragitto per una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi per la strada principale, mentre tutto intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai mei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni, non ci sono sporcizia e rifiuti ammassati come là.
Arriviamo finalmente al punto di partenza, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Ci fanno salire su una pedana di una capannina in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Comincia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e ci fanno indossare due grandi ed efficienti ponci che coprono benissimo ma fanno un caldo tremendo. Iniziamo a passeggiare con l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani e compiacendoci della stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal profilo più che bizzarro, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette presto di piovere, e così scattiamo le doverose foto; il ragazzo che ci guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.
Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e ci salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida ci dice che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, una natura così meravigliosa e imponente che ti circonda. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.
Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capannina, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e ci sediamo ad un tavolo, dove ci offrono una generosa dose di succosa papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico ragazzo ci raggiunge e ci fa da guida, spiegando un pò la vita del posto. Parla degli elefanti, di come li trovano nella foresta, di come li addestrano, di quanto sono acuti, intelligienti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, per ritornare la mattina presto, esattamente nello stesso punto e nelle stesse condizioni. La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra davvero uno squallido sfruttatore di quei documentari che avevamo visto a Bangkok sulla Thailandia. Nel frattempo arriva il cucciolo che avevamo visto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata forse per l'addestramento. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e gli facciamo qualche foto. La guida ci spiega quindi il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, il fatto che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi!!! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e interessante.
Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya tutto intorno, che sono stati i famosi campi di maryuana del film "The Beach" con Di Caprio. Qua infatti hanno girato le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sè. (A posteriori, riguardando il film, ho perfettamente riconosciuto una sequenza dove c'è lo stesso identico sfondo che io guardavo allora, con quel promontorio così singolare, ma senza la capannina di legno). Il ragazzo prende anche un album e ci fa vedere le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state davvero divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto io e Ste, è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi ci spiega, una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.
Come ultima tappa la guida ci porta a vedere una grotta calcarea dall'esterno, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per la somiglianza della forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.
Finito il tour saliamo nel song-taw, che ci riporta sulla strada del ritorno. Facciamo una piccola deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida, in una piccola strada bianca vicino alla principale nei pressi di Ao Nang. Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, abbiamo trovato l'originalissimo sito con Ste di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com", cominciando a sognare di poter venire qui in Thailandia in questi indimenticabili posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, e invece adesso siamo veramente qua!!!
Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17:00, ci riposiamo per benino e godiamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con un forti folate di vento e il colore predominante diventa un giallo acceso, con una foschia creata dalla pioggia che avvolge il monte di fronte e i bungalow del Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.
Usciamo per la cena verso le 20:00, percorriamo tutto il litorale di Ao Nang, scrutando con attenzione i vari ristoranti per vedere quello che ci ispira maggiormente, e alla fine optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due buonissimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro). Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche sovenirs e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerosissime agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving. Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che ci sono ben pochi pub e locali tipicamente notturni che sembrano anche poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket, la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto, e la notte si va a dormire. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al nostro resort verso la mezzanotte.
25/10 - Relax al Peace Laguna Resort, massaggi Thai, 28° compleanno
Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo di migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso thailandese? Io e Ste ci alziamo con calma, facciamo colazione al buffet con calma, usciamo a passeggiare con calma: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati. Mentre siamo in giro, decidiamo che è ora di assolvere il nostro fondamentale dovere di cominciare a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una marea di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è leggermente più conveniente che in Italia.
Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e ci accampiamo in piscina, occupando due enormi sdraio e un ombrellone. Facciamo un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuando a goderci esterefatti questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi! Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna). Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rivitalizzano rilassandosi, senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente, non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso e a rigenerarsi da esso: una sensazione mai provata nella mia vita, fantastico!
Verso le 17:00 torniamo in stanza, e decidiamo di completare il relax provando un bel massaggio thailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani. Mentre aspettiamo la preparazione della sala, dal momento che ci siamo solo noi, il ragazzo del negozio si avvicina e cominciamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a 1 euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Thailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone che noi ci sognamo. Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza cominciano a torturarci per benino. Già, la prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massagiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio e pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere forte fuori, ed entra un pò di aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi per benino. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!
Si sono fatte le 19.00, corriamo velocemente in stanza per non bagnarci troppo dalla pioggia, che finisce dopo una mezz'oretta, e riusciamo subito dal resort per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Oggi è il mio compleanno e siamo puntati sul pesce. Il servizio al solito è impeccabile, una cameriera ci mostra la mercanzia facendoci scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra tranquillo, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti ci portano i nostri pesciolini ben cucinati, e rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che copre francamente parecchio il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo e ben saporito, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra thailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto, non male per aver mangiato in due pesce fresco eh!).
Prima di tornare al nostro resort, facciamo una pacifica passeggiata come ieri, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate tanto perfette, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte di Ao Nang!! Compriamo un bel gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell' Algida, ma fatto dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Ci fermiamo in un ATM a cambiare un pò di euro, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Pensiamo bene di tornare in stanza anche con un bel Bacardi Breeze, che beviamo nella nostra veranda immersi nella pace del nostro paradiso.
26/10 - Ao Nang
Iniziamo la giornata con una bella colazione all'aperto di fronte alla magnifica laguna del nostro resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte e facendo la solita scorpacciata di frutta gustosissima e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Thailandia. Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendoci di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e decidiamo di esplorare Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio dove finisce la spiaggia e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come avevo letto nella rivista Travel, dovrebe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!
Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozietti e ristorantini tipicamente thailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene! Mentre sostiamo un attimo per le scale, un simpatico piccolo bambino thailandese ci coinvolge con il suo spontaneo e allegro sorriso, mettendoci in mezzo tra i suoi giochini e insegnadoli pure a noi! Mi prende per mano e cominciamo a intraprendere lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, si fa fare un sacco di foto mettendosi in pose scherzose e divertenti: un vero giocherellone! Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un graziosissimo ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli proprio sopra la spiaggia, davvero romantico. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del "Krabi Resort", che sembra davvero molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati in mezzo al fitto verde, e ci troviamo su una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutt la baia di Ao Nang, e facciamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia e il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo un pò a contemplare questo bel paesaggio, sedendoci su una panca di fronta al mare, e poi torniamo indietro nel litorale. Si fa ora di pranzo, e decidiamo di pranzare con qualcosa di leggero in uno dei tanti ristorantini. Ci sediamo in uno qualunque e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante, persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato... Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Ci sono lavori ovunque, dalla sistemazione della strada alla costruzione di nuovi resort, e tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto per fare un esempio. Ritengo che questo sia davvero un peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di non essere travolti dalla massa del turismo. Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa thailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Sono queste le prime riflessioni che mi balzano alla mente, vedendo tutti questi lavori in corso; magari le persone che verranno dopo di me troveranno una Krabi ancora più bellina, con un litorale finito e civilizzato, ma troveranno anche una marea di gente in più, con le relative conseguenze. Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio?? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che ti permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante, il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale di posti meravigliosi e impersonalizzazione di tradizioni locali. Come si fa a decidere il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capirmi ancora meglio.
Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovraaffolato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso che purtroppo ha un futuro piuttosto incerto (dal nostro punto di vista di paradiso ovviamente).
Passiamo la serata a riposarci e a scrivere finalmente le cartoline, e programmiamo i prossimi tre giorni, decidendo di iniziare domani con il tour a Pee Pee Island, il giorno dopo di fare una visita alle spiagge e alle isole vicine, e dopo ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie. Per cena ci fermiamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta (ma non a quella napoletana però, che comunque rappresenta un caso a sè stante anche in Italia!). Il conto è sempre irrisorio, appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" thailandese). Dopo cena ci dedichiamo a un altro pò di shopping, approviggionamento di bevande e alimentari da portare in stanza, una valanga di cartoline che oltre a essere bellissime ci danno un'idea dei posti vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara. Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi thailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"....!!? Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di darci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (a posteriori posso dire, con grande dispiacere, che le cartoline spedite da qua non sono mai arrivate, a differenza di quelle spedite da Chiang Mai che sono arrivate dopo due settimane!).
Tornati al resort, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che ci servirà per la gita di domani. Scriviamo in nostri quotidiani appunti sul diario e sfoglio tra le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un pò di musica col lettore Cd portatile di Stefania, una bella dose di Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!
27/10 - Tour giornata intera: Pee Pee Island; Viking Cave; Pee Pee Ley; Maya Bay; Pee Pee Don; Nopparad Thara
Sveglia alle 7.00 in punto, lauta colazione e preparativi veloci per le 8.15, orario di appuntamento alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto standard, che impiega 1 ora e mezza di navigazione, ma c'è anche la possibilità, pagando praticamente il doppio, di prendere quello veloce e arrivare in 45 minuti. Un pò in ritardo arriva il solito song-taw rosso a prelevarci, stavolta pieno di turisti di altri resort che hanno scelto di andare a Pee Pee come noi. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e un pò strecati, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada, ma certamente è una sensazione davvero eccitante e caratteristica, è proprio quando ci si sale che si capisce che si è qui in Thailandia! L'autista si ferma diverse volte in vari resort ad Ao Nang, a prelevare altri turisti, fino a che il pulmino non è stracolomo, e prosegue sulla strada principale che porta a Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente, dopo averla cercata e vista parecchie volte nella mia cartina: pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo, ci vogliono giusto dieci minuti di macchina. Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché evidentemente ha scelto di andare a Pee Pee e restarci qualche giorno. Ci dirigiamo verso le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano dal mare piatto come l'olio tutto in torno: questa è la Thailandia che avevo sempre immaginato! Peccato solo sia un pò nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi.... Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Ci fanno salire "al volo" sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, e ci accomodiamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da 3 posti ciascuna. Comincia la navigazione verso Sud-Est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove si effettua un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fittissimo, e dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente, molti rimangono in piedi fuori, e intraprendiamo la navigazione lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a Sud, come se fossimo in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia. Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale. Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia assolutamente piatto, assenza totale di onde e movimento; questo è il regno dei canoisti, e anche se non sono in grado di valutare se ci sia forte corrente o meno sotto, vedo qualche canoa che si avventura tranquillamente parecchio lontano dalla costa senza problemi.
Ancora un'altra ora e finalmente cominciamo a vedere Pee Pee Don, l'isola più grande delle due, mentre dallo speaker del battello veniamo informati del tragitto che percorreremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola. Costeggiamo per una mezz'ora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile, ma durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo spaventosamente colpiti dalle decine e decine di imbarcazioni di ogni genere che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni, dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Mai vista una cosa del genere in Sardegna, nemmeno ad Agosto nelle spiagge di Villasimius, che è la località più frequentata del Sud dell'isola, e dove arrivano migliaia di turisti in massa da tutta Europa! Rimaniamo allibiti mentre ci fermiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio. Lo sbarco dura circa mezz'ora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Ci sono per poco dieci barche per ognuna di queste minuscole calette che spuntano ovunque, e questo ci fa capire che di certo non si può ormai più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia, con la punta ovale come tutte le vette di Krabi delle quali non ne ho mai visto una spigolosa. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana non poco la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.
Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro per tre quarti dell'isola, e arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia, e anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente l'unicità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio. Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono una flotta, e rovinano completamente, dal mio punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso unico nel suo genere, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno. La nostra imbarcazione si ancora qua, un pò lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. Ci vengono fornite maschera e boccaio dall'equipaggio e finalmente possiamo farci il bagno, e soddisfare la curiosità di vedere un pò cosa c'è sotto il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un pò deluso, dal momento che, una volta in mare, mi accorgo che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, che è profondo 5 o 6 metri. L'unica emozione è costituita da un branco di pesci tropicali, non so il nome ma sono la specie più classica che si vedono in tutti i documentari, gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri. Un branco numerosissimo di centinaia di questi pesci, a cui poco interessa la mia presenza o quella di altra turisti, incuriositi dalla nave ci girano intorno aspettando briciole di pane o di qualunque cosa da mangiare. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo! Rimaniamo a fare il bagno nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, ma senza allontanarci per non finire sotto qualche barca o tra le ancore, anche se un israeliano azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre ci rifocilliamo con un succosissimo ananas che ci viene dato gentilmente.
Proseguiamo nel nostro giro a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13:00, a Pee Pee Don dove avevamo sbarcato i turisti precedenti. Stavolta scendiamo tutti, e seguiamo una guida che ci porta, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, al nostro posto per mangiare. Non si può proprio chiamare nè ristorante nè locale, è piuttosto uno spiazzo all'aperto con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Ci portano da mangiare velocemente e il menù è fisso con dierse pietanze thailandesi. Dopo il pranzo siamo liberi di girare fino alle 15:30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e ci avventuriamo per le viuzze interne del villaggio: è un susseguirsi di negozietti di ogni genere, dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai localini notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strettissime e non ci sono macchine, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire dove siamo, e ci rendiamo conto che da girare ci sarebbe parecchio, ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di 3 ore! Ci limitiamo a comprare qualche cartolina, qualcosa da bere e a fare qualche foto ad una povera scimmietta, piccolissima, di appena 6 mesi, legata davanti ad un negozietto che si ciuccia un bel biberon; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito dai turisti e non ha un'aria per niente allegra! Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma arriviamo appena alla fine dell'abitato, dove finiscono i negozietti e le case si diradano finendo nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Guardandoci intorno, notiamo che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente sono spariti, per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta impressione che lascia un pò di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non esiste, che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose. Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere thailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island che documento con una foto, rafforza la mia convinzione che questo è un paradiso ormai perduto, che sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a salvare questo meraviglioso posto dal degrado. Certo è che se è il turismo di massa è la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!!! L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Sinceramente neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Son convinto che ci siano moltissime altre spiagge qua in Thailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e "stranamente" ci sono ancora pochissimi turisti, sia perché mancano molti servizi ma anche perché pochi le conoscono e per fortuna Hollywood non ci ha messo piede!
Io e Ste torniamo dunque indietro per le viuzze, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercatino alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto ma il mare sempre, perennemente piatto.
Effettuiamo la sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, e torniamo a Noppharat Thara quando il sole sta per cominciare a tramontare.
La prima cosa che notiamo subito sono gli effetti della bassa marea, che qui sono evidentissimi! Ritirandosi il mare quasi fino ai piedi dei due isolotti, la spiaggia diventa immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per thailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviarci al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo assolutamente estasiati da questo sfondo magico e surreale che il paesaggio thailandese ci regala.
In poco più di venti minuti siamo di nuovo ad Ao Nang, ma anziché farci riportare direttamente al resort, scendiamo sulla spiaggia per vedere finalmente il nostro primo vero tramonto tropicale. Un'emozione fantastica, sono le 18:00 e il sole scende velocemente all'orizzonte colorando intensamente tutto il cielo circostante, dal giallo al rosso, mentre tutte le longtail guidate per lo più da ragazzi thailandesi, rientrano e si ancorano sulla spiaggia dopo una lunga giornata di lavoro. Uno splendido momento per fare indimenticabili fotografie, che escono perfette persino senza cavalletto nonostante la luce stia calando rapidamente. Rimaniamo a goderci tutta la scena fino a buio fatto, verso le 18:30, quando ci raggiunge in spiaggia l'onnipresente cucciolo dalle sopracciglia nere, un vero mito del posto!
Rientriamo a piedi al nostro resort per rilassarci un pochino, e usciamo per la cena, finendo stavolta in un altro ristorante italiano del posto, molto rinomato, che si chiama "Azzurra". Mentre guardiamo il menù di fronte al locale (è d'uso qua in Thailandia esporre il menù di fronte all'entrata del ristorante), il gestore viene a fare una chiaccherata con noi, riconoscendo subito il nostro aspetto di turista tipicamente "italiano". Un ragazzo simpatico e cordiale, che ci descrive un pò la vita locale di Ao Nang, la quale per fortuna non è rimasta coinvolta da fenomeni comuni ad altri luoghi thailandesi come la prostituzione (tipo Phuket o Bangkok tanto per fare un esempio), poiché, come ci spiega lui stesso, ci sono solo un paio di locali notturni qui a Krabi che non vanno neanche tantissimo, visto che i turisti tipici che soggiornano qui sono coppie fidanzate o sposate e famiglie (a differenza ad esempio di Phuket, dove i ragazzi single in cerca di un pò di "divertimento" notturno sono un esercito). Il titolare di Azzurra continua a intrattenerci per una ventina di minuti, facendoci venire la colina in bocca parlando della sua ottima cucina, che decidiamo subito di provare senza indugiare oltre. Ci sediamo in un bel tavolino, osservando l'arredamento della sala, molto carino, tutto intonato tra il nero e il blu (si chiamerà Azzurra per questo?), e ordiniamo un bel piatto di lasagne della casa e di penne all'arrabbiata. Il conto è un pò più alto della media (450 bath, 11 euro), ma la qualità e la bontà delle pietanze sono indiscutibili, tutto delizioso e ottimo con porzioni generose! Salutiamo cordialmente il gestore, a cui lascio il mio biglietto da visita per il sito promettendo di fargli una buona pubblicità (promessa mantenuta!), e ci adoperiamo per la solita passeggiata rilassante per il litorale di Ao Nang tra negozietti di ogni genere, prima di tornare al resort per una bella dormita.
28/10 - Spiagge di Ao Railay e Phra Nang; Podha Island; Chicken Island
Sveglia alle 8:00 e colazione a buffet che, non smetterò mai di ripetere, risulta davvero entusiasmante per mettere il buon umore di mattina presto, all'aperto, in un posto paradisiaco, temperatura perfetta, con gli uccellini che cantano e mangiano le briciole e lo sfondo dominato da una natura selvaggia e incontaminata. Verso le 9:00 prendiamo il sentierino dietro al resort per andare in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro?? incredibile....). Sbarchiamo alla spiaggia di Ao Railay, molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più trasparente e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale sappiamo, avendo visto le cartoline, finisce dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta dei climbers più sfegatati. Dopo aver passeggiato un pò e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e finiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che però non può essere minimamente paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un pò ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio, il terreno è molto fangoso e un pò sporco, e ci sono rifiuti e scarti dei resort sparsi un pò ovunque. Altri faraglioni altissimi, vere e proprie colonne calcaree come enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers. Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Quest'ultimo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando un pò al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e alquanto incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature un pò ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano impressionanti, assumendo le forme più fantasiose e intricate. L'opera dell'erosione calcarea è impressionante! Seguiamo i cartelli per la spiaggia di Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta della Principessa, detta Phra Nang Cave, che prende il nome appunto dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto gigantesche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che fanno il bagno nelle verdi, calme e basse acque sottostanti. La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto senza intravedersene neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile stare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta, regalandoci dei colori meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano sfruttando l'ombra degli alberi e delle palme, e così facciamo anche io e Ste scegliendo il nostro punto con attenzione. Rimaniamo così a goderci questo paradiso tropicale, non potendo restare più di mezz'ora senza correre a farci un meraviglioso bagno tra l'acqua bassa, calda e limpida (non perfettamente cristallina però bella e pulita). Un paio di signore si avvicinano a noi, una massaggiatrice e l'altra che si occupa di metter mano nei capelli delle donne per lavorarli e renderli un fitto intreccio di ...treccie, chiedendo se siamo interessati e sparandoci qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando un bel pò di ore e lavoro vista la lunghezza dei capelli!). Noi però non siamo interessati e continuiamo a goderci il relax. Si avvicina anche un ragazzo italiano, chiedendo se anche noi lo fossimo (non c'è verso di non essere riconosciuti....), e comincia a narrarci la sua odissea. Ci racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia, e che là è stata molto più dura che in Thailandia. Sta facendo in pratica il giro di mezzo mondo, e lo deve fare in un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato fermandosi per primo in Indonesia, e passando poi per la Thailandia, il Vietnam, l'Australia e l'America latina. La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno, senza godersi nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei decisamente in questo modo... Dopo la simpatica chiaccherata facciamo un altro bagno e ci rifocilliamo con un ananas che vendono dei ragazzi thailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi, così succoso e zuccherino, veramente divino e gustoso!
A questo punto, dopo esserci ben cotti al sole, siamo curiosi di vedere la fine della spiaggia e così la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e veduta mozzafiato. Dopo una catarba di foto decidiamo di raggiungere finalmente l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang esattamente come da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo! Sono le 11:30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi ci siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!). Ci avviciniamo poi ad un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i thailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per portarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare, se fossimo stati in gruppo sarebbe venuto lo stesso e quindi di meno a persona, ma non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la traversata in questo momento e così accettiamo lo stesso, anche se momentaneamente optiamo solo per Koh Podha. Saliamo e navighiamo per l'ennesima volta su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Thailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia. Non ci sono barche finalmente, nessuna tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale!!! Il ragazzo si accosta, ci fa scendere dicendo di tornare fra un'ora, e io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e facciamo un giro per la spiaggia, che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, perfettamente pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari delle palme le quali crescono tutto intorno e nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creando anche una piacevolissima ombra dove ripararsi e rinfrescarsi. Più all'interno sorge una struttura, l'unica dell'isola, che pare una sorta di ristorante e chiosco, e più in là ancora sorge un bel monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione. Io e Ste scegliamo un bel posticino all'ombra, proprio di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo e che riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide. Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura fatto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi c'è la splendida e indimenticabile visione di Krabi che porterò sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang e oltre, un profilo unico e riconoscibilissimo da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella particolarissima conformazione morfologica.
Facciamo un meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e poi vado a curiosare all'interno per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere per dissetarci. Inutile dire che un'ora passa di volata, sempre troppo in fretta per godere appieno questo fantastico posto, e così torniamo dal ragazzo chiedendogli la cortesia di portarci anche a Chicken Island, come inizialmente ci aveva proposto.
Sono le 14:30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo ci ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può farne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti, ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande della Chicken, Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e ci rendiamo conto di essere nell'isolotto ripreso dall'alto in quella splendida cartolina che abbiamo comprato, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega Ko Mor all'isola più grande! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto. Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale, il paesaggio è ancora più strepitoso, il piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, la vista di Koh Podha alle spalle, un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte. Facciamo una passeggiata sul fondo sabbioso nel lato di scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, poi torniamo al chiosco dove ci dissetiamo con un bell'ananas (che pensavo di pagare oro ed invece è costato appena 20 bath, 50 centesimi di euro!!!) e completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Se avessimo più tempo tenteremo anche noi la traversata a piedi Koh Dam Kwahn, ma ci rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo che ci ha portato, sdraiato e anche lui perfettamente rilassato, che aspetta pochi metri al largo.
In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non andranno al cinema, non avranno il computer, la lavatrice, lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie, ma trascorrono le loro giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba, che sicuramente è molto più di uno strumento di lavoro, e rientrando al tramonto a casa. Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezz'ora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli faccio una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato: credo di sì, anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poter fare il raffronto, son sicuro che dentro di sè è consapevole di questa sua fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela, perché finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee addio paradisi tropicali... per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...
Dopo il meraviglioso tragitto approdiamo ad Ao Nang verso le 16:00 e ringraziamo cortesemente il nostro giovane accompagnatore. Torniamo al nostro Peace Laguna e dopo un breve salto in stanza per dissetare la nostra interminabile sete, ci lanciamo in piscina per concludere questa giornata a mollo, visto che ormai ho perso il conto del numero di bagni e del tempo che siamo rimasti in acqua. Soprattutto andiamo a sbollire la nostra povera pelle che, nonostante abbiamo fatto finta di proteggere con qualche crema solare troppo leggera, comincia a colorarsi di un rosso non indifferente! In particolare le gambe di Stefania sono davvero oltre il classico colore dell'aragosta, con una bella tendenza al fuxia fosforescente... Rimaniamo dunque un'oretta nel totale relax di un bagno nella splendida piscina del nostro resort, a tratti da soli e a tratti con un'altra coppia di ragazzi, un paradiso solo per noi ed una sensazione che non ero mai stato abituato a provare prima.
Dopo esserci applicati uno strato dello spessore minimo di un centimetro di crema dopo-sole su tutto il corpo, usciamo per la cena e scegliamo di tornare per l'ultima volta dal nostro mitico "Lavinia" e prenderci una bella e buonissima pizza, insieme alla birra thailandese "Chiang" che trovo davvero ottima. Mentre passeggiamo per digerire in cerca di souvenirs e delle ultime cartoline, sorridiamo di fronte al songtaw pubblicitario col megafono che sponsorizza un incontro di box thailandese, il quale sta passando in continuazione già da due giorni!
29/10 - Tour Ao Talane in kayak
Sveglia alle 7:30 e colazione a buffet. Per questo ultimo giorno che restiamo a Krabi io e Stefania abbiamo deciso di prenotare il tour di una giornata: Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro), un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa praticamente il doppio!!!). Ci viene a prendere alla hall del nostro Resort il solito song-taw rosso, con qualche altro turista a bordo, alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con le cose essenziali che ci hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio (per il timore di bagnarci un pò troppo mentre siamo in kayak...), e l'immancabile macchina fotografica (le nostre due più una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak dove sicuramente non saremo asciutti).
Il tragitto è parecchio lungo, e abbiamo modo nel nostro furgoncino di leggere attentamente tutta la descrizione del tour, essendo esposta con un bel depliant. Scopriamo in realtà che è diverso da come ce l'aveva spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede il raggiungimento e l'esplorazione dell'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Ci sono delle foto per ogni tour, e francamente non saprei dire quale sia il più bello: sembrano essere tutti e tre fantastici, vorrei rimanere qua un'altra settimana per farli tutti e per le altre cose che non sono riuscito a vedere!
Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Ci sono kayak dappertutto, un piccolo market dove ci fanno lasciare gli zaini, con l'accorgimento di prendere le nostre cose e metterle in un altro sacco rosso completamente impermeabile, che ci forniscono loro e ce ne spiegano il funzionamento della chiusura ermetica. Ci forniscono anche acqua a volontà, e poi attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un bel the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw che portano qualche turista dalle parti più disparate. Si forma un bel gruppetto, ognuno sceglie e prende la sua pagaia, e ci si sposta di fronte al fiume vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi” dove chiamano i diversi gruppi per i diversi tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume verso il mare aperto; poi partono quelli che hanno prenotato per mezza giornata, e infine sistemano il nostro gruppo per ultimo. Scendiamo degli alquanto impervi e altissimi gradini vuoti arrangiati con rami di alberi, e ci ritroviamo in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno decisamente fangoso e paludoso, e che altro non sono che radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qua in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare i piedi nel fango melmoso sia piacevole, le nostre ciabatte diventano nere insieme ai nostri piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendono il kayak e fanno salire la gente sopra, l'avventura inizia!
A me e Ste tocca proprio per ultimi, ci portano un kayak azzurro, ce lo sistemano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma di fango!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra; Ste siede davanti e io dietro, cercando di non iniziare a fare figuraccie capottandoci come prima cosa! Cominciamo così a gironzorellare un pò in tondo per cercare un minimo di coordinamento, dal momento che Ste non è praticamente mai salita sul kayak prima d'ora, mentre io per fortuna ho un minimo di esperienza (ma proprio giusto le basi!). Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzarci dal punto di vista della sicurezza!
Gli altri gruppi sono già spariti e adesso ci siamo solo noi, in questo punto dove il fiume è molto largo in prossimità della foce. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le nostre pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe e intricatissime radici che spuntano dalla riva fangosa, lo sfondo degli imponenti e singolari monti caratteristici solo della zona di Krabi, mentre i ragazzi della guida si avvicinano ai nostri kayak per sapere se ci troviamo a nostro agio, e spiegano la flora e la fauna del posto. Notiamo subito per esempio dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani vermoni striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e comincio a fare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolino!
Dopo una mezz'oretta di risalita, prendiamo una deviazione del fiume che comincia a restringersi, e un ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto a noi e alle altre coppie di turisti negli altri 3 kayak.
L'emozione è indescrivibile, il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante, poiché il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e procediamo in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Intuisco da queste cose che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che lavorano in mare. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo, non ci lavorano solamente ma si divertono, sembra che sia una parte di loro, proprio come la chitarra per un grande chitarrista. Non c'è stress nel loro lavoro, non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul loro kayak, e hanno un'espressione così serena mentre ci sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i diversi turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnargli qualcosa della Thailandia.
Uno di loro ci indica adesso una piccola scimmietta che ci osserva curiosa dall'alto di un ramo, mentre le passiamo allibiti sotto la testa cercando di scattare qualche foto! Facciamo un'inversione a 180° per ripassarci e guardarla più da vicino, è proprio buffa e sull'attenti. Il fiume adesso comincia a restringersi parecchio e a diventare poco più largo di qualche metro, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Ci sono diverse curve a gomito e il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e fanno ombra, lasciando spazio solo ad un pò di cielo. A tratti non vediamo persino neanche più gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie, una sensazione meravigliosa!
Passiamo quindi sotto una enorme parete verticale di roccia calcarea, sul lato destro, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon dove ci si sente immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura: non possiamo non immortalarne almeno una parte con una bella foto, e operiamo con la guida l'ennesimo scambio volante della macchina fotografica!
Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal suo sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e ce le distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia dopo un pò anche una scimmietta, che prende le bucce di anguria e se le gusta per benino, anche se purtroppo non si fa avvicinare troppo: la sua tattica è "prendi e fuggi", così si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarselo davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi tiriamo fuori le nostre vere macchine fotografiche dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, avvicinandoci il più possibile con il kayak fino a toccare la riva del tutto fangosa e quasi ad arenarci: non farebbe mai a scendere a terra, non solo per il fango paludoso ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare alla scimmietta parecchie noccioline che ho portato appresso proprio per questa evenienza (oltre che per mangiarmele io con Ste visto che sono energetiche...), ma non la smuovono minimamente e il suo palato non vuol proprio sentire altro che non sia la succosa e gustosa anguria! Fa veramente tenerezza guardarla mentre se la mangia, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.
Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e per il caldo impetuoso delle 13:00. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va seguendo il suo ritmo, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro ad una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezz'ora per rispuntare là dove il fiume è più largo, anche se noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo, a tratti si vedono delle secche molto basse anche al centro e si passa col kayak a pelo del fondo anche parecchi metri distanti dalla riva. Se qualcuno si rovesciasse col suo kayak, credo non riuscirebbe neanche a far finta di annegare e si alzerebbe in piedi toccando tranquillamente i piedi sul fondo! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendoci sulla sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.
La falesia inizia ad alzarsi e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo quindi per un pezzo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per salvarci dal potente sole, che per fortuna rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.
Arriviamo alle 13:30 ad una insenatura che pare una piccola spiaggetta di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Sbarchiamo sulla piccola spiaggetta, da cui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente possiamo toccare terra e sgranchire le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso, chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!
Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto che si sono portati dietri per tutti il tragitto in appositi borsoni, a base di piatti tipicamente thailandesi. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo pranzo abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre io e Ste scattiamo qualche foto, la guida ci chiama eccitata per farci vedere un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo, ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo mentre gli facciamo delle belle foto, anche se la luce è parecchio scarsa in questo canyon.
Giunge così l'ora di riprendere il tragitto verso un vero grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo incredibilmente eccitati sul kayak, e ci dirigiamo proprio sullo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla nostra spiaggetta, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala paesaggi mozzafiato e assolutamente impressionanti! La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove ci ritroviamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!) che spuntano dal basso e fangoso fondale, enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimango estasiato da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo subito conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sono inutili, nessun obiettivo grandangolare potrebbe dare un'idea minima della grandezza e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti, guglie, prepotente vegetazione che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardarmi a bocca aperta in tutte le direzioni, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo posto, e provo ugualmente a tentare qualche scatto nei momenti in cui qualche raggio di sole passa tra le pareti, cercando di dare perlomeno una dimensione prendendo come punto di riferimento qualche kayak.
Percorriamo un quarto d'ora buono tra emozioni indescrivibili create dalla spettacolarità di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste un solo segno di civilità, non c'è neanche un minimo piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che fa pensare che altri al di fuori di noi siano passati di qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni). Il tragitto è il massimo del relax perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri, ma allo stesso tempo il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e del tutto straordinario, intatto nei millenni senza che l'uomo ci abbia mai messo piede, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo infatti potrebbe traversare queste basse e strette acque, e son convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte e del tutto impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il nostro kayak!
Ci troviamo a questo punto nel bel mezzo del canyon, in un tratto che pur nella sua meraviglia appare decisamente lugubre, regalando sensazioni ancora più forti. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che ne nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per bambini. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto ancora più intricato e mostruoso, mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo.
L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, sicuramente partito prima di noi. Ci facciamo fare qualche foto da una delle guide nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso per una decina di minuti con questo simpatico ragazzo, che ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Thailandia. "Un altro fortunato che vive in questi straordinari posti, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo tutto personalizzato di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anche lui tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma stranamente pare non se ne accorga affatto. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che io sto chiuso in 4 mura a fare una cosa artificiale mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura più vera...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinarmi questi bellissimi momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo magico luogo. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi!
Le pareti cominciano adesso ad abbassarsi e il canyon sfuma nuovamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie: dopo pochi minuti arriviamo alla fine in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre intanto comincia a cadere una leggera pioggerellina dalle nuvole comunque non troppo minacciose. Facciamo dietro front anche noi tenendoci vicino alla sponda per ripararci, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama è ampio e il paesaggio diventa strepitoso! Siamo contro-sole e la leggerissima pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del sole calante verso il tramonto: una visione davvero straordinaria per i miei occhi, il tutto mentre continuiamo a risalire in totale relax con il nostro kayak!
La pioggia termina dopo una ventina di minuti senza bagnarci più di tanto, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendoci sudare il rientro. Seguiamo la costa fino a tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato ormai e ognuno ha seguito un'andatura più o meno veloce in base alle proprie forze rimaste. Le guide invece sono ancora piene di energie, e ci regalano uno spettacolino di inseguimento e lotta tra di loro molto divertente! Vediamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, sono enormemente dispiaciuto nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco: mi rendo perfettamente conto di aver vissuto una delle giornate più belle, emozionanti e avventurose della mia vita!
Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che possiamo fare è quello di concederci una lauta pausa nei tavolini e prenderci un bel the caldo, mentre ricomincia a piovere stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Tra l'altro dobbiamo aspettare una mezz'oretta il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island, quindi riprendiamo con calma le nostre forze. Vediamo i loro kayak rientrare, paiono assai contenti e soddisfatti, deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour! Chissà, magari un giorno riuscirò a tornare in questi posti e lo farò anche io, me lo auguro di tutto cuore!
Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang che, seguendo l'orientamento della costa, (non vorrei aver preso una cantonata!) dovrebbe essere più a Sud. Tornati al Peace Laguna, ci concediamo l'ultimo rilassante bagno nella nostra splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi; il nostro soggiorno a Krabi finisce oggi, e siamo terribilmente dispiaciuti per questo dal momento che ci rendiamo conto che, oltre ad essere in paradiso, ci sono ancora talmente tante altre cose che potevano essere fatte!
Per la cena scegliamo di festeggiare nel ristorante thai praticamente di fronte al nostro Resort, veramente elegante e rifinito, che si chiama "Roof Restaurant". E' quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un originale fontanella con degli enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è a dir poco ridicolo.
Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak, ma ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite, i negozi visti e stravisti, e così rientriamo in stanza a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto dove senti che ancora non sei pronto a lasciare, dove vuoi ancora rimanere per vedere altre cose e viverlo più intensamente, ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Ci avviciniamo alla reception per fare il check-out, facendoci addebitare anche le spese del laundry service, di alcuni tour che non abbiamo ancora pagato, del transfer all'aeroporto per domani di 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e dei soldi che abbiamo lasciato nella safety box, un servizio di cassetta di sicurezza compreso nel prezzo della stanza.
Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone dei Cult nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare cartoline e foto scattate: che ricordi insuperabili saranno!
30/10 - Krabi; Bangkok
Andiamo a fare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli e aspettare alla reception la macchina prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo parecchio stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena thailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un pò preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare! Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezz'oretta la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che io e Ste intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto thailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si saranno detti, a me pare che il tutto fosse qualcosa del tipo :"Ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!!!
In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9:00, ringraziamo e scendiamo caricando le valigie nel classico carrello. Facciamo il chek-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene davvero da pensare che il problema di attentati e del terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte con un pò di ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11:25.
CHIANG-MAI
30/10 - Volo Bangkok - Chiang Mai; sistemazione al Lai Thai Guesthouse
Effettuiamo il cambio nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai, e durante l'attesa compriamo il nostro pranzo a tramezzini e soprattutto una bella camomilla per depurare il nostro stomaco. La traversata è tranquilla, gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!
Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per riprendere i bagagli. L'aeroporto non pare grandissimo ma è senz'altro ben organizzato e funzionale. Un'altra avventura ci aspetta, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Thailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking!
All'uscita ci aspetta una macchina del Lai Thai Guesthouse, dove abbiamo scelto di alloggiare trovando tutto da Internet all'indirizzo:
http://laithai.com/index.html, compresa la richiesta di questo trasferimento che è gratis, e prenotando via Fax senza nessun anticipo. Durante la mezz'ora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, ho modo di farmi già un'idea di questa città, che non sembra affatto molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture comunque sono decisamente migliori, non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale, e anche le strade paiono più pulite. Arriviamo intorno alle 14:00 al Lai Thai, con un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze disposte su due piani e al centro una grande spazio adibito sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito al centro la reception, e in fondo la piscina. In effetti è un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure si siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra stanza è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e in più decidiamo di prendere anche la safety box per lasciare passaporti e biglietti, che costa 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo un pò stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno e non si mettono in conto e non si fa quindi neanche un check-out.
Veniamo accompagnati in stanza, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente davvero carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici come un enorme ventaglio colorato. La comodità e la pulizia invece non sono proprio il massimo, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Certo siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo ben preparati e già ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta.
Sistemiamo un pò la nostra roba nell'armadio e ci concediamo un lauto riposino pomeridiano fino alle 18:00. Ci accorgiamo adesso che non esce clamorosamente l'acqua dalla doccia, e così scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.
Usciamo quindi che è già buio per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Thailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzarci. Prendiamo il biglietto da visita della Guesthouse (con il nome in thailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche la mappa con la nostra posizione. Il centro è alla nostra destra e non sembra per niente lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono turisti da accompagnare da qualche parte. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane, in modo un pò difficoltoso dal momento che a tratti il marciapiede è interrotto da bancarelle e passiamo sulla strada con le macchine che sfrecciano in contro-senso. Dall'altra parte della strada osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, rendendoci conto che stiamo praticamente costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali. Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo thailandese che dopo due settimane comincia a farsi sentire, potrebbe essere la nostra salvezza! Seguiamo la strada molto trafficata che ci porta, dopo un quarto d'ora circa al famoso Night Bazar, uno dei mercatini thailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18:00 fino all'1:00 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza praticamente continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti. Seguiamo la strada per un pezzo, accorgendoci presto che qua si vende ogni cosa possibile immaginabile, dai souvenirs classici all'abbigliamento, all'artigianato, agli alimentari, come in una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Ci sono anche vari McDonald e similari ai lati della strada, che taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona pedonale non sarebbe una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata mirata giusto a dare un'occhiata superficiale e curiosa, si fa decisamente ora di cenare e tralasciamo la visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi, tornando indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico e apparato digerente...
Il locale si chiama "Da Stefano", non è molto grande ma molto carino e accogliente. Un cameriere thailandese ci fa accomodare in un tavolo per due e mentre aspettiamo il menù scorgiamo subito la figura del manager del ristorante, un signore distinto col codino, vestito assolutamente con stile italiano e dai modi di fare impeccabilmente nostrani. Tutto questo fa molto piacere perché rappresenta già una garanzia per la nostra cena, proprio come a Krabi, e del fatto che i ristoranti italiani qui in Thailandia sono veramente italiani (non come in Inghilterra tanto per fare un esempio dove molti si spacciano per tali senza aver la più pallida idea della nostra cucina!). Il menù è esageratamente succulento, con portate elaborate da mille e una notte e prezzi decisamente modici! Mi lancio con un bel piatto abbondante di gnocchi di patate al pesto con crema di carciofi che sono una delizia unica, mentre Ste prende un altro primo e da bere ordiniamo due coca-cola. Il conto è a mala pena di 300 bath (7 euro per aver mangiato divinamente!!!), e conferma la certezza assoluta del nostro bis per domani sera....
Torniamo stanchi al Lai Thai percorrendo la stessa strada, constatando che per fortuna i tuk-tuk non sono insistenti come a Bangkok e si può passeggiare in pieno relax. Prima di andare a dormire scendiamo alla reception a prenotare per domani il tour temple di mezza giornata, mirato alla visita dei templi principali di Chiang Mai compreso il Doi Suthep a pochi chilometri di distanza. Ci viene detto che l'acqua è stata riparata, ma una volta in stanza ci accorgiamo che l'acqua esce ma solo quella fredda! Per fortuna che, dato il caldo, in effetti non c'è tanto bisogno di quella calda, però il fatto non dà certo un'impressione molto positiva della guesthouse...
31/10 - Tour Temple: Wat Phra Sing, Doi Suthep e Chedi Luang
Scendiamo alle 8:00 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso della nostra guesthouse; il menù non è particolarmente vario ma c'è la possibilità di prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia. Alle 8:30 passa a prenderci un pulmino per il nostro Tour Temple, costato 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple e con una simpatica e costante parlantina spiritosa, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belga e una australiana.
La nostra prima meta è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pulmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole che, tanto per cambiare, fa un caldo tremendo!). Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in una stanza con i soliti splendidi ornamenti e doni per il buddha, nonché una incredibile statua di cera pefettamente umana riproducente un importante monaco del luogo.
Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 Km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pulmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa scalinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio. La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, uguale luccicanza e vivacità dei colori, con aggiunta la suggestione di essere in un luogo che un tempo doveva essere davvero fantastico, perfetto per monaci che volevano isolarsi dal mondo alla ricerca della loro illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida ci spiega le bellezze del tempio. Ci fermiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo l'esperienza dell'oroscopo thailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo che cade per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile, al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!!
Il nostro percorso continua poi nella magneficienza del tempio fino ad arrivare ad una grandiosa terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove ci fermiamo per qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le gloriose scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pulmino un tratto di parco sottostante.
Il nostro tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pulmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12:30. Una gita davvero interessante anche se solo di mezza giornata!
Facciamo una passeggiata per cercare un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e ci costringe ad una lunga passeggiata sotto il sole e il traffico.
Torniamo stanchi in stanza, guardiamo un pò di televisione e ci riposiamo per tutta la sera. Riusciamo verso le 19:00 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, ci fermiamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina.
Una volta soddisfatti i bisogni primari, siamo pronti per esplorare i meandri del Night Bazar, dove ci dirigiamo verso le 21:30. C'è parecchia gente, i marciapiedi sono sempre intasati da una colonna di persone che si fermano tra una bancarella e l'altra, ma appena superato il primo tratto arriviamo verso il centro del mercato dove diverse traverse si allargano in una sorta di piazza al coperto, che si apre infine lasciando spazio ad una grossa parete verticale costruita apposta per il gioco dell'arrampicata e un pò di climbing, davvero divertente anche per i bambini. Una sorta di sfida, dove si paga a tempo per provare l'ebbrezza di arrampicarsi e riuscire ad arrivare fino alla vetta, un percorso assai difficile ma ovviamente con tutte le protezioni, tanto di corda e materasso per le cadute. Inutile dire che parecchi bambini stanno addosso ai genitori per provare questo schianto di attrazione, mentre mi sembra quasi di essere tornato ragazzino alla fiera, in una atmosfera rilassata e gioiosa.
Dopo questa attrattiva torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente la zona più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Ci sono anche molti giochi originali come per noi la dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco neanche l'esistenza. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro con noi a casa. Si trova davvero di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.
Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto dallo bizzaro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con 4 corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath.
Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guethouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo thailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, che si nota dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse. All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via, cose impensabili da vedere a Cagliari di notte (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano una strada principale...). Paghiamo la stanza e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo così alla lista del "1 day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!
1/11 - Tour 1 day trek: Trekking con elefanti, bagno alla cascata, villaggio Karen e rafting sulle canne di bambù
Scendiamo a fare colazione alle 8.00, già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il 1 day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro), che comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, notando le proposte della varie agenzie, abbiamo notato che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come il nostro di oggi, con l'opzione però dei giorni che si vogliono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio e il rafting, sia che si scelga un giorno oppure tre.
La nostra guida, un personaggio thailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, e un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e ci porta ad una discreta altitudine, fino a che cominciamo a vedere dalla strada che costeggia un fiume una serie di elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi dieci minuti, ci fanno salire tramite una pedana sopra gli elefanti, uno per coppia. L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è più grosso! La nostra guida sale in macchina, ci raggiungerà alla fine del percorso, mentre le nostre nuove guide diventano dei ragazzi, che salgono uno ciascuno per elefante.
Il trekking ha così inizio con un impatto davvero forte, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del nostro pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti davvero stretto dove i nostri pesanti trasportatori dimostrano un'agilità degna di una gazzella che tenta la "prova del cuore", e dove francamente avrei avuto difficoltà a passare io stesso a piedi!!! I ragazzi che ci guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno sinceramente un modo di fare un pò arrogante e infantile nei confronti degli elefanti che ci lascia un pò perplessi. Qualche salita brusca e ripida discesa ci fanno emozionare non poco, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un signore appostato nel sentiero fa una foto a tutti i gruppi, che sicuramente potremo ritirare alla fine, così anche io e Ste avremo uno storico ricordo di questa memorabile esperienza! Attraversiamo nuovamente il fiume, fidandoci ciecamente della stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada principale asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.
Ritroviamo il nostro songtaw e la nostra guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e farci un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Non è per niente semplice come inizialmente poteva sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che sia riuscito a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più vicino, dove cominciano gli schizzi freschi dell'acqua, si cammina addirittura a carponi, ma finalmente si raggiunge ormai già completamente bagnati la base della cascata, dove il forte frastuono della caduta impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' assolutamente eccitante, non avevo mai fatto il bagno sotto una cascata in vita mia! Dopo una ventina di minuti, torniamo alla nostra roba evitando di sfracellarci tra la dura scivolosa roccia, ci asciughiamo contenti di questa bella rinfrescata e proseguiamo verso il songtaw.
Sono le 13:00 è la fame si fa decisamente sentire, ma prima del pranzo ancora un'importante tappa ci aspetta: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di tragitto. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo per noi occidentali! La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano qua! I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne un paio, ma ci scende quasi la tristezza nel vedere questi bambini vivere così, in condizioni lontane anni luce ad esempio da quelle che si vedevano a Krabi, dove giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina.
Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e ci dirigiamo finalmente al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente thailandese, riso fritto ultra speziato, di cui cominciamo francamente ad essere un pò nauseati. Ci pensano le due ragazze inglesi a spolverare due bei piattoni di quella roba, mentre io e Ste ci rifacciamo con la frutta, sempre immancabile e gustosissima.
Il tour prosegue e termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutta la roba nel songtaw, fidandoci della nostra guida indiana: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe, poiché il bagnarsi è del tutto scontato... io e Ste rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono abbastanza impermeabili. Ci fanno salire sulla parte posteriore delle zattere, due in tutto con quattro persone ciascuna, più la guida che anche stavolta è un giovane ragazzo. L'emozione non è da poco, soprattutto nel fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà come una all'altra e che traballano continuamente. Bisogna salirci piano e sedersi equilibrando il peso per eviare di capottarsi, ma una volta sistemati tutti pare decisamente più stabile. Il ragazzo conduce così il rafting con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci assicura che il fiume non è mai più alto di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto è pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane, ma poi il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che ci conducono, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che ci fanno fare tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di farci schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi ragazzi che giocano, ma ci sentiamo comunque sicuri nel pensare che questa è ormai un'attrazione molto turistica e male che vada ti puoi fare un bel bagno sul fiume e niente più (uhmmmm ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)! Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti più rilassanti, finché i ragazzi accostano e ci fanno scendere in un punto, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo tratto infatti, c'è un punto davvero difficile e stretto che possono attraversare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza di quella povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, ma rimane col mio stupore perfettamente integra! Risaliamo dunque e proseguiamo per un altro pò, salutando un gruppo di ragazzi thailandesi che fanno il bagno, sicuramente venuti qui a fare una gita spassosa, e affrontiamo l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!
Il rafting termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate una catarba di canne di altre vecchie zattere, e risaliamo per incontrare la nostra guida e il songtaw, carichi di adrenalina per questa eccitante e mitica avventura.
Mentre ci riposiamo e dissetiamo, un signore mostra le foto fatte la mattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una, ovviamente le compriamo e ci danno persino una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai e il negativo, un ricordo imperdibile e carino da tener stretto. Riprendiamo così il lungo tragitto per tornare indietro alla nostra guesthouse, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.
Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a raggiungere almeno il solito ristorante italiano "Da Stefano", e rifarci alla grande del pranzo un pò nauseante. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo non posso che rimanere piuttosto deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che mi permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta, un pò più all'interno o in un parco nazionale. Per forza in tutti quanti ci deve essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un tour nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, una richiesta semplice: camminare nel parco, nella foresta! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso, si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con camminate di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo certo tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, ci rimangono solo un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare l'ultimo giorno tranquillo per gli ultimi acquisti. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare che rende così lungo il loro collo ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso....
Torniamo così al Lai Thai, paghiamo la stanza e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno colpito così tanto qui in Thailandia.
2/11 - Tour Elephant Show: Maesa Camp Elephant, Orchid e Butterfly Farm
Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8:30, quando vengono a prenderci con un pulmino insieme alla simpatica coppia di signori australiani che erano con noi ieri al 1 day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, si rientra infatti all'ora di pranzo. Il tragitto è abbastanza lungo, passiamo diversi paesi e dopo mezz'ora cominciamo a salire sui monti e il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta. Arriviamo verso le 9:15, e il guidatore del pulmino ci conduce all'ingresso, dove fa i nostri biglietti e ci lascia. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in un impatto davvero molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, che ci fanno una bella foto con dei bambini thailandesi vestiti in costume locale, e ci fermiamo su un ponticello che scavalca un fiume con delle piccole cascatelle sotto di noi, mentre ammiriamo il panorama davvero emozionante. Finalmente un posto dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sè. Al contrario, qua è l'uomo che è andato dagli elefanti, questo è il loro campo, in mezzo alla foresta, qua vivono e vengono protetti ed aiutati a riprodursi senza esser necessario portarli altrove.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui, si dà loro da mangiare e si esibiscono in un numero assai divertente, mettendo un cappello in testa al turista con la proboscide e dandoci poi tre colpi sopra! Compro per 20 bath un grappolo di banane e provo anche io l'ebbrezza dell'esperienza, mentre Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco pure i tre colpetti in testa!
Subito dopo proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto che danno sul fiume e da dove si vede anche il ponticello: sicuramente questo è il punto di osservazione per lo show. E' bello notare che tutto è perfettamente costruito integrato nella natura, dal chioschetto ai caseggiati, senza brutti colpi d'occhio per la vista e anzi, al contrario, perfettamente mimetizzato.
Arrivano finalmente gli elefanti, sono tantissimi! Ci passano davanti senza alcun pericolo o timore, se qualcuno è nella loro strada si fermano e aspettano tranquillamente senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e io e Ste torniamo al ponticello che ci pare un ottimo punto di osservazione. I pachidermi entrano nel fiume a farsi un vero e proprio bagno, alquanto divertiti e spontanei, mentre alcuni ragazzi del campo li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo divertenti e teneri, si riconoscono oltre al fatto di essere più piccoli per il loro buffo ciuffo di "cappelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela davvero molto, riescono a mettere anche tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza problemi, mentre noi guardiamo tutto ciò esterefatti. Nella zona delle tettoie al coperto allungano la proboscide persino per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione del loro show...
Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti, non sono forzati da nessuno e anzi vengono ben coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri ci accompagnavano durante il trekking e usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto, qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali!
Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua quindi più su, e mentre seguiamo la gente che sale per una strada fangosa, inizia a piovere alla grande. Tiriamo fuori l'ombrello e ci dirigiamo in un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro all'aperto. I posti sotto le tettoie finiscono subito e così io e Ste preferiamo stare sotto l'ombrello nelle prime file degli spalti senza tetto per vedere meglio lo show, piuttosto che stare nelle ultime al coperto. Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacolini inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi mammiferi estremamente intelligenti.
Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano bene l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni che ci giocano, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando pesanti smarcamenti, mentre il portiere, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E incredibilmente tirano anche bene questi elefanti!
Subito dopo invece si esibiscono in una serie di calci di rigore, un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare, e la cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere! Rimango a bocca aperta nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi, e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che non avrebbe avuto prezzo per riprendere questo show, e cerco di fotografare almeno i momenti culminanti anche se non sarà mai la stessa cosa.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta, un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la loro proboscide al posto della mano umana.
Per finire, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostare tronchi di legno e sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden, ed è questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come dei buoi per tirare i carri.
Lo show dunque termina tra gli applausi interminabili ai protagonisti usciti nuovamente in cerchio a salutare, e ci dirigiamo lentamente all'uscita sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).
Rincontriamo i signori australiani, e prendiamo dunque il pulmino percorrendo la strada del ritorno, per fermarci una mezz'oretta alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee possibili ed immaginabili esistenti al mondo. Facciamo un bel giro tra questi splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati tipicamente tropicali: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Ci spostiamo poi in una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria in tema, e finiamo il giro nella sezione Butterfly, un grande giardino col tetto coperto per non far volare via le farfalle che volano libere all'interno. Non è impresa semplice osservarle e trovarle, ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.
Rientriamo al Lai Thai verso le 13:00, e usciamo direttamente dirigendoci a Thapae Road, visto che ieri all'inizio della strada abbiamo visto un locale carino dove si fanno panini freschi con ingredienti a scelta, una rarità qui in Thailandia mi pare. Ci sediamo ad un tavolino e prendiamo un bel panino classico con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath. Torniamo alla guesthouse in stanza e ci riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa un pò sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi dove anche se stai al tuo resort puoi riposarti in piscina, prender il sole o andare a mare assaporando il gusto del relax senza fare per forza niente di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non ti rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua!
Usciamo di sera per andare a mangiare al solito "Da Stefano", di cui ormai conosciamo il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la clientela e che ci tiene a sapere le impressioni sui suoi piatti e la sua cucina.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fatta con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ce ne sono di diverse dimensioni e di tutti i prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.
3/11 - Warorot Market; shopping per Thapae Road e Night Bazar
Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, cominciamo a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Thailandia, domani si parte!
Verso le 11.00 così decidiamo comunque di uscire anche sotto la pioggerellina fine e un pò fastidiosa, per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar però diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, ad un certo punto della Thapae Road svoltando a sinistra si raggiunge il primo e a destra il secondo. Inizialmente non vediamo niente che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati thailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale un pò perplessi pensando che forse oggi il mercato, vista anche la pioggia, sia chiuso. Entriamo così in una traversina e troviamo finalmente la folla e le bancarelle di ogni tipo, coperte dalla pioggia in modo a volte piuttosto arrangiato ma alquanto tipico e caratteristico. Passeggiamo così tra i marciapiedi intasati di gente esclusivamente thailandese; ci accorgiamo infatti presto che nessun turista viene a vedere questo posto, poiché di giorno sicuramente tutti sono in giro a fare i tour e i trekking e vanno a vedere di notte il Night Bazar. E' invece una inaspettata e grossa emozione trovarsi proprio qui, a vedere una cosa così caratteristica, la vita reale dei thailandesi che vengono a fare la spesa e a comprare di tutto. Si potrebbe davvero esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è assolutamente tutto e di più, qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia esterefatti, ciò che non si può immaginare!
Dall'abbigliamento in genere, entriamo in un padiglione al coperto dove nella zona centrale si vendono alimentari e dove posso dire di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per gli altri non saprei dare neanche una descrizione.... facciamo un giro negli altri piani tra abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per i trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio di trekking, non solo con zaini ma con abbigliamento e attrezzature come scarponi o binocoli tanto per fare un esempio.
Continuiamo a passeggiare per il market, perdendo un pò l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente particolari, tutti colorati di merce di ogni tipo, un'esperienza davvero interessante e originale qui a Chiang Mai che dimostra che non è affatto necessario optare sempre per i tour e seguire la massa dei turisti per conoscere il mondo thailandese. Questo è un vero mercato originale locale, non costruito per il turismo come la maggior parte di quelli a Bangkok o frequentato dagli stessi come il Night Bazar. E tutto ciò si vede anche dai prezzi infatti, che sono molto più bassi! Finiamo all'aperto nella zona dei fiori, un susseguirsi di colori vivaci e accesi in una giornata grigia e piovosa come questa, e rimango allibito dal prezzo di un mazzo enorme di magnifiche orchidee (non saprei dire neanche quante ma almeno una cinquantina) che costa appena l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro!!! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee in aeroporto costava per poco venti volte tanto...
Non si vede davvero alcun turista e sembra così strano passeggiare in mezzo a tutti questi thailandesi, che non essendo abituati evidentemente non chiedono neanche o stressano per comprare da loro (cosa impensabile per esempio a Bangkok dove si è assediati!), potendo così passeggiare tranquillamente osservando le tradizioni e la vita del posto. Passiamo in una interessante strada dove vediamo vendere la parte che meno piace a noi occidentali, quella degli insetti, scarafaggi, scorpioni: un pò di tutto, persino già pronti e fatti allo spiedo!!! Del resto qua è una cosa normale, come da noi comprare lumache , anguille o pesce, è solo una questione di cultura. La cosa che mi lascia più favorevolmente impressionato è la sitemazione e l'organizzazione del mercato, pulito e igienico assolutamente identico a quelli nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto vedendo quelli di Bangkok; e tutto ciò mi è confermato dal fatto che da parecchie parti è segnalata nientemeno che la conformità alle norme ISO 9002!
La nostra passeggiata termina verso le 13:00 e decidiamo di andare a pranzare nel locale di ieri in Thapae Road con un altro bel panino fresco, per poi rientrare in stanza e riposarci. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19:00 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, non saprei dire per quale festa o evento ma di sicuro è una scelta azzeccatissima! Sembra tutto un altro mondo poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari. C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath, un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti thailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia, vero cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro), un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta del cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto!!! Ci vorrebbe una valigia solo per i regali e sarebbero uno più bello dell'altro...
Il nostro viaggio in Thailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove chiaccheriamo un pò con il gestore e gli faccio i complimenti per le pietanze, non solo ottime per essere qui in Thaiandia, ma superiori anche a molti ristoranti stessi in Italia. Mi dice che il segreto sta nel fatto che lui non importa i prodotti italiani che gli costerebbero troppo, li fa sul posto, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Ecco perché ad esempio le tagliatelle fresche all'uovo sono più saporite da lui che le produce direttamente (e sa farle bene ragazzi!), piuttosto che in qualche ristorante italiano dove magari le comprano e anche se sono fresche sono prodotte da ditte che ovviamente, per produrle più convenientemente, "allungano" per così dire gli ingredienti a scapito di quelli meno costosi perdendo un pò di qualità e sapore (sto facendo ovviamente un esempio di massima...). Lo salutiamo e gli lascio il mio biglietto da visita col sito, promettendogli di fare un'ottima pubblicità del suo ristorante (e infatti, ho mantenuto la promessa Stefano!!)
Tornati al Lai Thai, paghiamo la stanza come tutti i giorni, ritiriamo i passaporti e i biglietti dalla cassetta di sicurezza e prenotiamo il trasferimento all'aeroporto per domani, che costa incredibilmente solo 50 bath (poco più di 1euro!!?). Adesso capisco perché all'andata è sempre incluso gratis nel prezzo! (in effetti l'aeroporto è comunque molto vicino).
4/11 - Trasferimento all’aeroporto di Chiang Mai
Alzati di buon ora verso le 6:30, finiamo di chiudere le valigie e scendiamo pronti per fare colazione, mentre aspettiamo la macchina che ci porterà all'aeroporto. Se devo esprimere un parere finale su questa guesthouse, devo sinceramente ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia un pò a desiderare, si paga per tutto, ed è molto casereccio. In realtà quest'ultimo punto sarebbe assolutamente favorevole se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema secondo me di questa struttura è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero di stanze notevole e una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, etc.etc., ma che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.
IL RIENTRO
4/11 - 5/11 - Volo Chiang Mai-Bangkok-Taipei-Abu Dhabi-Roma-Cagliari
Comunque sia non siamo stati male, e adesso i nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci aspetta oggi e domani per tornare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e pezzo di storia della nostra vita...
La macchina arriva puntuale e ci porta all'aeroporto; svolgiamo tranquillamente le procedure del chek-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8:30. Atterriamo nella capitale alle 9:40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che ci riporterà a casa con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e ci imbarchiamo alle 13:00, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Thailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13:25, con arrivo alle 18:00 a Taipei, ora locale ovviamente.
Da qua in poi ricordo in effetti ben poco! Dopo diciannove giorni di viaggio, ho dormito per la maggior parte del tempo del volo, rintontito poi negli scali dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo finalmente di ripensare emozionato a tutti i ricordi memorabili trascorsi in Thailandia. Alle 21.15 ora di Taipei ripartiamo quindi per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8:00 in punto. Altre tre ore di attesa, passate leggendo il giornale cercando di capire cosa è successo durante la nostra assenza dall'Italia, e facendo una doverosa colazione a cappuccino e pasta, e poi l'ultimo volo Alitalia AZ1573 per Cagliari, dove atterriamo alle 12:35.
Il nostro viaggio è terminato dopo 35 ore circa contate di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa!!! Ma lo rifarei, lo rifarei subito se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!
La cosa più bella e invidiosa per chi ci ha visto tornare è stata l'abbronzatura presa in pieno novembre, che ci è durata quasi un mese! Dopodiché non è rimasto che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden, pubblicare le mie foto digitali nel sito scegliendo le migliori tra le 800 circa fatte, e iniziare a scrivere le mie memorie in questo lungo diario, che le conserverà per sempre nel tempo rendendo indelebile ogni particolare di questo fantastico viaggio.....
Dedicato alla mia amata e fantastica compagna di viaggio Stefania… altri 100 come questi !!!