LA RUTA MAYA
Tra Messico, Guatemala,
Honduras e Belize !


Diario di viaggio
8/27 Agosto 2003

1 euro = 1,26 US$ =
11,96 pesos
9,10 queztal
19,83 lempiras
2,26 dollari beliziani

 

08 Agosto 2003 - Arrivo a Cancun.
Sono le 06.10 quando entro all'aeroporto di Linate... Il check-in per il volo Iberia che mi porterà a Madrid è già aperto e c'è una fila incredibile; mi incolonno e pazientemente aspetto il mio turno.
Le poche ore di sonno come sempre sono annullate dall'adrenalina della partenza e mi diverto ad osservare le persone intorno a me, cercando di carpire la loro meta di viaggio.
Passano quaranta minuti prima di appoggiare i biglietti e i documenti al banco del check-in; di fronte un impiegato, per nulla interessato alle persone che gli scorrono davanti, abituato e assuefatto al flusso di gente che si sussegue al suo cospetto...
Chiedo un posto sul corridoio e sull'uscita di sicurezza, che garantisce un pò più di mobilità, per tutto il viaggio e vengo accontentato !
L'imbarco è puntuale e veloce; il 347 che mi porterà nella capitale spagnola è completo in ogni suo ordine di posti.
Appena mi siedo, distendo le gambe, infilo i tappi per le orecchie e mi lascio andare : poco dopo il decollo già sono nel mondo dei sogni... e ci resterò sino a pochi minuti prima dell'atterraggio : il volo più breve della mia vita o almeno così mi è sembrato !
A Madrid neanche il tempo di capire a quale gate mi devo dirigere e sono già in fila per il controllo del bagaglio a mano; minuzioso e scrupoloso, per quasi tutti i passeggeri. Mi controllano scarpe, rullini fotografici, capovolgono letteralmente lo zainetto...
Immediatamente dopo, check-in per il volo intercontinentale con un comodo Boing 747.
Posto sull'uscita di sicurezza : una comodità non indifferente poter allungare le gambe a piacere, alzarsi e avere un minimo di spazio vitale per sgranchirsi...
Anche questo volo scivola via "veloce", quasi le sue nove ore scorressero più rapide sull'orologio. Leggo le mie guide per essere subito operativo una volta a Cancun e dormo qualche ora. Arriviamo a Miami in perfetto orario.
Qui pensavo di dover fare la stessa trafila di Gennaio, con la corsa nel lungo corridoio, l'attesa per il visto di transito e il ritorno alla sala di transito per l'imbarco... Invece no ! Niente più corridoi da solcare, ma subito dogana, inspiegabilmente lenta e scrupolosa anche per passeggeri in transito (e dal 24 Ottobre 2004, sarà necessario richiedere un visto di transito in patria prima di giungere negli States, se non si è in possesso di un passaporto recente, dotato di banda magnetica che riassume i dati !!!). 
Poi un trenino mi porta insieme ai miei compagni di viaggio nell'altra ala dell'aeroporto, dove prima transitiamo nella sala del recupero bagagli, quindi risaliamo due piani e veniamo concentrati nella sala di aspetto, da cui si accede a tutti gli imbarchi Iberia per le varie destinazioni del centro-america.
Tutto facile, se non si dovesse passare nuovamente il controllo bagagli a mano, che per quello che riguarda lo scrupolo è incredibilmente più minuzioso dell'omonimo europeo !
Hai "raggi x" passa tutto : zaino, scarpe e calze eventuali, ogni oggetto di metallo. Quindi la persona, anche se supera indenne il rilevatore di metalli, viene ricontrollata con metal detector manuale e lo zaino passato al setaccio, persino con un rilevatore chimico di esplosivo... Beh..., per lo meno sto sicuro ! 
Dopo un'ora e venti minuti dall'atterraggio, mi siedo nella sala di raccordo dell'Iberia : il volo è annunciato con due ore di ritardo, fortunatamente !
Mentre aspetto scambio quattro chiacchere con due simpatiche signore che fanno parte di un tour organizzato del Messico. Devono arrivare a Città del Messico, ma a causa di un over-booking della compagnia gli fanno fare un giro incredibile per raggiungere la capitale : da Miami a Cancun, quindi a Città del Messico !
Mi chiedono informazioni su come impiegare le giornate libere a loro disposizione e mi sbizzarrisco nel consigliare quello che farei io nelle loro stesse condizioni, soprattutto per il soggiorno di quattro notti a Tulum. Il tempo scappa via e il nostro imbarco viene annunciato...
Sul volo faccio amicizia con due ragazzi di Milano, che più o meno hanno intenzione di fare il mio giro, ma hanno più giorni a disposizione; anche questa è un'occasione per scambiare pareri e confrontare itinerari, così in men che non si dica, veniamo "disturbati" dall'annuncio dell'imminente atterraggio...
Cancun mi accoglie con un caldo umido quasi soffocante, ma neanche tanto peggio di quello lasciato in Italia e con un aeroporto nuovo e scintillante.
Le formalità di dogana ed immigrazione sono veloci e poco fiscali; in pochi minuti mi ritrovo col mio timbro di ingresso e il cedolino di cartone da custodire scrupolosamente sino alla partenza; è il visto turistico messicano !
Il fido zaino mi aspetta al ritiro bagagli, supero il controllo "random" di polizia, nel senso che prima di lasciare l'area arrivi è necessario superare una sorta di semaforo e schiacciare un pulsante rosso, che fa accendere una luce : verde, via libera; rosso, controllo del bagaglio ! Alle 20.30 esco dall'aeroporto.
Un orda di tassisti offre i loro passaggi a peso d'oro... Non li considero affatto, visto che dalla parte opposta del giardino parte il bus che porta in centro e inoltre mi devo fermare in aeroporto, dove arriverà la mia inaspettata compagna di viaggio, che ha rimediato un biglietto a 36 ore dalla partenza...
Vado verso destra e entro nell'atrio della zona partenze e arrivi nazionali. Come prima cosa cerco di cambiare un pò di dollari in pesos messicani, ma il "Bancomex", che si trova in fondo a destra, una decina di metri dopo la zona di accesso all'area imbarchi, sullo stesso lato, è già chiuso !
Non mi resta che aspettare... Mi siedo di fronte all'uscita dei voli nazionali e nell'attesa osservo il comportamento dei tassisti che operano all'interno dell'aeroporto. Sono tutti schierati in questa zona, dove c'è anche una sorta di book-office per prenotare un taxi e appena i passeggeri di un volo varcano la porta a vetri che delimita l'area di recupero bagagli dal salone, cominciano a offrire i loro passaggi. Il costo è esorbitante se confrontato con la normale tariffa applicata dai taxi che si possono fermare per strada a Cancun (120 pesos), a causa delle pesanti "provvigioni" che devono pagare all'aeroporto per poter operare al suo interno !
Alle 23.30, in perfetto orario, atterra il volo della Mexicana (partner Lufthansa) da Città del Messico : l'avventura inizia o quasi..., visto che Cimar arriva, ma non il suo zaino !
Le ultime speranze si spengono insieme al tappeto girevole sui cui ormai nessun bagaglio è presente e comincia la trafila burocratica (compilazione di un modulo di smarrimento con tutti gli estremi del bagaglio) per la ricerca e il recupero del "disperso" !
Per un momento rimango inerte, quasi incredulo..., poi comincio a pensare alle implicazioni a cui questo porterà e un pò di nervosismo mi scuote... Purtroppo non c'è nulla da fare, bisognerà aspettare domani, per sapere qualcosa !
Cimar è affranta, io deluso e preoccupato : il nostro incontro non è dei più vivaci !
Usciamo dall'aeroporto e attraversiamo il piccolo parco che c'è di fronte; sulla sinistra, all'incrocio con la strada che perpendicolarmente incontra il viale che costeggia il giardino, parte il bus per il centro.
Prendiamo l'ultimo della sera; quello delle 24.00 ! Il costo è di 40 pesos a persona; se si paga in dollari, ne vengono richiesti 5 ! Praticamente 10 pesos in più...
Il bus spegne le luci e parte...; rimaniamo al buio, seduti a fianco, separati dal corridoio, restando praticamente in silenzio... Poi rompiamo il ghiaccio, la tensione, la stanchezza con le classiche frasi che il protocollo del momento impone : "hai dei vestiti nel bagaglio a mano ?", "vedrai che domani arriva !", "viaggiato bene ?".
Intanto il bus percorre velocemente la lunga strada dritta che porta verso il centro, solcando l'oscurità della notte.
I finestrini sono tutti aperti e sul viso si infrange l'aria calda del Quintana Roo. Le prime luci del centro mi costringono a socchiudere un pò gli occhi, ormai abituati all'oscurità e dopo quindici minuti di viaggio scendiamo in Av. Tulum, a poche decine di metri dal terminal di Ciudad Cancun.
Attraversiamo la strada e fiancheggiando il terminal, imbocchiamo Av. Uxmal, dove ci dovrebbero essere alcuni hotel, tra i meno costosi.
Il primo è l'Hotel Alun, di un bel colore rosa e all'apparenza abbastanza carino : tutto completo !
Attraversiamo la strada e andiamo all'Hotel Cotty, che gli sta quasi di fronte : anche qui tutto completo !
Proseguiamo lungo la strada sino al nuovo hostello e prendiamo la traversa verso destra; subito sulla sinistra si trova l'Hotel Las Palmas, all'apparenza non molto invitante. Ha una doppia libera, proprio quella che da sull'atrio dell'entrata; la camera è piccola e senza finestre, con un letto matrimoniale e un ventilatore. Non mi entusiasma, quindi me la tengo come ultima possibilità e continuiamo nella ricerca.
Poco più avanti, c'è il vecchio ostello : ne approfitto per provare a chiedere se ci sono stanze libere. L'aspetto non è affatto invitante e l'assonnata signora che viene a rispondere alle mie domande, mi toglie dall'imbarazzo di rifiutare nuovamente una stanza, comunicandomi che ci sono disponibili solo posti in dormitorio...
Ritorniamo sui nostri passi e decido di cambiare zona, quindi risaliamo Av. Uxmal, dirigendoci verso il terminal. Mentre siamo all'altezza dell'Hotel Alun un ragazzo italiano ci ferma e ci chiede se stiamo cercando una stanza. Rispondo affermativamente, pensando fra me e me : ...questo sicuro ci porta in qualche Hotel dove scuce una provvigione !". Invece no ! Ci consiglia La Casa de Huéspedes Punta Allen, dove lui ha sempre trovato posto; sono sempre il solito diffidente...
Sfrutto la dritta e invertito il senso di marcia, proprio di fronte al nuovo ostello, prendo a sinistra Av. Yaxchilàn; solo poche decine di metri e sulla destra, di fronte al Ristorante Placita, c'è Av. Punta Allen, poco più di un vicolo un pò buio nei suoi primi metri. Lo imbocchiamo e sulla sinistra troviamo La Casa de Huéspedes Punta Allen, una graziosa casetta con un giardino ricco di piante, con stanze disposte su due piani.
Questa volta abbiamo fortuna e troviamo la camera : è al primo piano, con due letti matrimoniali, un bagno grande e pulito, l'aria condizionata e la TV. Costo : 280 pesos a notte, neanche tanto considerando i prezzi di Cancun !
Finalmente una doccia per smaltire la stanchezza del viaggio e infine a letto per un pò di meritato riposo.

09 Agosto 2003 - Cancun, Tulum, Cancun.
Sveglia con tutta tranquillità intorno alle 08.30, quindi prima preoccupazione : lo zaino di Cimar ! La speranza è che sia stato lasciato a Città del Messico nel passaggio da Lufthansa a Mexicana e che sia arrivato con il primo volo del mattino...
Usciamo e raggiungiamo il vicino terminal degli autobus, dove oltre a comprare una scheda telefonica da 50 pesos, guardo orari e costi per il trasferimento a Chichen Itza e a Merida : ci sono autobus di prima e seconda classe, praticamente ogni ora.
Lasciamo il terminal e andiamo a fare colazione nel locale che si trova sotto l'Hotel Alun, una sorta di ristorante con buffet, che offre tutti i piatti della cucina messicana, oltre a frutta, yogurt e dolci vari. L'unica cosa che si ordina è il café; il resto bisogna andarselo a prendere a piacere per gusto e quantità e portarselo al tavolo. La soluzione ideale per chi mangia molto il mattino...
Il costo è un pò alto : 75 pesos, ma se si considera che la quantità è a piacere, non è neanche poi tanto !
Prima di lasciare il ristornate, telefono con la scheda in aeroporto per sapere notizie dello zaino di Cimar. La risposta non è delle migliori e mi lascia al quanto deluso, purtroppo lo zaino non era stato smarrito a Città del Messico, ma lasciato in Italia, nel senso che non era stato proprio imbarcato !
L'impiegato della Mexicana, mi spiega che è partito in mattinata e arriverà col volo delle 23.30 : in sostanza sta facendo lo stesso viaggio del suo proprietario, ma con un giorno di ritardo !!! Questo significa che dovremo stare un'altra notte a Cancun...
La cosa migliore da fare a questo punto, per non sconvolgere troppo il viaggio, è anticipare l'escursione a Tulum, che era in programma solo nell'ultima settimana, al rientro in Messico da Chetumal.
Detto, fatto ! Paghiamo "la cuenta" e andiamo a prendere il bus di seconda classe che porta a Chetumal da Cancun e lungo la strada fa tappa a Tulum.
Non faccio il biglietto al terminal; per gli autobus di seconda classe non è necessario, visto che si fermano lungo il tragitto principale per far salire altre persone e il biglietto, lo emette l'autista.
Ne troviamo uno in procinto di lasciare Cancun, proprio di fronte al terminal e saliamo.
La società che copre questa tratta è la Mayab; i bus sono belli, con aria condizionata e sedili comodi e tutto sommato solo poco più lenti di quelli di prima classe. Hanno però l'inconveniente di fermarsi più volte prima di lasciare il centro abitato e poi anche durante il tragitto al minimo accenno con la mano di chi si trova sulla carreggiata. Costo del biglietto : 40 pesos. 
Il bus percorre la strada che segue la costa e dopo un ora e mezza, fa tappa al terminal di Playa del Carmen, dove la sosta è di soli cinque minuti..., che naturalmente diventano dieci !
Altre due ore e si arriva a Tulum, dove il bus ferma al "cruzero" per le rovine. Scesi è necessario attraversare la carrettera, con la dovuta cautela e incamminarsi lungo la strada perpendicolare che ci si trova di fronte.
Sono solo 800 metri, ma sotto il sole cocente di mezzogiorno, non è per nulla una passeggiata...
Ai margini della strada ci sono bar, venditori di souvenir e bibite e un trenino, che porta all'entrata delle rovine, ma prenderlo è pressoché inutile, visto il breve tratto di strada da percorrere.
La strada termina a fondo cieco, proprio alle rovine e sulla sinistra si trova la biglietteria : costo dell'entrata, 37 pesos.
Pochi metri oltre la biglietteria c'è l'entrata, che presenta una curva a destra in semi pendenza, oltre la quale si apre alla vista il sito archeologico di Tulum; in verità niente di stupefacente e particolare, dato che le rovine Maya sono ben poche.
Unica attrattiva che lo rende speciale è il fatto di trovarsi sul mare e il colore turchese dell'acqua rende la rocca, molto più affascinate di quanto in realtà non sia...
Oltre la torre, c'è il tempio, con la piccola scalinata, quindi andando verso sinistra la spiaggia..., chiaramente di sabbia bianca, dove sdraiarsi a prendere il sole è un vero e proprio piacere; e ancora di più farsi un bel bagnetto..., anche se non si può dire certo "rinfrescante", visto che l'acqua è a trenta gradi !
Passiamo il pomeriggio proprio qui, crogiolandoci al sole, tra un tuffo e l'altro, sino a che la pelle non avvisa, che l'esposizione è a rischio !
Verso le 16.30 ci rivestiamo e lasciamo l'area del sito archeologico, ripercorrendo a ritroso la strada che ci ha condotto sin qui.
La sete è tanta, quindi all'ultimo bar sulla destra mi compro una bottiglia d'acqua da litro e una lattina di Fanta. Il totale, 52 pesos : uno scippo !!! Tuttavia non c'è migliore alternativa, quindi...
Passano cinque minuti e vedo sulla carrettera il bus della Mayab che va verso Cancun fermarsi a caricare delle persone; un piccolo scatto di corsa e saliamo anche noi. Sono le 17.00 : dopo due ore scendiamo al terminal di Cancun Ciudad, da dove eravamo partiti...
E' l'imbrunire, le luci dei negozi cominciano ad accendersi e anche il fine settimana...; da tutti i locali, si sente uscire musica e l'atmosfera è allegra e divertente.
Questa è l'impressione che ho mentre percorro Avenida Uxmal per raggiungere La Casa de Huéspedes Punta Allen; impressione che si rafforza ancora di più, quando imbocco Avenida Yaxchilàn, che ha locali da entrambe i lati della carreggiata...
Dopo una doccia tonificante e un piccolo e necessario riposino per alleviare la stanchezza da fuso orario, più che da fatica di giornata, ritorniamo fuori, ma anche se la fame comincia a farsi sentire, decidiamo di andare prima a ritirare lo zaino, che dovrebbe (...il condizionale è d'obbligo !) arrivare alle 23.30 !
Per raggiungere l'aeroporto, si hanno due alternative : o i collectivos che partono di fronte da Avenida Tulum (subito dopo aver superato Av. Cobà) o un taxi...
Optiamo per il taxi : ne fermo uno e provo a contrattare il prezzo... Nulla da fare, la tariffa dal centro all'aeroporto è 120 pesos..., non trattabili ! Non troppo contento salgo sul taxi e in poco meno di 15 minuti siamo in aeroporto.
L'aeroporto è pressoché deserto...; il volo delle 23.30 è in perfetto orario e lo zaino, solo soletto arriva con tutti gli altri !
E' un'addetta al servizio di sicurezza a portarlo fuori dalla zona arrivi, dove non si può accedere. Cimar torna in possesso del suo bagaglio..., domani si parte per l'avventura !
Per tornare a Cancun Ciudad, prendiamo nuovamente il bus che parte dalla strada oltre i giardini di fronte all'aeroporto; questa volta pago in pesos, spendendone 40 !
Una ventina di minuti e rieccoci in centro. Ritorniamo verso la posada e ci fermiamo a mangiare, zaino compreso al ristorante "Placita", proprio di fronte ad Avenida Punta Allen.
Il ristorante è carino con tavolino all'aperto posti attorno ad una costruzione centrale che ospita la cucina e di fronte alla strada; il servizio apparentemente buono...
Ordino una fajitas mixtas e una cerveza Sol : la carne è ottima e ben servita con fagioli, riso, cuhacamole e chiaramente le immancabili tortillas.
Il prezzo un pò caro, ma neanche tanto, se si tiene conto che siamo a Cancun. L'unica cosa che mi da fastidio è la richiesta, quasi obbligata della mancia !!!
Ci rimango un pò male... e non cedo, pagando solo il mio conto e non lasciando nulla, per principio !
Dai locali dalla parte opposta della strada arriva forte il suono della musica, ma gli occhi mi si chiudono e anche se mi piacerebbe fare un giro, torniamo a La Casa de Huéspedes Punta Allen. 

10 Agosto 2003 - Cancun, Chichen Itza, Merida.
Alle 07.10 prendiamo dal terminal il bus di seconda classe dell'Oriente, che per 77 pesos ci porterà a Chichen Itza.
Il viaggio dura quattro ore e mi consente di vedere di sfuggita Valladolid, che attraversiamo proprio nella zona centrale, costeggiando il parque. La cittadina mi appare molto carina, come tutti me l'avevano descritta e il dispiacere di non averla potuta vedere, trascorrendo qui una notte, mi accompagnerà per tutto il viaggio... Purtroppo i giorni a disposizione sono 18, un pò pochi per un viaggio così lungo e articolato : qualcosa dovevo pur saltare, ma che peccato...
Il bus termina la sua corsa nel parcheggio di fronte all'entrata del sito archeologico di Chichen Itza, dove fermano anche quelli di prima classe, ma solo negli orari in cui il sito è aperto; in caso contrario fanno tappa a Pistè, il paese poco lontano.
Zaino in spalla ci dirigiamo alla biglietteria, dove stranamente le persone sono in fila ! Dico stranamente, perché la Lonely Planet, recita più volte che l'entrata a tutti i siti archeologici è gratuita la domenica...; l'informazione è giusta, ma purtroppo dal Gennaio 2003, solo per i messicani e/o i residenti in Messico !
Inevitabilmente ci mettiamo in coda...; poi per guadagnare tempo, mentre io resto in coda, Cimar comincia ad andare a consegnare gli zaini al piccolo deposito bagagli gratuito che si trova subito dopo aver girato l'angolo sulla destra, oltrepassata la biglietteria.
Costo di ingresso : 87 pesos ! Certamente non a buon mercato... Se poi si vuole portare una telecamera, sono necessari altri 30 pesos !
Mi servono 10 minuti per acquistare il biglietto, anche perché, le guide, spesso si inseriscono nella fila dalla parte opposta per comprare in blocco i biglietti di ingresso per i loro gruppi..., cosa che mi infastidisce non poco e che è mal tollerata, mi è sembrato di capire, anche dagli addetti al sito e dal personale della biglietteria.
Muniti di biglietto, accediamo nell'atrio che fa da anticamera all'entrata al sito archeologico; sulla sinistra c'è un negozio di souvenire all'interno del quale ha un book office la Ado, dove è possibile comprare i biglietti per i bus in partenza da Chichen Itza.
Poco oltre c'è il museo, quindi i cancelli di entrata; dalla parte opposta invece, si trova un piccolo giardino quadrato con al centro il plastico in scala dell'intero sito archeologico, quindi il ristorante, un bar, altri due negozi di souvenir e i servizi igienici.
Visto che ormai sono le 12.30 e la fame si fa sentire, ci sediamo ai tavolino del ristorante, con la consapevolezza di andare incontro ad uno scippo in termini di prezzi... Invece, sorpresa ! I prezzi del ristorante sono nella norma.
Mi prendo una "quesadillas de fajitas de pollo" (per 52 pesos) accompagnata da una cerveza Sol e Cimar un "plato grande de fruta fresca" (per 35 pesos).
Rifocillati, facciamo il nostro ingresso nel sito archeologico, passando attraverso un passaggio obbligato, che scatta conteggiando gli accessi.
Poche decine di metri lungo un vialetto alberato e di fronte ci troviamo la maestosa Piramide di Kukulkan, che altro non è che il calendario maya. L'impatto visivo è veramente bello : al centro di uno spiazzo pianeggiante ricoperto di erba verde, si erge la piramide in tutta la sua bellezza !
Sulla sinistra l'ampio campo della pelota, il più grande di tutta la ruta maya, con ai lati le alte pareti verticali che lo delimitano, sul fondo delle quali si trovano i geroglifici che rappresentano lo svolgimento delle gare e il sacrificio della squadra vincente (...eh si era chi vinceva ad essere sacrificato !!!) e in alto al centro il cerchio, dentro il quale andava fatta passare la "pelota" !
Sul fondo il tempio del Barbado a delimitare il lato nord del campo, ma più di tutto sono attratto dal particolare del serpente che come un lungo passamano segue il perimetro delle pareti laterali, terminando con la testa del rettile con la bocca spalancata.
usciti dal campo della pelota dalla parte opposta da cui siamo entrati e fatte poche decine di metri, sulla sinistra imbocchiamo la strada sterrata, tra gli alberi che porta al Cenote Sagrado di Chichen Itza; solo poche centinaia di metri per raggiungerlo e notare come il pozzo calcareo naturale altro non sia che un enorme pozza verdastra a cielo aperto : sostanzialmente nulla di particolarmente attrattivo.
Il caldo è torrido e umido; il suo peso opprimente lo sento tutto e a poco serve bere..., se non a ri-idratare l'ingente quantità di liquidi che sto perdendo...
Anche la folla è numerosa e attenua notevolmente il fascino del luogo in cui mi trovo !
E' il momento di riposare un pò, così ci sediamo sui gradoni naturali che si trovano sulla destra tra gli alberi, di fronte al cenote. dall'altra parte c'è il bar, che non fatica certo a fare affari...
Una decina di minuti e riprendiamo l'esplorazione del sito, ritornando nell'ampia piazza su cui domina la piramide e seguendo verso sinistra raggiungiamo il tempio delle mille colonne, l'edificio che più mi è piaciuto per la particolarità delle sue colonne perfettamente allineate, che ne danno un carattere surreale.
Infine la "scalata" alla piramide : dulcis in fundo !
Si può salire da tre dei quattro lati e sul principale, quello di fronte all'entrata, si trova anche una fune che può aiutare sia per l'ascesa che per la discesa, per molti la cosa più complicata e difficoltosa !
I gradini sono ripidi, ma la difficoltà maggiore è data dal fatto che sono stretti e non consentono di appoggiare completamente il piede, costringendo ad una faticosa salita tutta fatta sforzando caviglie e polpacci... La cosa migliore da fare è salire leggermente di sbieco, poggiando tutta la pianta del piede sul gradino, oppure a zig-zag, sempre per lo stesso motivo, in modo da rendere il tutto meno faticoso per articolazioni e muscoli !
Dalla cima si gode una bella vista di tutto il sito archeologico, che è completamente immerso nel verde della vegetazione circostante.
La discesa è la croce di molti visitatori... e si assiste alle scene più strane : gente che scende stando seduta sui gradini e facendoli ad uno ad uno, oppure girata di spalle... Io non ho avuto nessun problema di vertigini o di paura del vuoto : si percepisce l'altezza a causa dell'elevata pendenza, ma se si scende stando leggermente orizzontali alla linea di marcia, la discesa è agevole, veloce e facile, come quella delle scale di casa !
Dopo tre ore terminiamo la nostra visita al sito e usciamo dal cancello da cui eravamo entrati.
Ci sediamo sulle panchine che attorniano il plastico del sito e prendiamo da bere : finalmente qualcosa di fresco !
Quindi sfruttiamo i bei bagni ampi per rinfrescarci e ci godiamo un pò di riposo, prima di prendere il bus dell'ADO che ci porterà a Merida.
I biglietti si possono comprare al book-office dell'ADO nel negozio di souvenire a sinistra dell'ingresso : prendo due biglietti per il bus di prima classe delle 17.00 per Merida, quindi telefono all'Hotel Santa Lucia, che è quello che mi ispira di più tra quelli indicati dalla Lonely Planet e prenoto una stanza ! Il tutto riesce alla perfezione, ma si rivelerà una scelta sbagliata, non tanto per l'hotel..., quanto per il prezzo che non sarà quello indicato dalla mitica guida...
L'errore comunque è mio..., visto che invece di fidarmi delle indicazioni, che tali sono e come tali dovrebbero essere considerate, non ho chiesto via cavo il prezzo della camera, preoccupandomi soltanto di riservarla...
Alle 17.00 puntuali, lasciamo Chichen Itza con un bell'autobus della ADO, completamente pieno; il viaggio sino al terminal di prima classe di Merida (terminal CAMA) dura poco meno di due ore e me le dormo praticamente tutte...
Dal terminal, a piedi, passando da prima di fronte al Terminal di seconda classe, praticamente attiguo a quello di prima classe, raggiungiamo costeggiando il parque central, cale 58, dove si trova l'Hotel Santa Lucia.
La camminata dura almeno 15 minuti e mi permette di avere il primo approccio con Merida, capitale dello Yucatan; la sensazione è positiva..., ambiente coloniale, con case basse e colorate, un bel parque central, con da una parte la cattedrale e dall'altra il municipio, strade pulite. Un pò il contrario di tutto quello che mi avevano detto; ma è domenica !
L'Hotel santa Lucia, di fronte all'omonima chiesa è veramente carino e ben tenuto, ma le tre stelle che capeggiano di fianco al nome mi mettono in stato di allerta...; infatti la camera doppia che ho prenotato, non costa 25 dollari come recitava la Lonely Planet, ma 15 di più : 399 pesos !
La stanchezza comincia a farsi sentire... e visto che dovremo fare solo una notte, decidiamo lo stesso di prenderla, concedendoci un pò di lusso inaspettato...
L'hotel ha camere disposte su tre piani, con un piccolo giardino la centro della struttura e la piscina leggermente defilata. Tutte le camere hanno aria condizionata e zanzariere alle finestre che danno esclusivamente sul corridoio su cui sono disposte le porte di accesso.
La camera è veramente bella, con due letti matrimoniali molto comodi e rigidi, la TV via cavo e un bagno grande, pulito e con acqua calda.
Dopo una doccia la stanchezza sembra svanire, così usciamo per percepire meglio la città. Appena fuori dall'Hotel prendiamo a destra e poi ancora a destra lungo Calle 60, una delle vie principali della città.
Il buio ormai è alle porte e le prime luci di negozi, ristoranti e locali illuminano la città.
calle 60 la domenica viene chiusa al traffico come pure il parque sino alla mezzanotte e per strada ci sono moltissime persone e musica dal vivo e non che esce da ogni locale; un'atmosfera allegra, piacevole e un clima amichevole che ti pervadono e non possono lasciarti indifferente.
Arriviamo sino al parque central; la cattedrale è illuminata da luci tenue, che ne rendono la semplice facciata austera, particolare e più bella di quanto non sia in realtà.
Nel piazzale antistante sostano con i loro baldacchini mobili gli ambulanti che preparano al momento le loro "prelibatezze"; il profumo, forte e intenso, risulta invitante e irresistibile, così per curiosità, ma anche per fame, prendo un pacchetto di "patacones", il classico platano fritto, per 12 pesos e subito dopo provo una "marchesilla", una sorta di crepe dolce di grano con all'interno del formaggio, per 10 pesos.
Poi attraversata la strada, ci sediamo ai tavolini di un'altro baldacchino improvvisato, che offre da mangiare pietanze più consistenti; qui ordiniamo una "tortas con carne asada" (in sostanza un panino con carne in umido) per 10 pesos e dos coca-colitas e ce li gustiamo, godendoci il venticello che smorza la calura e lo scenario della cattedrale che ci fa da cornice alle spalle, allietati dalla musica dal vivo che giunge dalla vicina Calle 60. Che dire..., un bella serata !
A mezza notte Calle 60 e le strade che circondano il parque vengono riaperte al traffico e i tavolini volanti spariscono, per lasciar posto alle rumorose auto messicane.
Ritorniamo verso il nostro hotel, ripercorrendo calle 60, dove i locali sono ancora pieni di persone e ci fermiamo ad un locale, dove è possibile effettuare la connessione ad internet, per dare le consuete notizie a casa.
Poco più di mezz'ora e poi via a riposare, visto che domani ci dovremmo alzare un pò presto per trovare l'escursione a Uxmal, cosa che non abbiamo potuto fare dato che è domenica e tutte le agenzie erano chiuse.

11 Agosto 2003 - Merida.
Sveglia presto per andare alla ricerca di un tour per Uxmal e alle 07.30 siamo già in strada. L'idea sarebbe buona se le agenzie fossero aperte; ma non lo sono !
Non c'è problema si va a fare un buon desayuno ! Percorriamo, verso la cattedrale, Calle 60, quindi attraversiamo il parque e prendiamo Calle 58. La città non è ancora sveglia e conferma di essere carina, con case basse e colorate, palazzi, chiese e strade pulite. 
Facciamo pochi metri e sulla destra troviamo la "Lecherìas La Parroquia", un localino a conduzione familiare dove Rafael Jimenez Medina e le sue due figlie preparano buone colazioni a base di frutta, caffè e latte. Colazione veloce e energetica, grazie al miele sopra la frutta e ripartiamo per la nostra ricerca.
Alle 08.30 i negozi cominciano ad aprire e risalendo Calle 58 verso il nostro hotel, trovo finalmente aperta un'agenzia viaggio ! Entro e chiedo informazioni per il tour a Uxmal. La risposta, purtroppo, non mi piace per nulla, sia per il prezzo richiesto, che per il tempo necessario alla visita : tour di Uxmal e Kabah in combi da 12 posti, con pranzo compreso e guida, esclusi i biglietti di ingresso, 350 pesos a persona con partenza alle 09.00 e rientro a Merida alle 17.30 !
Resto un pò titubante..., ma alla fine decidiamo di accettare. La signora dell'agenzia contatta l'autista del combi, ma purtroppo non ci sono più posti disponibili ! Devo dire sinceramente che la risposta non mi dispiace affatto, anzi sono quasi contento !!!
Non mi perdo d'animo e decido di arrangiarmi da solo, cosa che, col senno di poi, avrei dovuto fare sin dall'inizio; ci dirigiamo alla stazione degli autobus di seconda classe, ma una volta arrivati, decido di andare alla vicina stazione degli autobus di prima classe per comprare il biglietto per Palenque.
La decisione è ottima, visto che quando arrivo allo sportello, dopo una breve coda, i posti disponibili per il bus delle 22.30 sono solo cinque ! Compriamo i nostri e ci assicuriamo il viaggio : prezzo 262 pesos.
A questo punto ritorno alla stazione degli autobus di seconda classe deciso a raggiungere Uxmal, ma la cosa non è così facile !
Mentre sono in coda allo sportello, leggo su un enorme cartellone che la compagnia ATS, effettua tutte le mattine una corsa che comprende il tour di Uxmal, Kebah e la Ruta Puuc, che parte alle 08.00 e rientra intorno alle 16.00 : tutto per solo 117 pesos ! Unico problema è che ormai sono le 09.00...
Giunto allo sportello chiedo quando parte il primo bus per Uxmal; risposta alle 12.00 ! Troppo tardi, visto che si impiega circa un'ora e mezza per raggiungerlo e comunque il ritorno sarebbe problematico, perché gli autobus che arrivano da Campeche spesso sono pieni e non si fermano.
Alternativa è prendere un collectivos per Mona e giunto là un taxi per Uxmal, quindi vado al vicino Parque de San Juan, da dove partono i collectivos, ma purtroppo sono tutti vuoti e non c'è verso di lasciare Merida...
La rabbia è tanta, anche perché era un'escursione interessante e alla nostra portata..., se solo avessi saputo del tour giornaliero dell'ATS !!! Prima "cappella" del viaggio... e la responsabilità è solo mia !
Decisione ovvia e scontata, è quella di dedicare la giornata alla scoperta di quello che non abbiamo ancora visto di Merida.
Lo zocalo e la cattedrale sono infatti solo uno degli aspetti più interessanti della città, che ha un mercato veramente bello, colorato e interessante, dove non c'è alcun turista e si respira l'aria mexicana. Beh a dire il vero, a causa del grande traffico e del conseguente smog, l'aria che si respira non è poi così buona..., ma passate le ore di punta tutto ritorna nella normalità.
Verso le 13.30 lo stomaco reclama del lavoro da svolgere, quindi ci accomodiamo in un ristorante familiare, dove mi mangio un bel plato con puerco e arroz, accompagnato da tortillas e zuppa di fagioli. Tutto buono e convenientissimo !
Ritorniamo quindi nel parche dove ci sediamo all'ombra e ci godiamo un pò del fresco che le piante garantiscono e un "pochito" de riposo.
Il parque è un punto di ritrovo che ha un importanza sociale..., ci sono lustrascarpe, persone che passano la giornata, impiegati che trascorrono la pausa pranzo e venditori ambulanti di amache, che non mi faccio sfuggire !
Contrattazione lunga e laboriosa, ma alla fine porto via un'amaca in cotone e tiranti in nylon per 200 pesos, dopo che eravamo partiti da 350 !
Dopo la "faticata" un'altro pò di relax e quattro chiacchere con Ernesto, simpatico ragazzo messicano che ama l'Italia e lavora in un negozio che vende oggetti di artigianato del Chiapas.
Verso le 17.00 ritorniamo all'Hotel santa Lucia, dove abbiamo lasciato i nostri zaini. La giornata è stata lunga, calda e la voglia di una bella doccia e di un letto dove stendermi è tanta...
Consulto la Lonely e mi dirigo verso l'Hotel Latino che si trova a pochi isolati dalla stazione degli autobus; qui contratta una camera per le poche ore che ci separano dalla partenza e la ottengo per solo 50 pesos, contro i 90 del prezzo pieno.
La stanza è un pò buia, visto che ha una sola finestra che da sul corridoio interno, ma pulita ed essenziale, con un letto comodo e un bagno con doccia e acqua calda, che ci consente di lavarci e rilassarci per qualche ora (tutto sommato può essere un'ottima sistemazione per chi deve fare una sola notte a Merida...).
L'idea si rivela strategicamente perfetta; infatti, oltre a consentirci di rinfrescarci e riposarci, ci permette di ripararci dal forte temporale che si scatena tra le 18.30 e le 21.30, con acqua e vento forte.
Alle 21.45 lasciamo l'Hotel Latino e raggiungiamo il terminal CAME, dove bisogna presentarsi mezz'ora prima della partenza del proprio bus per il check-in del bagaglio (prassi normale per tutti i viaggi di prima classe !)
Una volta lasciato lo zaino, ci sediamo nella sala d'aspetto, riservata ai possessori di biglietto e aspettiamo le 22.30.
Il bus parte puntuale e come al solito l'autista oltre a controllare il biglietto, fa la spunta dei nomi dall'elenco che gli viene fornito dalla biglietteria (questo avviene solo al terminal da cui a inizio la tratta coperta dal bus).
Mi sistemo, distendo il sedile, mi metto i tappi per le orecchie, abbasso il cappellino sugli occhi e..., buona notte !!!

12 Agosto 2003 - Palenque, San Cristobal de Las Casas.
Sono le 07.15 quando arriviamo al terminal dei bus di Palenque; otto ore e mezza di viaggio, tutte dormine !
Recuperiamo lo zaino e ci fermiamo un attimo nella sala di aspetto, che si trova proprio sulla strada principale. Ne approfitto per comprare immediatamente il biglietto per San Cristobal de Las Casas, scegliendo il bus delle 14.30; costo : 70 pesos.
Dall'altra parte della strada si fermano i colectivos che portano all'ingresso delle rovine, che si trovano a circa 4 km. dal paese. prima di andarci però voglio liberarmi dello zaino, quindi prendo verso destra alla ricerca dell'agenzia di viaggio "Kukulkan", che effettua il servizio di deposito bagagli.
Pochi metri e la trovo ! L'ideale per lasciare lo zaino, vista la vicinanza con il terminal e proseguire alla volta della visita delle rovine. Costo del servizio : 3 pesos l'ora a bagaglio.
Alleggeriti, attraversiamo la strada e saliamo sul primo colectivos che va verso le rovine. Il costo del passaggio è di 3,50 pesos a persona e il tragitto sino al piazzale dove si trova la biglietteria e l'entrata del sito dura circa 10 minuti.
Sono le 07.40 quando scendiamo di fronte alla biglietteria di Palenque, che però apre solo alle 08.00 ! Sul piazzale i venditori di cibo e bibite cominciano ad organizzare i loro banchetti improvvisati in attesa dei turisti, così come i piccoli negozi di souvenire; di turisti per il momento neanche l'ombra, solo noi e una decina di altri viaggiatori, che aspettano di entrare in "quasi" solitudine a Palenque.
Approfittiamo per fare colazione e ci sediamo al banco di una simpaticissima señora, a cui ordino una tortas con carne asada, che risulta essere molto buona. Cimar invece ne prende una con carne in umido, anch'essa ottima !
Alle otto in punto la biglietteria apre..., ma stranamente non vendono i biglietti...; ci dicono invece di andare verso l'entrata e così facciamo, insieme ai pochi altri compagni di avventura.
Immagino che il biglietto lo si faccia all'entrata; invece no ! Giunti qui la signora che dovrebbe in realtà controllare che chi entra abbia il biglietto, mi dice : "Apurate !" In sostanza entriamo senza pagare..., ma la mia curiosità necessita di una risposta, così chiedo il motivo e la signora mi spiega che non è ancora arrivata la persona che porta i tagliandi di entrata, quindi non può farmi pagare, ma dato che il sito è aperto, entro gratis...
Non mi faccio certo pregare e risparmiamo così i 37 pesos a persona del biglietto !!!
Palenque è immersa nella jungla, tra alberi coloratissimi, che brillano di tutte le tonalità del verde e appena entrati e fatti pochi metri, quando di fronte a noi si apre la grande piazza, l'impatto scenico è notevole.
Sulla sinistra il grigio del possente Templo de las Inscripciones contrasta con il verde della fitta boscaglia; l'erba è ancora bagnata dalla brina notturna e una leggera nebbiolina sormonta le fronde più alte degli alberi, costruendo uno scenario naturale che rende affascinante la nostra visita, anche perché siamo talmente in pochi che sembra di essere soli al cospetto della storia...
Cominciamo il nostro giro superando il Templo de las Inscripciones e proseguendo verso il lato sinistro della cittadella, su cui troneggia la torre, recentemente ristrutturata, che sembra cesellata. Poi prendiamo il sentiero che passa a margine del Templo de las Inscripciones e si inoltra nella foresta, girando dietro e facendoci giungere al Gruppo de la Cruz, dominato dal Templo de la Cruz, da cui si gode una vista completa della piazza e della cittadella.
Qui ci fermiamo un attimo a prendere fiato e a goderci lo spettacolo, nel silenzio surreale di questo luogo, che sembra un pò magico..., ma che rapidamente perde tale caratteristica non appena il vociare dei gruppi di turisti spezza il silenzio, che sino a quel momento era rotto soltanto dai rumori della foresta.
Il caldo umido della zona ancora non si sente e questo ci consente di continuare in tutta tranquillità l'esplorazione del sito, ridiscendendo verso la cittadella e andando verso il Grupo Norte.
All'interno del sito si incontrano numerosi indios che vendono oggetti di artigianato locale e in particolar modo, pelli decorate con varie rappresentazioni maya. Mi fermo ad uno di questi e comincio una contrattazione che mi impegnerà per una buona mezz'oretta, alla fine della quale per 120 pesos, porto via due rappresentazioni del calendario maya e una riproduzione del portale del Templo de las Inscripciones
Costeggiamo la cittadella e visitato il Grupo Norte, proseguiamo seguendo il sentiero che costeggia il fiume, ridiscendendo la collina e superando anche un simpatico ponte di legno sospeso, finendo per ritrovarci sulla strada che porta a Palenque. Una decina di minuti di attesa e saliamo sul primo colectivos diretto in città.
Sono le 10.40 e visto che il primo bus per san Cristobal è previsto alle 11.30, chiedo se posso cambiare i miei biglietti, anticipando la partenza; niente di più facile ! Controllato che i posti sono disponibili, i biglietti per il bus delle 14.30 mi vengono annullati e rifatti quelli per il bus delle 11.30.
Nell'attesa ne approfittiamo per fare un giretto per Palenque, che non mi appare affatto una cittadina degna di nota... e dato che lo stomaco reclama, ci sediamo al "Comedor La Mexicana", che accoglie i suoi clienti con la scritta "Bienvenidos a su casa !". Qui mi mangio un ottimo desayuno con "uevos motuleños", arroz e frijoles, accompagnate da un rigenerante cafè, che sedano l'irrequietudine del mio stomaco, per solo 40 pesos.
Rifocillati e pronti al successivo spostamento andiamo a ritirare i nostri zaini e alle 12.00, lasciamo Palenque alla volta di San Cristobal de las Casas, capitale del Chiapas.
Il viaggio dura ben cinque ore con una sosta tecnica di venti minuti a Ocosingo, paese che non desta in me nessun interesse, ma questo è un giudizio dettato da una veduta superficiale di passaggio, che potrebbe essere confutata da chi, magari, ha fatto sosta qui.
Il percorso, è tortuoso e il bus rallenta spesso la sua corsa per affrontare i frequentissimi dossi di velocità; tutto questo rende lo spostamento molto più lungo di quanto invece potrebbe essere e parlando con chi l'ha fatto, il tempo di percorrenza è assai differente e non omogeneo : c'è chi, come me, ha impiegato cinque ore..., chi addirittura sette !
Il paesaggio che si attraversa è estremamente particolare, con montagne e vegetazione tipicamente alpina, fatta di conifere, cosa che ti fa dimenticare di essere in america latina; il tempo è estremamente variabile e spesso piove, ma sempre per brevi momenti.
Alle 16.50 arriviamo al terminal di San Cristobal de las Casas; il cielo è coperto, ma non piove, anche se le strade bagnate, evidenziano che ha smesso da poco.
Il clima è totalmente differente : dal caldo umido di Palenque siamo passati ad un clima molto più fresco, dove il magliocino, non è affatto esagerato.
Il terminal dei bus si trova all'inizio del paese, proprio all'imbocco di Calle Insurgentes, la via principale che porta in centro. Scendiamo e cominciamo a risalirla, sino a raggiungere la chiesa di Santa Lucia, dal candido color azzurro, che dopo circa due quadre ci troviamo sulla destra. A questo punto facciamo il giro dell'isolato, tenendo la destra e costeggiando la chiesa, alla ricerca del "nuovissimo" Hotel David, di cui ci hanno parlato due ragazzi conosciuti sul colectivos che ci riportava a Palenque dalle rovine.
Lo troviamo facilmente, visto che si trova proprio alle spalle della chiesa di Santa Lucia (di un inconfondibile colore azzurro), sulla parallela a Calle Insurgentes e come ci avevano detto è proprio nuovo, appena aperto e con prezzi ottimi : la doppia, costa infatti 110 pesos.
Le camere sono confortevoli anche se un pò piccole, con un letto comodo e un bagno pulito e interamente piastrellato, che dispone di acqua calda a tutte le ore. I letti vengono fatti ogni giorno e gli asciugamani cambiati regolarmente. Inoltre l'hotel dispone di tre postazioni internet, che consentono la connessione per 8 pesos l'ora e la signora che lo gestisce è molto gentile e pronta a rispondere a qualsiasi domanda per aiutarvi nelle escursioni. tra l'altro quelle organizzate si possono prenotare direttamente dall'hotel. Un'ottima sistemazione, in posizione tranquilla, ma vicina al terminal e al centro.
Doccia rigenerante e di nuovo fuori per il primo approccio con la città. Risaliamo Calle Insurgentes sino a raggiungere il parque central; sembra di essere in un grande ostello, che raccoglie persone da ogni parte del mondo, ma con il fascino inconfondibile di una città coloniale. Questa è la migliore descrizione che riesco a dare di San Cristobal, che è veramente molto carina, con le sue case basse e coloratissime, le sue vie lunghe che si incrociano, i suoi locali, ristornati, comedor, negozi, le centinaia di persone che vi si incontrano.
E' distesa in una conca e si erpica su entrambi le pendici che la delimitano, dove si trovano il Cerro di San Cristobal sulla sinistra e quello di Guadalupe sulla destra.
Il parque, con al centro un bel gazebo, dove è stato ricavato un locale, individua il centro cittadino; sulla destra, un porticato di legno, sotto il quale c'è la banca e uno sportello bancomat.
Di fronte il profilo sinistro della cattedrale di un luminoso e sgargiante color senape, la cui facciata, decorata con un vivo color ocra, da su una larga piazza al centro della quale si erge una grande croce in legno.
Risalimo Calle Real de Guadalupe, alla ricerca della Posada Margarita, che trovo sulla sinistra, proprio dopo il ristorante omonimo, che appartiene allo stesso proprietario. E' completa e molto carina con stanze che danno tutte su un bel giardino interno : il costo però non è affatto basso, visto che la doppia senza bagno viene 140 pesos.
Subito oltre c'è l'agenzia di viaggio Tikulkan, dove entro per avere notizie sul collegamento diretto per Panajachel; c'è tutti i giorni e costa 90 dollari !
Proseguiamo lungo Calle Real de Guadalupe, dove numerosi sono i negozi che vendono monili in ambra; molto carini e dal costo abbastanza conveniente. Poi troviamo un internet point, dove la connessione costa 8 pesos l'ora (come nel nostro albergo...) e ne approfittiamo per comunicare con casa.
Individuo anche il locale dove andare a cenare : la Pizzeria da Angelo, che mi ricorda i sapori di casa... e dove decidiamo di mangiare. La pizza è enorme e buona, anche se cotta nel forno elettrico e anche i primi piatti di pasta, abbondanti, sembrano niente male. Il costo è ragionevole e con 100 pesos ci riempiamo lo stomaco.
La sera di San Cristobal è umida e freddina; si sta bene con il maglioncino di lana e il K-way. E pensare che solo questa mattina eravamo nel caldo umido di Palenque...
La città è viva anche di sera, con tutti i turisti in giro per le strade e molti sono i locali, che offrono musica e divertimento; noi però siamo provati dal viaggio del giorno precedente e ce ne andiamo in branda conclusa la cena, per un meritato sonno dopo una lunga giornata intensa.

13 Agosto 2003 - San Cristobal, San Andrés, San Juan Chamula, San Cristobal.
Mi sveglio presto e faccio fatica...; la stanchezza della notte in bus non è stata ancora completamente smaltita.
Il cielo è grigio e minaccia pioggia..., che per altro deve essere caduta già nella notte visto che le strade sono tutte bagnate...
Non mi sembra proprio il caso di andare al Canyon del Sumidero..., visto che se dovesse piovere, ci toccherebbe stare per tutta la mattina in lancia sotto l'acqua...
Decido quindi di optare per una visita ai vicini paesi del Chiapas; Cimar è d'accordo con me, anche perchè il suo mal di denti non da tregua, nonostante il mio Aulin ! La cosa comincia a preoccuparmi un pò : forse sarebbe il caso di pensare di andare a cercare un dentista...
Usciamo e troviamo ad accoglierci una San Cristobal umida, uggiosa e ancora bagnata dalla pioggia notturna. Risaliamo Calle Insurgentes, superiamo il parque e proseguiamo dritto, lungo Calle Utrilla; tre quadre e incontriamo, sulla sinistra, il Templo de santo Domingo, nel giardino esterno del quale viene allestito ogni giorno il mercato dell'artigianato, pieno di colori e oggetti carini da contrattare..., a oltranza; tenete infatti presente che chi vende proviene dai vicini villaggi e il prezzo di San Cristobal è più alto di quello che si riesce a strappare in loco !
Ci portiamo di fronte al Templo de Santo Domingo per ammirare la spettacolare architettura che ne caratterizza il frontale, purtroppo lasciato un pò andare alle ingiurie del tempo, che comunque ne conferiscono un ulteriore fascino. Poi proseguiamo verso il mercato di San Cristobal, da dove partono i colectivos per i paesi limitrofi.
La zona del mercato è brulicante di persone, colori, bancherelle; gente che va e viene da ogni dove, con la propria merce, banchetti su cui la frutta è sistemata in modo ordinato e scrupoloso in piccoli recipienti, a formare sculture simmetriche e belle a vedersi. E ancora curiose vecchine che vendono enormi sacchi pieni di aghi di pino, necessari per lo svolgimento dei riti di purificazione...
Il luogo mi affascina, mi prende, non smetterei di girare e osservare, le facce, la merce, le contrattazione..., ma il tempo vola e così chiedo informazioni ad una guardia per sapere da dove partono i colectivos per San Andres; la risposta non è molto precisa, ma per lo meno mi indirizza nella giusta direzione. Superiamo il fiume e andiamo verso l'uscita del paese..., ma siamo fuori zona ! Il terminal dei colectivos per San Andres è appena prima, usciti dalla zona del mercato, prima di superare il ponte sul fiume, bisogna andare a destra e in una baracca di lamiera sulla sinistra, si trovano i colectivos per San Andres.
Come consueto non c'è un orario preciso; i colectivos partono solo quando sono pieni e il costo è di 14 pesos a persona; in alternativa ci sono i taxi, che per solo 3 pesos in più partono subito, se si è almeno in quattro ! Abbiamo la fortuna di trovare altri due ragazzi che vogliono andare a San Andres, così ci aggreghiamo a loro e prendiamo un taxi, risparmiando sicuramente un pò di tempo !
In circa mezz'ora raggiungiamo San Andres dopo un viaggio tra le colline che circondano san Cristobal, ricche di vegetazione e di conifere, in un paesaggio molto più alpino che messicano.
Il tempo è grigio e minaccia pioggia e tale resterà per tutta la mattina; parlo con il tassista, che mi conferma che in questo periodo dell'anno il clima è molto umido e piovoso, ma con grande sicurezza afferma che oggi non pioverà !
Il taxi ferma la sua corsa proprio nella piazza di San Andres, di fronte alla chiesa e al piccolo parque. La facciata della chiesa è chiaramente stata ristrutturata da poco : la facciata ha un vivo color panna, arricchito da decorazioni longitudinali rosse e azzurre, che la rendono piacevole e caratteristica. All'interno i lavori di ristrutturazione continuano; si sta infatti ultimando il pavimento.
Siamo i soli turisti presenti nel luogo...; la cosa mi fa notevolmente piacere, anche se gli sguardi sospettosi delle persone, sono concentrati tutti su di noi !
E' giorno di mercato e c'è un sacco di gente intenta a scegliere quello di cui ha bisogno : pentole, abiti, scarpe..., generi di prima necessità in generale.
Inoltre sul lato ovest della chiesa sono disposti in fila moltissime altre persone, accodate per fare qualcosa, che nonostante le mie domande, non sono riuscito a capire; probabilmente un vaccino, visto che ci sono molti bambini...
Il piccolo parche, posto di fronte alla chiesa, è pieno di chioschi chiusi, fatti di lamiera e legno; solo il sabato si aprono, nel giorno di mercato dedicato ai generi alimentari e all'artigianato. Qualcuno però è aperto..., vende frutta, ordinata per bene sul rudimentale banco formato da un'asse di legno orizzontale e da bere; prendiamo un a fetta di cocomero, rosso, dolce e saporito per 1 pesos. Ce la vende Maria, una simpatica ragazza, giovanissima, con lucenti capelli corvini e un bel sorriso, con cui scambiamo quattro chiacchere, sfatando il mito, a mio parere eccessivo, che vuole queste persone, burbere e ostili con gli stranieri !
Poi un giro del paese, che si compone di quattro vie perpendicolari, ma ricche di grande fascino... mentre le percorriamo, gli sguardi ci scrutano, ma basta un semplice : "Buenas !" per ottenere un sorriso e una risposta cortese.
Terminato il nostro giro esplorativo, ritorniamo di fronte alla chiesa e prendiamo un colectivos per andare a San Juan Chamula. mentre aspettiamo che si riempa per partire, parlo un pò con una ragazza del luogo che viaggerà con noi, diretta a san Cristobal, dove va a vendere alcuni oggetti di artigianato. Scopro così che il prezzo di san Cristobal è più alto di quello che mi potrebbe fare qui, come prova l'etichetta sulle borse e i borselli di lana, così decido di contrattare sul prezzo locale e comprare qui qualcosina...
Pochi minuti e il colectivos lascia San Andres alla volta di San Cristobal; ancora una volta siamo i soli turisti presenti sul mezzo !
Dopo circa 15 minuti scendiamo al "cruceiro" per San Juan Chamula : costo 14 pesos !
Prendiamo verso sinistra e cominciamo a scendere lungo la strada che segue la collina e porta verso la piazza di San Juan di cui già si intravede la famosa chiesa : una passeggiata di circa 500 metri.
Subito sulla destra intravedo il cimitero cittadino, con la chiesa diroccata e le caratteristiche croci colorate : bianche, nere e azzurre. Le bianche identificano chi è morto giovane, le azzurre, i defunti di mezza età, le nere, gli anziani !
Altri cinque minuti e giungiamo nella piazza, vuota e spoglia; sullo sfondo la chiesa, per entrare nella quale è necessario comprare il biglietto all'agenzia turistica che si trova sulla sinistra.
Questa chiesa mostra l'intrecciarsi della credenza cattolica con quella animista e il suo interno ne propone un ottimo assaggio; il pavimento è infatti coperto di aghi di pino, l'interno scuro e tetro e se si è fortunati si può trovare un santone che svolge il suo rito purificatore su un fedele. Inoltre, fatto che farà rabbrividire i credenti, si può, anzi si deve "ruttare", poiché così facendo si espelle il maligno.
Nessuna foto è permessa all'interno della chiesa...; solo all'esterno è possibile, anche se molti bambini si avvicinano reclamando e chiedendo un pesos per la foto che è stata scattata !
I colectivos partono dal lato sinistro della piazza (avendo la chiesa alle spalle...) e di fronte, lungo la via che scende verso sinistra, ci sono molte bancherelle che vendono oggetti dell'artigianato locale. Per chi resta in Messico, comprare qui è sicuramente più conveniente che da qualsiasi altra parte..., ma per chi prosegue per il Guatemala, sicuramente no, eccezion fatta che per le famose coperte messicane !
Un bel giretto, tanto per federe cosa c'è aspettando che il colectivos parta e mi ritrovo a contrattare per delle coperte di lana coloratissime : alla fine le pago 100 pesos l'una, un ottimo prezzo !
Altri 14 pesos per il colectivo che ci riporta a San Cristobal e circa 15 minuti di viaggio. Ci ritroviamo nella zona del mercato, da dove eravamo partiti in mattinata, con un pò di acquisti nello zaino, tante cose da raccontare e una discreta fame !
Approfitto del mercato ed entro. Il suo interno è particolare e caotico, diviso per zone (...quella dei vegetali, quella dei cereali, quella della frutta, quella della carne..., ammassata sui banconi, senza alcuna protezione, con i cani randagi, che gironzolano per i "corridoi"), con al centro dei piccoli comedor. Ci sediamo e mangiamo quattro empanadas veramente ottime per solo 1 pesos l'una, che sedano il nostro appetito.
Ritorniamo quindi all'Hotel David per lasciare tutte le cose acquistate e poter continuare a girare più liberamente. Cimar decide di non uscire e di fermarsi in camera : il suo mal di denti continua a rendergli le giornate poco piacevoli...
Proseguo così da solo l'esplorazione di San Cristobal, ma prima, ne approfitto per andare a fare i biglietti per il che domani ci porterà al confine con il Guatemala ! Mai cosa fu più azzeccata, visto che sono rimasti disponibili solo due posti per il bus delle 06.45 ! Costo : 70 pesos.
Assicuratomi il "passaggio" per il viaggio di domani, mi reco al Cerro de San Cristobal, la collina a ovest della città, che si può raggiungere a piedi, risalendo la lunga scalinata, che conduce alla Chiesa di San Cristobal posta sulla sua sommità. la guida ammoniva di fare molta attenzione, perché spesso si possono fare incontri spiacevoli..., soprattutto ubriachi molesti; io sinceramente non ho visto nulla del genere, ma forse perché pioveva !
Anzi al contrario sulla cima ho conosciuto un simpatico ragazzo messicano, che studiava antropologia e che era in città per un convegno, con cui ho ingannato il tempo parlando un pò, mentre entrambi aspettavamo che spiovesse !
Dall'alto del Cerro de San Cristobal si gode una bella vista della città e del dirimpettaio Cerro della Guadalupe, sul quale però devo rinunciare a salire, visto che di smettere di piovere non se ne parlava nemmeno !
Appena il temporale cala di intensità, ridiscendo la scalinata e mi dirigo verso il centro; voglio raggiungere l'Hotel Flamboyant, dove ho appuntamento con Molly, conosciuta poco prima di partire con la quale abbiamo organizzato una cena mexicana..., proprio in Messico ! Purtroppo non è ancora arrivata, quindi lascio detto alla reception che ripasserò più tardi e faccio ritorno al mio hotelito.
Doccia calda, che proprio ci voleva, notizie a casa via internet e verso le 20.00 con Cimar ci dirigiamo nuovamente all'Hotel Flamboyant nella speranza di trovare Molly. Detto, fatto..., la incrociamo proprio mentre sta per uscire col suo gruppo per la cena !
Sono troppo contento ! E l'idea un pò suggestiva che avevamo avuto in una pizzeria di Milano, pur se a suo modo pazzesca, si realizza !
La mia prima scelta per la cena era il ristorante Margarita, dove però ha prenotato la guida del tour di cui fa parte Molly, così decidiamo di dirottarci sul "Gato Gordo", simpatico ristorante, di cui ho letto in più di un diario di viaggio. Si trova sulla parallela alla calle su cui è il ristorante Margarita, proprio alla sua altezza, quindi ci basta fare il giro della quadra e ci ritroviamo seduti ad un tavolino in legno del "Gato Gordo".
Il ristorante è simpatico e carino, offre una cucina molto varia che va dai piatti tipici della cucina messicana a quelli europei; le porzioni sono abbondanti e le pietanze buone.
La compagnia è eccezionale e passiamo una bella serata raccontandoci le rispettive esperienze e impressioni di viaggio.
Altro particolare da non sottovalutare è l'economicità del posto : con 116 pesos, mangiamo in tre e mandando indietro la roba !!!
Terminata la serata, accompagnamo Molly al suo hotel e via di filato in branda : domani ci aspetta il Guatemala !

14 Agosto 2003 - San Cristobal, Ciudad Cuauhtemoc, La Mesilla (Guatemala), Panajachel.
Sono le 06.15 quando facciamo il check-in dello zaino alla stazione degli autobus di San Cristobal e alle 06.45 puntuale, il pullman della Altos lascia la cittadina del Chiapas alla volta di Ciudad Cuhatemoc, al confine con il Guatemala; i passeggeri sono tutti turisti !
Il viaggio dura due ore e mezza, compresa una sosta tecnica di dieci minuti al terminal di Comitan.
Il terminal di Ciudad Cuhautemoc si trova proprio di fronte agli uffici della dogana e dell'immigrazione messicana, così ritirato lo zaino non si deve fare altro che attraversare la strada e sbrigare le pratiche burocratiche di frontiera, per altro estremamente veloci.
Per coloro che non lasciano definitivamente il Messico, non è richiesto il versamento della tassa di 21 dollari, ma bisogna dirlo chiaramente all'agente dell'immigrazione messicana, che non ritirerà di conseguenza il cartocino, ricevuto al momento dell'ingresso nel paese.
Superata la frontiera messicana, bisogna raggiungere quella guatemalteca, che si trova a 4 chilometri di distanza, nel paese di La Mesilla, per raggiungere il quale è necessario prendere uno dei taxi che si trovano proprio di fronte agli uffici di frontiera.
Il costo del passaggio è di 10 pesos per persona; risulta utile unirsi ad altre persone per riempire il taxi !
In circa dieci minuti si raggiunge La Mesilla, dove si viene lasciati proprio di fronte alla dogana. 
Il colpo d'occhio è subito diverso ! La Mesilla appare più caotica e polverosa, più decadente e trasandata della vicina Ciudad Cuhautemoc, ma al tempo stesso più simpatica e colorata, più viva e genuina...
L'immigrazione guatemalteca è veloce ed informale..., ma ha un prezzo, che non sarebbe dovuto, visto che non si dovrebbe pagare nulla : la famosa "morbilla", ovvero una sorta di tangente che si incassano gli impiegati della dogana ! A noi chiedono 15 pesos a persona... e per evitare problemi inutili, che si tradurrebbero in provocate e provocatorie perdite di tempo, non batto ciglio e verso quanto mi hanno chiesto, in cambio del visto di entrata sul passaporto.
All'uscita dal piccolo ufficio di frontiera, si viene assaliti dai cambia valute e dagli autisti delle busete in partenza..., tutti ti fanno fretta, e ti incitano a correre al loro mezzo, mentre i cambia valute ti erudiscono sul tasso di cambio di qualsiasi moneta accettata, euro compreso !
E proprio qui, fuori dall'immigrazione guatemalteca, conosciamo Camillo e Solange, una simpatica coppia con cui divideremo quasi tutto il resto del nostro viaggio; mai incontro fu tanto piacevole, due persone particolari, che hanno contribuito a rendere speciale il resto dell'avventura !!!
Come prima cosa, cambio 100 dollari in queztal; il cambio è di 7,8, neanche tanto male, così mi ritrovo con 780 queztal.
Le busete (vecchi Blue-Bird americani...), colorate e folkloristiche partono poco più avanti e saliamo subito sulla prima in partenza per Los Encuentros; non c'è infatti un collegamento diretto per Panajachel. Tuttavia piuttosto che prendere un bus per Huehuetenango e poi cambiare lì, è preferibile indirizzarsi subito su un bus diretto a Los Encuentros, che comunque si fermerà a Huehuetenango (...ma almeno il posto è garantito !). 
Costo del biglietto : 50 Queztal e quattro ore di viaggio, attraverso l'altopiano guatemalteco, che riserva uno scenario naturale veramente bello. Montagne aguzze ricoperte da una vegetazione dai colori brillanti del verde, che si apre a tutte le sue sfumature, quando i raggi del sole, fendono la coltre di nubi e fanno capolino.
Dopo due delle quattro ore di viaggio, giungiamo a Huehuetenango, dove facciamo tappa al terminal per circa mezz'ora prima di ripartire.
Il terminal è coloratissimo, pieno di gente, caotico e forte è l'odore acre del fumo degli scarichi dei mezzi che si diffonde nell'aria ad ogni partenza ed ogni arrivo.
Gli autobus sono disposti ordinatamente ai margini dello spiazzo polveroso che funge da area di manovra; alle spalle si apre il mercato, fato di piccole botteghe, che vendono di tutto e comedor.
Entro all'interno di questo micro mondo e compro del pane e dei dolci per spezzare la fame. Cimar è ancora alle prese con il suo mal di denti, che non da tregua; ora anche l'Aulin sembra non dare più alcun effetto benefico e la situazione sembra peggiorare. Mi dispiace molto che non riesca a vivere a pieno l'emozione di questo momento, del viaggio, per questo stupido contrattempo. Anche Sole, la cui farmacia da viaggio è un opera di organizzazione e previdenza, che meriterebbe una menzione su ogni guida, prova a dare a Cimar un analgesico, nella speranza che possa trovarne beneficio.
Gli autisti si affannano a caricare la merce dei passeggeri e i loro bagagli sul tetto del mezzo; prassi comune qui in Guatemala e la proveranno anche i nostri zaini !
Dopo circa mezz'ora ripartiamo dal terminal alla volta di Los Encuentros, che raggiungiamo dopo altre due ore di viaggio.
Los Encuentros, non è un paese vero e proprio, ma un luogo, dove si incrociano i bus provenienti da varie località, che fanno una piccola sosta per consentire ai passeggeri di cambiare il mezzo per raggiungere la città in cui sono diretti.
Il cambio del mezzo è veloce, organizzatissimo e caratteristico; praticamente si fa al volo..., mentre il tuo zaino passa dal tetto di un bus all'altro e lo devi seguire con lo sguardo !
Scendiamo da un bus e saliamo immediatamente su un altro diretto a Panajachel; costo : 4 Queztal.
Il bus lascia la "interamericana" (la statale 1), piega a sinistra e comincia a scendere verso il Lago di Atitlan. Dopo dodici chilometri, si arriva a Sololà; da qui la strada scende ancora per 8 chilometri fino a raggiungere Panajachel e lo spettacolo è veramente delizioso (consigliatissimo prendere posto sul lato destro del bus !).
Sullo sfondo, tra la vegetazione si scorge lentamente il Lago di Atitlan, con i tre vulcani che lo contornano : il Toliman e il San Pedro, chiaramente visibili e il più lontano Atitlan. Lo scenario è veramente stupendo, anche se ad un certo punto due enormi palazzi altissimi e di un terribile colore verde militare compaiono sulla destra, rovinando questa incantevole cartolina. Sono due hotel in fase di ultimazione, segno tangibile della stupidità umana ! 
La buseta ci lascia proprio all'inizio della strada principale di Panajachel, quella che porta al lago, lungo la quale si trovano i negozi che vendono oggetti di artigianato, gli hotel, i ristoranti e comedor.
Cominciamo a percorrere Calle Santander, dirigendoci verso il lago e prendiamo una stanza da Mario's Rooms, che ha anche il ristorante che da sulla strada.
Le camere invece sono disposte all'interno, in una struttura su due piani, che da su un piccolo giardino interno. Non sono per nulla male, con letto comodo, lenzuola pulite, doccia e bagno lindi e dotati di asciugamani. Ci sono anche stanze con bagno in comune e la possibilità di fare il bucato.
Ho avuto l'impressione che le camere al piano superiore fossero più carine ! Costo della doppia : 103 Queztal.
Ci sistemiamo, doccia veloce e rigenerante, che cancella la stanchezza del viaggio e via alla scoperta de paese, insieme a Camillo e Sole, nuovi compagni di viaggio, che ci accompagneranno per il resto di questa avventura...
Panajachel, si sviluppa tutta intorno a Calle Santander, che è un vero e proprio mercato, con bancherelle coloratissime ad ogni metro, locali e ristorantini...
La percorriamo tutta dirigendoci verso il lago; i colori sono incredibili, caldi e gioiosi e ci avvolgono donandoci una sensazione di piacevole rilassatezza...
Gli ambulanti si avvicinano e offrono la loro merce, ma senza esasperare, con la dignità di chi cerca di guadagnare in modo onesto...
Da una signora compro 5 bandana elastiche dai mille colori e contrattando un pò le porto via per 10 queztal..., circa un euro !!!
Poi un pò di frutta da mangiare..., un saporito mango, di un bel giallo vivo, da una baldacchino improvvisato...
In poche decine di minuti raggiungiamo il lago; è quasi l'imbrunire, e ormai le ultime lance e il battello pubblico, stanno per partire per l'ultima corsa della giornata...
Tutti si sgolano per chiamare gente e riempire le lance, che funzionano come i colectivos e costano poco di più del servizio pubblico a discapito di un tempo di percorrenza più breve di circa venti minuti...
Sullo sfondo i due vulcani che abbracciano il lago di Atitlan, sormontati da poche nuvole bianche; un immagine particolare e incredibile...
La fame si fa sentire e così approfittiamo dei ristoranti che si trovano di fronte al molo per cenare..., chiaramente mangiando pesce !!!
Un buon filetto di pesce, servito con riso, fagioli e cuhacamole e accompagnato da tortillas, nonchè una bella e saporita zuppa di pesce e una dissentante birra "Gallo", orgullo y tradicìon del Guatemala, costituiscono la nostra cena, per una spesa di 25 queztal !
Quando ripercorriamo calle Santander è ormai buio...; le bancherelle sono tutte illuminate da luci basse, che rendono l'ambiente carino e particolare e per strada ci sono moltissime persone...
L'atmosfera che si respira è piacevole..., ma la stanchezza comincia a farsi sentire e quindi tutti in branda per recuperare dal viaggio che ci ha portato sin qui...

15 Agosto 2003 - Panajachel, Sololà, Lago Atitlan, Panajachel.
Intorno alle 09.30, dopo una bella dormita, grazie all'ottimo letto, ci svegliamo...
Dopo aver fatto un pò di bucato, facciamo colazione proprio nel ristorante dell'hotelito !
Stranamente ho fame, quindi ordino una bella tazza di cafè e due uevos rivueltos con arroz y frijoles...
Il cafè arriva subito, ma per il resto bisogna aspettare un attimo, visto che il locale ha appena aperto e le pietanze sono cotte al momento...
Nell'attesa compro da una giunonica ragazza che ha il suo baldacchino, proprio di fronte al nostro tavolino, un paio di mango e cominciamo con quelli a sedare la nostra fame...
Camillo e Sole non erano in camera..., forse saranno andati a cambiare i soldi..., quindi ci prendiamo tutta la calma possibile per gustare la nostra colazione e neanche a farlo apposta, proprio mentre usciamo, li incrociamo di ritorno dal loro giro per acquisti...
Purtroppo è venerdì e sarebbe perfettamente inutile andare a Chichicastenango, visto che il mercato per cui è famoso in tutto il centro-america si tiene solo il giovedì e la domenica...: che beffa !!!
Parlando con la signora dell'hotel, però, oltre ad avere questa conferma, scopriamo che a Sololà, il paese subito prima di Panajachel, oggi si celebra la Festa della Madonna; le persone dei villaggi vicini si riuniscono per la processione e per il mercato.
Neanche a dirlo..., si va a Sololà !
Prendiamo la buseta che va verso Los Encuentros e in circa 15 minuti e per 3 queztal, arriviamo a Sololà, dove scendiamo proprio a ridosso del parque, nel quale e intorno al quale si sviluppa la festa.
Ci sono moltissime persone, tutte con i loro abiti tradizionali dai mille colori, che ti inebriano, ti ubriacano, ti coinvolgono...
La piazza è piena..., viva, palpitante... Nel giardino antistante la chiesa, si trovano le statue della madonna e dei santi, che poco prima sono state portate in processione; nelle vicinanze i santoni, i capi congregazione, con il loro cappello, il bastone e in mano un piattino su cui si posa un piccolo bicchierino, che viene prontamente riempito di tequila.
Nel parque le bancherelle del mercato costringono le persone a spingersi e accalcarsi, tra mille odori e colori...
Verso mezzogiorno riprendiamo la buseta per tornare a Panajachel...; la discesa verso il lago è spettacolare, con il cielo azzurro, che contrasta con il blu profondo del lago Atitlan e il verde scuro che ricopre i vulcani sullo sfondo...
Sedersi sulla destra della buseta permette di vedere al meglio questa splendida scenografia naturale.
Giunti a Panajachel percorriamo interamente Calle Santander e andiamo al molo da dove partono le barche che portano ai paesi sul lago; l'intenzione è quella di raggiungere prima Santiago de Atitlan, sulla sponda opposta e poi San Pedro la Laguna, prima di far ritorno a Panajachel.
Due sono le possibilità..., prendere uno delle barche colectivos, piè veloci, ma anche più costose..., oppure optare per il trasporto pubblico, che costa un pò meno, ma è più lento.
Purtroppo anche se più veloci i colectivos, partono solo quando sono al completo... Come prima cosa contrattiamo con un "lanceros", che ci chiede 20 queztal per andare a Santiago de Atitlan, 20 per raggiungere San Pedro, infine altri 20 per tornare a Panajachel. Ci sembra un pò troppo, anche quando ci offre il tutto per 50 queztal, quindi optiamo per il trasporto pubblico.
Da Panajachel a Santiago de Atitlan il costo è di 10 queztal e la barca parte ogni ora sino alle 17.00; inoltre appare molto più solida e affidabile della lancia !
IL lago è stupendo, una tavola blu al cospetto dei tre vulcani con le cime ricoperte da nuvole bianche.
La traversata dura circa un'ora e si conclude al molo di legno di Santiago de Atitlan, dove all'arrivo siamo accolti da molti bambini che si offrono di portarci a vedere il Maximon, una sorta di idolo, che viene tenuto ogni anno da una famiglia diversa, in modo da consentire a tutte di guadagnare con le visite dei turisti.
L'idolo, scolpito nel legno, ha in bocca un sigaro e porta il cappello; gli vengono offerti doni propiziatori che consistono in sigarette, coca cola, tequila...
E' una stravaganza simpatica da vedere..., ma niente di trascendentale e quindi decidiamo di rinunciarci, concentrandoci sulla visita del piccolo paese...
Dal porticciolo lungo la strada principale, è un continuo seguirsi di piccoli negozietti, che vendono i manufatti guatemaltechi, che si possono trovare anche a Panajachel, ma contrattando si può spuntare un prezzo piè basso..., ma non di molto !
Dopo un piccolo giro, visto che la barca che porta a San Pedro, parte alle 15.30, dopo circa un'ora e mezza dal nostro arrivo, ritorniamo al molo e aspettiamo l'ora della partenza mangiando qualcosina...
Ordino una tortillas con carne asada e me la vedo fare a mano; il sapore non è affatto male e si concilia bene con la birra Gallo (...il tutto 20 queztal) !
Al tavolo è un continuo andirivieni di bambini che cercano di vendere ciondoli, braccialetti, portachiavi...; è difficile rifiutare, dire no ai loro occhi grandi, che ti fissano, ai loro sorrisi gentili...
Puntuale parte la barca per San Pedro; il tragitto dura 40 minuti, ma non so se il motivo è dovuto al fatto che viaggiamo contro corrente..., oppure perché il motore è poco potente...
Sbarcati a San Pedro, l'atmosfera è completamente differente...; in primo luogo siamo i soli turisti che scendono dalla barca..., ma soprattutto a differenza di Santiago, nessuno ci "attende" per offrirci o venderci qualcosa...
Cominciamo a risalire la strada che porta sulla collina in cima alla quale si sviluppa il paese e le persone che incontriamo non sono minimamente incuriosite o attratte da noi..., ci trattano con disinteresse !
Il paese è piccolo, con una chiesa di un vivo colore azzurro, sulla facciata della quale campeggia la scritta "getzemani"; poche strade, qualche negozio, qualche bar...
I prezzi sono piè convenienti che a Santiago, ma la scelta è molto piè limitata...; compro un mezzo chilo caffè, che a casa si rivelerà non entusiasmante, quindi ridiscendiamo dalla parte opposta, dove si trova il molo da cui partono le lance che vanno a Panajachel.
San Pedro è soprattutto famosa perché molti stranieri ci si sono trasferiti...; è un luogo unico, particolare, tranquillo... e soprattutto ci si coltiva la mariujana !!! Non a caso più di una volta mi chiedono se sono interessato all'acquisto !
Comincia a piovere..., purtroppo e le lance non accennano a partire..., non sono ancora al completo e i relativi proprietari girano per il molo alla ricerca delle persone che le completino per poter lasciare San Pedro...
Finalmente ci siamo..., si parte ! Il ritorno a Panajachel dura poco piè di mezz'ora, grazie alla velocità della lancia in fibra di vetro che solca il lago; il tutto per 20 queztal.
Le lance che arrivano da San Pedro, però attraccano ad un molo di Panajachel che è dalla parte opposta rispetto a quello da cui eravamo partiti..., così dobbiamo farci una bella passeggiata tra vie fangose e pozzanghere, prima di ritrovare Calle Santander e poter far ritorno al nostro hotelito.
La sera riviviamo la bella e simpatica atmosfera di Panajachel..., illuminata e piena di persone... Ultimi acquisti, fra cui una bella borsa di jeans con ricami in cotone (60 queztal) per poter portare le tante cose comprate..., quindi tutti insieme ceniamo in un bello e caratteristico ristorantino familiare, che si trova proprio in Calle Santander; ha pochi tavolini, l'aspetto popolare e porzioni ottime e abbondanti (fajitas de res e una gallo, 60 queztal).

16 Agosto 2003 - Panajachel, Antigua.
Sveglia alle 7.00 e dopo una buona colazione allo stesso locale dove ieri sera abbiamo consumato la cena, partiamo con Camillo e Sole, graditissimo compagni di viaggio alla volta di Antigua, vecchia capitale del Guatemala.
Alle 08.30 prendiamo il bus per Sololà (1,5 Q a persona); risaliamo la tortuosa strada che porta a Panajachel, ammirando per l'ultima volta con la coda dell'occhio la bellezza del Lago Atitlan e in poco più di dieci minuti siamo al parque di Sololà, dove prendiamo il primo bus in partenza per Los Encuentros (2 Q per persona).
Il tempo minaccia pioggia..., il cielo è coperto di nuvole grige e minacciose..., che però si riveleranno innocue !
A Los Encuentros, cambio volante per salire sul primo mezzo che va a città del Guatemala, facendo attenzione a non prendere il bus turistico, più caro e meno caratteristico...
Lo zaino come sempre viaggia più veloce della persona in questi cambi e bisogna sempre tenerlo sott'occhio; appena si chiede qual'è il bus che va a..., subito c'è un omino che si prende carico di portare il tuo bagaglio e di caricarlo..., magari sul bus che non vuoi prendere !!!
Ormai siamo scafati... e ci sappiamo divincolare bene nella selva dei terminal, così rifiutiamo il bus turistico, più bello, grande e con aria condizionata e saliamo su quello locale..., rustico, pieno, un pò scomodo con i suoi sedili sfondati, ma pieno di quello che dal Guatemala voglio portare indietro nel cuore... La gente, i colori, gli odori...
Cimar lotta ancora con il suo mal di denti... e la cosa comincia a diventare pesante e preoccupante; ad Antigua sarebbe meglio cercare un dentista, per vedere di risolvere il problema..., vedremo...
Il bus comincia la sua corsa verso Città del Guatemala. Comincia a piovere e anche con una certa intensità; meno male che lo zaino, sul tetto, è coperto con il suo impermiabilino giallo !
Per il primo tratto siamo comodamente seduti in due per sedile..., ma quando il bus comincia a riempirsi, bisogna stringersi e consentire ad una terza persona di sedere, dove prima si stava in due !
I più sfortunati stanno in piedi; mamme e bambini, hanno la precedenza..., cosa che una volta usava anche da noi !
Giunti a Chichitenango, dobbiamo fare l'ennesimo cambio di mezzo e salire finalmente sul bus che ci condurrà ad Antigua. Quest'ultimo è però molto pieno e a fatica troviamo posto tutti e quattro...
Mi ritrovo seduto insieme a due ragazze americane che lavorano in una associazione non governativa a Città del Guatemala e che nel week-end girano il paese; cominciamo a chiaccherare, sfruttando lo spagnolo, sino a quando non cedo il mio posto ad una signora con una dolcissima bambina, che subito gli si siede in collo.
Fortunatamente Antigua non è lontana e così devo stare in piedi poco meno di mezz'ora !
Il terminal di Antigua è proprio dietro il mercato cittadino, che conserva i colori e i manufatti che abbiamo appena lasciato a Panajachel; sembra di non essersi mossi, ma è solo un apparenza, che svanisce ben presto, una volta attraversato il mercato e giunti nella trafficata Avenida de Santa Lucia.
A questo punto con cominciamo a cercare posto dove dormire, sfruttando la tecnica che abbiamo messo in pratica anche a Panajachel e che si è dimostrata ottima : mentre Sole e Cimar si fermano a custodire gli zaini, io e Camillo, alleggeriti dal peso, cominciamo a girare per vedere e trovare la sistemazione migliore, senza l'assillo di doverlo fare in fretta a causa del peso del bagaglio sulle spalle... In realtà questa tecnica non l'ho, per così dire, "copiata" da un diario di viaggio, dove chi scriveva la descriveva come un ottimo modo per scegliere l'hotelito, dove dormire !
Ancora una volta tale tecnica porta i suoi frutti...; dopo aver visto tre posadas nelle vicinanze di Avenida de Santa Lucia, entriamo proprio all'Hotel Santa Lucia, descritto molto bene anche sulla Lonely, più per curiosità, che per altro e invece troviamo due camere libere (...le ultime), visto che il posto è battuto assiduamente dai gruppi di Avventure nel Mondo, che prenotano i posti con largo anticipo e per più persone...
L'Hotel è veramente bellissimo, con camere che si aprono su un patio interno e si sviluppano su tre piani, con una terrazza sul tetto da dove si gode una bella vista della città, e del Volcan Pocaya, il tutto in un ambiente molto caratteristico, con travi a vista e pareti perlinate.
Le camere sono belle e linde, i letti comodi e grandi, il bagno pulito, funzionale e con acqua calda, anche se solo dalle 06.00 alle 09.30 e dalle 18.00 alle 21.00. Il costo veramente strepitoso : solo 100 Q la doppia ! Chiaramente le prendiamo !!!
Il tempo di sistemarsi..., doccia e siamo subito operativi per partire alla scoperta di Antigua..., ma prima di tutto, ascoltiamo la voce dello stomaco e consumiamo un buon pasto al ristorante proprio di fianco all'Hotel, che offre una ambiente simpatico e soprattutto cucina, buona, veloce e economica (fajitas de res e una gallo : 25 Q).
Quindi la città... Antigua è stupenda, bella, bellissima, ma non riuscirò mai a descrivere a parole la particolarità di questo luogo... : "un lugar amable y soave...".
Sembra di stare in un grande ostello a cielo aperto, dove turisti, stranieri di ogni nazionalità e gente del posto entrano in contatto, fondendosi insieme...
Sullo sfondo la città, un piccolo gioiello di colore, buon gusto, monumenti decadenti, ma affascinanti...
Uno spettacolo fatto di strade strette e piastrellate, case base e colorate, cattedrali e chiese segnate dall'ultimo terremoto..., ma anche locali dall'atmosfera boemiene, ristoranti, piccoli negozi, agenzie di viaggio che vendono qualsivoglia escursione.
Proprio in una di queste ultime decidiamo di acquistare il biglietto per il bus diretto che ci porterà a Copan, in Honduras; costo del passaggio, 12 dollari a testa. Può sembrare car, ma la comodità di avere un bus che ci venga a prendere di fronte all'Hotel e ci porti direttamente a Copan, senza costringerci a cambiare almeno due mezzi, ci consentirà di vedere il sito in giornata e rientrare in Guatemala per la notte. Unico neo : la partenza è per le 4 del mattino !!!
Da Avenida de Santa Lucia, poche quadre e si giunge al parque central, cuore della città... E' grande e molto bello, con una bella fontana al centro, portici in legno su due lati, la cattedrale, che ne riempie un terzo e il municipio fatto su due livelli con volte e colonne doriche e dall'altro lato il Palazzo de los Capitanes, che ha un maestoso porticato doppio sulla facciata....
La visione di insieme è spettacolare... Veramente una bella cittadina..., sicuramente la più bella che ho visto in centro america !
In giro ci sono moltissime persone e tutte confluiscono qui per poi diradarsi di nuovo lungo le strade adiacenti.
Qui si può trovare una banca con uno sportello bancomat funzionante, l'ufficio del turismo, efficiente, funzionale e con personale gentile, che resta aperto sino alle 17.00 e a cui chiedo oltre ad una cartina della città.
C'è anche la "Telefonia Publica de Telgua", il posto telefonico pubblico, molto ben organizzato, da dove si può persino telefonare in Italia a carico del destinatario, attraverso apparecchi telefonici adibiti esclusivamente a questo utilizzo, che sono attaccati al muro e di colore azzurro ! Basta digitare il numero : 147120 e comunicare all'operatrice che risponde qual'è il numero che si vuole raggiungere con telefonata a carico; funziona..., l'abbiamo provato !
Al centro del parche c'è una bella fontana, che di sera è illuminata e intorno ala quale è possibile sentire esibirsi dal vivo gruppi di mariachi o marimaba.
Seguendo la 5.ta Avenida Norte e percorrendo tre isolati, passando sotto l'arco di Santa Catarina, si arriva all'edificio più imponente della città : la Merced. Il colpo d'occhio è notevole; facciata gialla con decorazioni e ceselli bianchi, rendono la facciata di questo monumento particolarissima.
Ma la città  è per la sua interezza qualcosa di particolarissimo e unico... Non mi stancherei mai di girare per le sue vie, senza meta, random, alla scoperta di cosa ci possa essere dietro ogni angolo..., ma il mal di denti di Cimar, non da più tregua e la cosa diventa sempre più preoccupante...
Decido quindi di cercare un dentista, in modo da provare a risolvere definitivamente il problema... Facile a dirsi..., un pò meno a realizzarsi, penso; ma verrò smentito rapidamente...
Ritorno all'ufficio di informazioni turistiche e chiedo se mi possono indicare un dentista : sono accontentato e ricevo tre segnalazioni !
Non avendo un metro di giudizio sulla professionalità, scelgo in base alla caratteristica più conveniente al momento : la vicinanza !
La fortuna vuole che ce ne sia uno proprio nei pressi della Merced, così "costringendo" Cimar a seguirmi, raggiungiamo lo studio dentistico, che troviamo non senza difficoltà...
Ci sono due persone che aspettano nella sala di attesa...; ci sediamo anche noi... Poco tempo e siamo ricevuti dal dentista : una giovane ragazza di colore, che ascoltatomi, decide di fare una radiografia.
Lo studio non è neanche tanto male..., solo un pò datato; la sedia è del tipo che da noi si usavano negli anni '80, ma la professionalità è evidente.
Infiammazione a causa dell'abbassamento dell'otturazione, la diagnosi; terapia di antibiotici e antinfiammatori, la cura !
Per farci la ricetta ci fa accomodare nello studio e mentre prescrive l'antibiotico da usare, mi cade l'occhio sulla laurea appesa al muro : il nome del dottore è quello di un uomo ! Mi tengo il particolare per me... e pagato il solo costo della radiografia (30 queztal), andiamo in farmacia a comprare l'antibiotico.
Qui sperimentiamo una prassi classica dei paesi del centro america : i medicinali non sono venduti a scatole, bensì sciolti. Questo perché il costo dell'intero flacone è troppo oneroso... Così la farmacista ci vende solo le dieci pastiglie necessarie a eseguire la terapia e spendiamo proprio poco...
La visita sortisce un effetto placebo, che apparentemente toglie il dolore a Cimar, ma in seguito si rivelerà ottimale, dato che il dolore svanirà !!!
Per Cimar la vacanza acquista una valenza diversa..., sicuramente migliore ! Concludiamo il pomeriggio in bel bar dall'atmosfera rilassata e colta, tra travi in legno e odore di caffè, quindi rientriamo all'imbrunire all'hotel, dove incrociamo Camillo e Solange, con cui ci diamo appuntamento al parque per la cena.
I locali dove cenare non mancano ad Antigua, ma scegliere quello che possa darci la maggior soddisfazione non è affatto facile, ma al tempo stesso divertente, visto che ci consente di passeggiare e assaporare la città di sera.
Alla fine la scelta si rivela buona e torniamo in hotel sazi e contenti !

17 Agosto 2003 - Antigua, El Florido, Copan (Honduras), Chichimula (Guatemala).
La sveglia suona alle 3.30 ! E' dura alzarsi, prepararsi e uscire... ed in più piove a dirotto ! Meno male che il bus, ci aspetta proprio fuori dalla porta ! Sistemiamo gli zaini e prendiamo posto; pochi minuti e siamo di nuovo nel mondo dei sogni...
Mi sveglio intorno alle 07.30, quando il bus fa una sosta per la colazione in uno squallidissimo hotel lungo la Carretera Atlantica, la strada che da Guatemala City va verso Puerto Barrios, prima di giungere a Rio Hondo.
Il posto è sporco, entriamo mentre stanno ancora scopando via dal salone mucchi di cartacce e ci sediamo ad un tavolo, dove ho il coraggio di ordinare solamente un cafè !
La cosa positiva è che ha smesso di piovere e il cielo è parzialmente sereno; almeno quello !
La sosta dura lo stetto necessario, quindi si riparte alla volta del confine hondureño. Giunti a Rio Hondo il bus abbandona la Carrettera Atlantica e piega verso destra, prendendo la statale 10 in direzione di Chichimula, che superiamo senza entrare nell'abitato. Quindi arrivati a Vado Hondo, altra deviazione verso sinistra per raggiungere El Florido, il paese al confine con l'Honduras.
La strada è perfettamente asfaltata, larga e sembra anche recente; il bus fila via veloce e intorno alle 9.30 arriviamo a El Florido : siamo al confine.
Scendiamo e come prassi facciamo dogana a piedi : prima di tutto l'immigrazione guatemalteca, a cui, se non si ha intenzione di restare in Honduras per più giorni, ma si vuole solo fare la visita di Copan e rientrare in giornata, bisogna far presente tale scelta. In quest'ultimo caso, il passaporto non viene timbrato in uscita, ma viene rilasciato un foglietto di carta con tale timbro, che bisogna conservare e riconsegnare al momento del ritorno in Guatemala : in questo modo non si deve pagare nulla.
Superata l'immigrazione guatemalteca, si percorrono pochi metri e si passa prima alla dogana Hondureña, quindi all'immigrazione, che è adiacente, dove il passaporto invece viene regolarmente timbrato ed è necessario pagare 0,50 US$.
Espletate le pratiche di confine, viene la parte migliore : il superamento della linea immaginaria di confine... Questa è costituita da una corda tesa, che una guardia abbassa, consentendo il passaggio di persone e mezzi... Siamo in Honduras !!!
Cambio una ventina di dollari in Lempiras ai cambiavalute che ci sono in frontiera, quindi riprendiamo in nostro bus, che impiega poco meno di 15 minuti a percorrere la strada, ben asfaltata e larga, che separa il confine dal paese di Coupan Ruinas.
Il bus termina la sua corsa nel cuore del paese, proprio di fronte all'ufficio dell'agenzia, dove è possibile acquistare i biglietti per il tragitto inverso in direzione Antigua, con partenza alle 14.00 ed arrivo alle 22.00.
Visto che la nostra intenzione è quella di rientrare in Guatemala, ma di fermarci per la notte a Chichimula (primo centro oltre il confine di El Florido), chiediamo se possiamo fare il breve tratto di strada con lo stesso pullman, pagando in proporzione allo spostamento. La risposta è negativa..., per accompagnarci a Chichimula, ci chiedono lo stesso prezzo del biglietto per Antigua ! Fuori discussione..., ci arrangeremo diversamente !
Chiediamo se al meno possiamo lasciare i nostri zaini nell'ufficio : questa volta la risposta è garbatamente positiva !
Alleggeriti dal nostro "fardello", ci incamminiamo verso le rovine di Coupan; superiamo il ponte sul fiume e cominciamo una breve camminata, lungo il sentiero pedonale che porta proprio all'ingresso del sito archeologico.
Poco più di un quarto d'ora e giungiamo all'entrata; tutto è organizzato nel modo migliore, per ricevere i turisti, con un grande piazzale per i bus e ristorante.
Il biglietto d'entrata costa 10 US$ a persona ! Non poco !!! Ma devo dire che il costo è ampiamente ripagato dalla grandezza delle rovine... Percorriamo un lungo sentiero nel verde ben curato del sito, sino a giungere all'entrata vera e propria, contraddistinta da un gabbiotto in cemento e da una rete metallica che delimita i confini dell'area archeologica.
Su questa rete si trovano simpaticamente appollaiati dei bei pappagalli dalle piume rosse, che ci danno il benvenuto ! Una guardia controlla i nostri biglietti e prima di entrare, si firma il registro delle presenze, apponendo nome e nazionalità...
Siamo finalmente all'interno... Percorriamo altre poche decine di metri e di fronte a noi si apre la Grande Plaza de las Estelas con al centro la piattaforma e sulla sinistra le imponenti steli, che raffigurano i signori di Coupan e che hanno ancora visibilmente chiaro il rosso scuro del loro colore originale, che si è andato perdendo nel tempo.
Queste rappresentazioni, insieme ai glifi, sono la caratteristica che rende unico il sito di Coupan; non si trovano infatti in nessun altro sito archeologico di tutta la Ruta Maya !
Il sito è molto ben curato, con un bel prato verde ben rasato, , su cui le steli si ergono fiere...
Proseguendo sulla destra, si incontra il campo per il gioco della palla e subito adiacente la grande scalinata dei geroglifici..., che purtroppo è coperta per restauri...
La si può vedere al di sotto della protezione che la ricopre, con i suoi scalini tutti completamente decorati dai glifi, che sono rimasti pressoché intatti negli anni, quasi immuni dall'erosione del tempo, che raccontano in immagini e simboli la storia dei signori di Coupan.
Sulla destra della scalinata, si alzano i gradini sconnessi del tempio delle iscrizioni, dalla cui sommità si gode una bella vista generale che spazia su tutta la Gran Plaza da una parte e sull'Acropoli e la Plaza Ovest dalla pate opposta.
Il tempo è dalla nostra parte; il cielo leggermente velato di nubi, insieme all'alta vegetazione presente, ci preserva dalla forza del sole, ma il caldo si fa comunque sentire...
Camminando sulla sommità del tempio delle iscrizioni, proseguiamo verso destra, seguendo il perimetro della Plaza Est, detta Patio de los Juaguares e scendiamo verso il basso, attraversando così la Plaza Ovest, che avevamo visto dall'alto.
Tutti i monumenti sono molto ben tenuti; le scalinate e i glifi sono eccezionalmente conservati e il fascino della vegetazione circostante rende il luogo molto affascinante.
Una sosta per riposarsi un attimo, quindi riprendiamo il sentiero dirigendoci verso destra; Camillo e Sole invece prendono dalla parte opposta verso la vegetazione e il Cementerio. Ci diamo appuntamento per le 14.00 all'agenzia dove abbiamo lasciato gli zaini.
Poche centinaia di metri e ci ritroviamo all'entrata, da cui avevamo cominciato il nostro giro; un ultimo saluto al pappagallo rosso e ci incamminiamo verso l'uscita.
Ritorniamo in paese a piedi, lungo il sentiero pedonale, anche se proprio fuori dal sito ci sono i pick-up che per poche Lempiras ti vendono il passaggio.
Giunti in paese ci dirigiamo verso il centro. Coupan Ruinas è un paesino grazioso, con strade strette e piastrellate, dove non è difficile vedere uomini a cavallo
Il parque central è un opera piuttosto moderna, che stride con la semplice chiesa dalla facciata spoglia e bianca che gli sta di fronte...
La fame si fa sentire, quindi prendiamo la strada che parte dall'angolo sinistro della piazza, dando le spalle alla chiesa e fatte due quadre sempre sulla sinistra raggiungiamo il Tunkul Bar, che la Lonely descrive molto bene...
In effetti è un locale carino, con un patio coperto, dove si trova il bar e ristorante, con tavolini in legno e una cucina varia, abbondante, buona ed economica; che chiedere di più ?
Mi mangio una bella bistecca alla plancha con fagioli, riso e verdura, accompagnata da una fresca "salva vida", la birra hondureña : il tutto per 100 lempiras ! La preparazione del pasto però si rivela un pò lunga, così dobbiamo correre per rispettare l'appuntamento con Camillo e Sole, che ci aspettano all'agenzia...
Quando arriviamo Camillo ha già contattato il proprietario di un pick-up per un passaggio sino alla frontiera. Resta da contrattare il prezzo; ci chiede 120 lempiras..., ci accordiamo per 100. Saliamo sul pianale del pick-up e via filiamo, nel vero senso della parola, sino alla frontiera ! Il viaggio è particolare, veloce e eccitante..., tra ammortizzatori completamente andati e curve tagliate, ma in dieci minuti ci ritroviamo al confine !
Passiamo nuovamente la dogana e l'immigrazione hondureña, dove paghiamo 0,50 US$ e poi quella guatemalteca, dove, invece, restituiamo solamente il biglietto di carta che ci avevano dato al momento dell'espatrio !
Poche decine di metri oltre la frontiera, sulla destra, c'è il terminal del bus che porta a Chichimula. Chiamarlo terminal è un pò un esagerazione, ma questa è la sua funzione ! Il bus è fermo nello spiazzo adiacente e pronto alla partenza; alle 15.00 parte infatti l'ultima corsa disponibile per Chichimula !
Facciamo il biglietto, che costa 8 queztal e carichiamo i nostri zaini, che volano dritti sul tetto del bus !
Alle 15.00 il bus parte e dopo aver attraversato e fatto una sosta a Jocòtan, più per consentire all'autista di fare la corte alla barista del locale di fronte al quale ci fermiamo, che per altro, prosegue per Chichimula.
Il viaggio dura circa un'ora e mezza e l'arrivo a Chichimula è traumatico...
Il cielo è coperto, piove leggermente e c'è un'umidità impressionante; inoltre il terminal dove il bus fa scalo non è altro che uno spiazzo angusto e fangoso, che non conferma la cattiva impressione che avevo avuto del paese, mentre lo attraversavamo...
Prendiamo gli zaini e ci incamminiamo alla ricerca di una stanza. L'umidità è opprimente, la stanchezza si comincia a far sentire; è perfettamente inutile girare in quattro e con gli zaini in spalla. Usiamo quindi la tecnica già sperimentata a Flores : due si fermano e custodiscono gli zaini, mentre gli altri due vanno alla ricerca della camera. I prescelti, visto anche i buoni risultati della volta precedente, siamo io e Camillo !
Chichimula mi appare sempre più squallida; una cittadina in cui ci si ferma solo di passaggio se si è diretti a Coupan e si rientra in Guatemala. Nessun altra ragione può giustificare una sosta qui !
La città è comunque viva e brulicante di persone; è infatti il week-end di ferragosto e si sta chiudendo la festa per la Madonna. C'è una sorta di mercato con molte bancherelle e un rudimentale Luna Park; musica ad alto volume e banchetti che cucinano da mangiare.
Per questo motivo molti hotel sono al completo... Ci mancava solo questo : rimanere senza stanza a Chichimula !!!
Proviamo all'Hotel Victoria : le stanze ci sono, ma sono veramente bruttine, senza finestra, buie e proprio a ridosso dello spiazzo dove inizia la festa. Il costo poi mi sembra un tantino alto; 90 queztal, la doppia con bagno.
Usciamo e proviamo a cambiare, ma siamo bloccati da un ragazzo che ci chiede se vogliamo i biglietti per Flores : certo ! Il pullman diretto per Flores, parte ogni mattina alle 6.00, dal terminal posto sulla 10 avenida, tra la prima e la seconda Calle : proprio nel punto dove ci troviamo !
Gli chiediamo dove si può fare il biglietto e lui, ben contento, ci accompagna, facendoci attraversare il mercato, tra mille persone, bancherelle, odori e rumori, sino all'agenzia, dove compriamo i biglietti, per 60 queztal.
Non resta che trovare da dormire ! Ripercorriamo il mercato seguiti come un ombra dal ragazzo, a cui Camillo lascia un dollarito per il "disturbo", e riprendiamo la ricerca.
L'ideale sarebbe una sistemazione in zona; proviamo così all'Hotel Las Palmeras, ma anche qui tutto esaurito ! Decidiamo così di cambiare zona, ma mentre ci accingiamo a raggiungere Sole e Cimar, incappiamo per puro caso nella Posada Doña Eva. L'entrata sembra quella di un'officina, ma l'interno è tutta un'altra cosa ! La brillante Doña Eva infatti ha messo in piedi nel patio interno una posada su due piani in una costruzione gialla, che mi appare recente, con camere doppie e servizi, che non sono poi male. Il letto ha una rete un pò sfondata, c'è il ventilatore e la TV satellitare, il bagno non ha porta e c'è solo acqua fredda, ma tanto con l'umidità che c'è... Il costo è ottimo : 70 queztal. La prendiamo al volo !
Recuperiamo Sole e Cimar e ci concediamo una doccia rigeneratrice e un meritato riposo... la posada di Doña Eva non è affatto male; il patio interno con le piante su cui si affacciano le camere è carino e isola un pò dalla strada, le lenzuola sono pulite, la Señora Eva è gentile e cortese. Bel colpo di fortuna...
Verso le 20.00 lo stomaco comincia a farsi sentire..., quindi usciamo per cercare un posto dove mangiare e ci dirigiamo verso il centro. Chichimula è molto più tranquilla ora, forse fin troppo... Molti locali sono chiusi, le strade sporche, i pochi bar aperti, per nulla invitanti...
Passeggiando a senso, raggiungiamo il parque central, cuore di ogni città centro americana. Il Parque Ismael Cerna, però non ha nulla di caratteristico; è infatti molto recente come architettura e la chiesa che ci si affaccia ha di fronte una tremenda e discutibile per gusto, statua rosa e dietro l'enorme antenna della società dei telefoni !
Sulla sinistra notiamo il cartellone luminoso del "Campero", una sorta di Mc Donald guatemalteco, dove tutto è a base di pollo. Visto che non abbiamo trovato nulla di meglio, ci accomodiamo e nonostante il comune scetticismo, servizio e cibo si rivelano non male ! Inoltre il costo è veramente economico : nove medaglioni di pollo con riso e insalata e una bibita grande, solo 9 queztal !
Dopo cena, tutti a letto : domani alzataccia !!!

18 Agosto 2003 - Chichimula, Flores.
Alle 5.30 siamo già svegli; velocemente le ultime cose nello zaino e lasciamo la Pasada di Doña Eva. Fortunatamente il pullman parte a poche centinaia di metri ed è già lì in strada pronto ad imbarcare i passeggeri.
E' un vecchio pullman di linea modello americano, che dimostra tutti i suoi anni, ma tutto sommato non è neanche tanto male. Tutti i posti sono esauriti !
La partenza avviene in orario e nel primo tratto effettua parecchie fermate per far salire e scendere numerose persone che lo utilizzano per spostamenti tra le città vicine e che viaggiano in piedi nel corridoio.
Giunti a Rio Hondo, imbocchiamo la "Carretera al Atlantico" e da questo punto in poi, le fermate saranno ben poche sino a La Ruidosa, dove abbandoniamo la Carretera, che prosegue sino a Puerto Barrios, per piegare verso sinistra in direzione Rio Hondo.
Rio Dulce, dove avrei voluto fermarmi, nella stesura originale del mio itinerario, si trova proprio nella strozzatura che divide il Lago de Izabal da El Golfete, lungo il quale si può raggiungere in panga Livingstone, caratteristica cittadina sull'Atlantico, raggiungibile solo via fiume o via mare da Puerto Barrios.
Mentre attraversiamo il ponte più lungo del centro america, la zona mi appare molto bella, con una natura rigogliosa e viva e l'impossibilità di fare qui una notte per visitare i dintorni e in particolare Livingstone, mi lascia un pò di amaro in bocca : sarà per la prossima volta !
Chi invece vuole fermarsi qui, deve chiedere all'autista di scendere sul lato settentrionale del ponte, ovvero all'inizio di quest'ultimo, nel paesino di Rio Dulce, talvolta chiamato Fronteras, nei pressi del Rio Dulce Restaurant. In caso contrario, il pullman vi lascerà sulla sponda settentrionale, ovvero alla fine del ponte, nel paesino di El Relleno e sarete costretti a ripercorrerlo a piedi per tornare indietro !!!
Giunto al terminal di El Relleno, il pullman effettua una sosta di circa 15 minuti, prima di riprendere la strada per Flores. Chiaramente durante la sosta, sul pullman salgono i venditori di qualsiasi genere alimentare..., si va dal pollo fritto, ai classici platanitos, alla frutta, all'acqua e bibite varie : anche noi ne approfittiamo per mangiare qualcosa, visto che siamo a stomaco vuoto e ci buttiamo sui collaudati platanitos, che sono anche caldi e per nulla male !!!
Il caldo si comincia a sentire : stiamo nuovamente cambiando clima !

Ripartiamo e in poco tempo il pullman diventa qualcosa di indecente, con i resti dei vari pasti acquistati e consumati e delle lattine delle bibite buttati per terra, che ciondolano a destra e a sinistra assecondando le curve della strada !
Quando arriviamo al confine con il Peten, altra sosta, ma questa volta di ordine pubblico : infatti, non essendo possibile introdurre alcuni generi alimentari nella regione, il pullman viene perquisito dalla polizia !
La sosta è tanto inaspettata quanto necessaria, visto che dopo un'altra ora di viaggio, con l'umidità che continua a salire, l'atmosfera del pullman è ai limiti della sopportazione...
Fortunatamente, non manca ancora molto e la stanchezza aiuta a far passare in secondo piano questo non piccolo problemino...
Ma la cosa più assurda è che ci sono bambini, che vengono lasciati liberi di scorrazzare seduti sul corridoio del pullman e che finiscono per giocare con le lattine e i resti di cui sopra, che trovano per terra... Senza parole...
Finalmente intorno alle 13.30 arriviamo a destinazione..., ma il nostro spostamento non è ancora finito ! Il pullman si ferma infatti a Santa Elena e non a Flores, collegata con quest'ultima, tramite un ponte sul lago di Peten Itza.
Scendiamo e sinceramente non ho voglia di parlare con nessuno... e anche se non sarebbe corretto, allontano in malo modo tutti i tassisti o presunti tali, che mi avvicinano per offrirmi un passaggio...
Camillo invece è più tranquillo e contratta con uno di loro, così ci ritroviamo tutti e quattro su un taxi che per 15 queztal porta a Flores. Lo spostamento è di circa un paio di chilometri, per 5 minuti di viaggio. Chiediamo al tassista di fermarsi all'Agenzia San Juan Tour & Travel, che ha l'ufficio principale all'inizio del ponte per Flore e prenotiamo i biglietti per il bus navetta per Belize City, pagando subito i 20 US$ richiesti a persona e lasciando come nostro recapito, per il momento, l'hotel dove abbiamo intenzione di andare.
Attraversiamo il ponte e finalmente arriviamo a Flores...
Purtroppo i piani stilati basandoci sulla Lonely Planet vengono un pò scombussolati, visto che l'Hotel Villa del Lago, non è più una sistemazione economica..., ma tutt'altro !!!
Proviamo quindi all'Hospedaje Doña Goya, di cui anche la Footprint parla bene; qui invece è tutto pieno !
Il tassista allora ci porta all'Hotel Tayazal, poco più avanti e qui troviamo posto; due belle camere doppie al primo piano, con tanto di balconcino in comune vista lago !
Il costo è ottimo, solo 85 queztal a doppia; le camere non sono per nulla male, con due bei letti grandi, ventola e bagno con acqua calda. Le prendiamo !

Alla reception è possibile comprare i biglietti per i colectivos giornalieri per Tikal; sono comodissimi, perché passano a prendere i passeggeri davanti ai loro hotel. Li compriamo subito e ci togliendoci il pensiero ! Prendiamo quelli per la partenza delle 7.00 del mattino : costo 40 queztal.
La doccia dopo questo spostamento, mi sembra il nirvana ! Poi un pò di bucato e infine un pò di relax per smaltire, almeno minimamente la stanchezza, anche perché ha iniziato a piovere e quindi non mi sembra il caso di prendere anche l'acqua !
Verso le 16.30, riposati e rinvigoriti, con il cielo di nuovo azzurro, usciamo per perlustrare Flores. Il paesino che sorge su quest'isola, che di fatto isola non è, si rivela molto carino, sopra ogni mia aspettativa... Ascoltando alcuni pareri prima di partire, infatti, mi ero convinto, o forse è meglio dire mi ero fatto convincere che il posto, fosse brutto, sporco e ultra turistico... Niente di più sbagliato e falso ! Forse turistico lo è, ma questo non intacca, a mio parere, l'atmosfera particolare che il lago di Peten Itza, regala e conferisce al luogo !
Le vie strette e ciottolate, sono piene di negozi di artigianato locale, che vendono, chiaramente a prezzo più alto, le stesse cose che abbiamo visto a Panajachel..., ma anche altro e in particolar modo delle T-shirt, per nulla male !
Oltre ai negozi, ci sono locali e ristoranti per ogni gusto. Noi entriamo al "Capitan Tortuga", che ha una bella sala con una terrazza che da sul lago.
La fame si fa sentire, anche se è ancora presto per la cena..., quindi ordiniamo da mangiare e ci godiamo il tramonto sul lago, che è veramente notevole, con il cielo che perde via via luminosità, acquisendo i colori tenui del rosa e del violetto e lo specchio d'acqua piatto e calmo, che viene solcato ogni tanto da qualche barca a motore, che lascia disegnata, per pochi secondi, la sua scia.
Il ristorante propone anche la pizza ! Pur con scetticismo decidiamo di prenderne una per assaggiarla..., anche se io, a dire il vero, punto tutto sulla sicura fajitas mixta !
La cucina è un pò lenta nella preparazione, ma le porzioni sono abbondanti e ottime e la pizza, proposta in tre dimensioni (small - medium - big), è buona e grande !
Riempita la pancia andiamo a continuare la nostra passeggiata per Flores. Raggiungiamo la chiesa, che si trova in cima alla collina, con una piccola piazza su cui si affaccia un bar e un campo da basket, dove a turno, prima io e poi Camillo, giochiamo con alcuni bambini del luogo, non sfigurando per nulla !
Ritornando verso l'hotel, ci fermiamo all'internet point, che è proprio prima, ma purtroppo non possiamo comunicare con casa : il temporale ha danneggiato la linea e non c'è collegamento !
Tutti a letto quindi, per preparare l'escursione a Tikal.

19 Agosto 2003 - Flores, Tikal, Flores.
Sono le sette meno dieci, quando scendiamo in strada ad aspettare il colectivo per Tikal e ci accomodiamo sui gradini di fronte all'hotel. Insieme a noi ci sono molte altre persone, non solo del nostro stesso hotel, ma anche di quelli limitrofi, che aspettano il passaggio.
Comincia ad albeggiare e finalmente ecco arrivare il nostro "combi" a 8 posti; saliamo rapidamente e partiamo alla volta di Tikal.
Prima fermata, subito dopo il ponte all'agenzia "San Juan Tour & Travel", per caricare una guida che va a lavorare al sito archeologico; io ne approfitto per comunicare all'agenzia l'esatto hotel in cui ci troviamo, visto che domani, dovranno venirci a prendere per portarci a Belize City.
Lo spostamento sino a Tikal dura circa un'ora e un quarto e prima di arrivare al centro dei visitatori, ci si ferma in una sorta di check-in, dove si acquista il biglietto di entrata. Costo : 50 queztal.
Il colectivos ci lascia nel parcheggio alle spalle del centro visitatori, all'interno del quale si può osservare un plastico in scala di quello che era in origine Tikal. Vi consiglio di dargli un'occhiata, per rendervi conto della grandezza del sito Maya più grande al mondo : è immenso e al momento attuale solo il 15% è stato portato alla luce. Se considerate che per vedere solo questo ci vorrebbero almeno tre giorni, avete subito un'idea dell'ordine di grandezza di cui stiamo parlando !
Visto che abbiamo saltato la colazione, approfittiamo dei comedor familiari, che si trovano di fronte al centro visitatori, all'interno del quale c'è si un bar-ristorante, dal quale però bisogna stare ben lontani, visti i prezzi !
Il comedor, invece, nonostante la loro aria meno elegante, hanno prezzi normali per il guatemala e c'è meno gente ! Ordino le solite uova con fagioli e riso (22 queztal) e una tazza di caffè (5 queztal) e sono pronto alla visita !
L'entrata del sito, è individuata da una sbarra metallica, che blocca la strada, subito a ridosso dello stagno dietro il centro visitatori. Fate caso al cartello che c'è sulla sponda dello stagno : "Pericolo Alligatori" ! Niente male...
Subito sulla destra si può vedere l'albero della ceiba, con il suo enorme fusto e la caratteristica apertura dei rami, che accolgono altri tipi di vegetazione sulle proprie fronde. Quindi poco più avanti si incontra il gabbiotto delle guardie del parco, dove viene fatto il controllo del biglietto.
Molti gruppi di persone pagano una guida che li accompagni lungo i sentieri di Tikal, ma il tutto si può fare anche da soli, visto che i sentieri sono ben segnalati e battuti; questo di giorno, ma di notte (per chi vuole vedere l'alba dalle torri o il tramonto) è più problematico. La bellezza di Tikal è il suo essere immerso nella foresta, fitta, lussureggiante e viva ! Si avanza tra i sentieri immersi nel verde più profondo, tra tucani che svolazzano tra le cime degli alberi e i gridi impressionanti delle scimmie urlatrici !
Si può dire che Tikal è la foresta, visto che gran parte del sito è stato sommerso dalla vegetazione a anche sulle strutture che sono state riportate alla luce, la natura mostra tutta la sua forza.
La visita classica percorre una circonferenza all'interno di questo meraviglioso parco, che va a toccare luoghi veramente indescrivibili, tra i quali i più affascinanti sono sicuramente il Tempio V su cui si sale attraverso una ripidissima scala di legno e il Tempio IV, il più alto del complesso, che è ancora completamente ricoperto dalla vegetazione, a cui si accede attraverso un ponte di scale di legno e da cui si gode una vista globale incredibile : tutto intorno è foresta a perdita d'occhio e qua e là emergono le cime delle piramidi !
Altro luogo particolarmente interessante è la Gran Plaza, l'unica in tutto il circuito della Ruta Maya, in cui ci sono due piramidi che si fronteggiano e al centro della quale, facendo battere le mani, si può costatare la cassa armonica, che queste creano !
In generale Tikal è sicuramente il sito più imponente e affascinate di tutta la Ruta Maya; il più selvaggio, vero e ancora vivo. Diverso e unico.
Per compiere il giro delle strutture maggiori impieghiamo circa quattro ore e mezzo, che scorrono via senza neanche accorgersi, in termini di tempo, tante sono le cose da vedere e la loro bellezza. Unico ostacolo il caldo umido; presente, costante, opprimente...
Quando usciamo ho la consapevolezza di aver visto qualcosa di grande, che resterà sempre nella mia mente...
Ci dirigiamo al parcheggio, dove pronti ci sono tutti i colectivos, ma anche un grosso pullman, sempre della compagnia "San Juan Tour & Travel", su cui saliamo per il ritorno.
La comodità, ma soprattutto la stanchezza mi fanno dormire gran parte del viaggio, sino a El Remate, villaggio un tempo formato da poche case, ma che sta subendo un forte impulso turistico, dovuto al fatto che si trova proprio sulle sponde del Lago Peten Itza, sulla strada che porta a Tikal e comincia a imporsi come alternativa a Flores e Santa Elena, come luogo dove soggiornare.
La mia intenzione era quella di visitare il posto e in particolare di compiere la passeggiata che costeggiando la sponda del lago, da El Remate porta al Biotopo del Cerro Cahui, non tanto per visitare il parco omonimo, ma per vedere il lago.
Parlavo di intenzione... e a ragione, dato che giunti sul posto, per stanchezza, ho deciso di non scendere, anche perché sarei stato il solo, visto che Cimar, Camillo e Solange non avevano intenzione di venire.
Rientriamo così a Flores e dopo una bella doccia e un pò di meritato riposo, usciamo nuovamente per il paese, per comprare qualche T-Shirt e mangiare qualcosina che spezzi la fame sino all'ora di cena.
Il tempo scorre via veloce e all'imbrunire ci riuniamo nuovamente intorno al tavolo fronte lago del Capitan Tortuga, dove mangiamo come la sera precedente, bene e a sazietà !
Dopo cena, una piccola passeggiata, finalmente una sosta produttiva all'internet point per dare notizie a casa, quindi, via a letto : domani si parte alle 05.30 per il Belize.

20 Agosto 2003 - Flores, Melchor de Mencos (Belize), Belize City, Cayo Caulker.
La sveglia suona prestissimo e alle 05.30 siamo già fuori dalla "Posada Tayazal" ad aspettare il pulmino che ci porterà al bus per il Belize. Comincia a fare giorno, quando arriva il nostro "caronte" di giornata, che caricati gli zaini sul tetto del combi, ci accompagna senza farci fare fatica al pullman in partenza per Belize City, che attende sulla strada prima dell'inizio del ponte che collega Flores a Santa Elena.
Siamo gli ultimi ad essere portati, insieme a due taciturne ragazze inglesi e una volta scesi, scopriamo che il pullman è al completo ! Cominciano a farsi strada in me i dubbi della bufala e dell'inaspettata sosta per ancora un giorno in riva al lago Peten Itza..., ma tutto viene risolto con intraprendenza e intelligenza dall'organizzatore dell'agenzia, che molto garbatamente ci spiega l'accaduto e ci comunica che saremo portati a Belize City a bordo di un combi !
All'inizio la cosa non mi sembra così positiva..., ma in seguito apprezzerò moltissimo questo piccolo inconveniente !!! Carichiamo i nostri zaini sul tetto del combi (un bel pulmino in ottimo stato per otto persone...) e prendiamo posto, allargandoci per benino e sfruttando al massimo la comodità che lo spazio per otto può dare a sei persone...
Il viaggio è molto più tranquillo e soprattutto veloce : partiamo alle 5.50 e in poco meno di un'ora e mezza arriviamo a Melchor de Mencos, località al confine tra Guatemala e Belize.
Qui si è costretti a scendere e a prendere il proprio bagaglio per attraversare il confine. La dogana e l'immigrazione guatemalteca sono molto veloci e approssimative, con un controllo quasi d'ufficio del passaporto e l'apposizione del visto di uscita dal paese; non si paga nulla !!! Approfitto dei cambia valute per liberarmi degli ultimi queztal e cambiare 100 US$ in dollari beliziani. Il cambio è semplice : per ogni dollaro americano si hanno 2 dollari beliziani... Più facile di così !
Ci dirigiamo verso la dogana del Belize, che si trova in uno stabile abbastanza nuovo e moderno poche decine di metri più avanti. Qui invece i controlli sono più attenti, anche perché molti sono i guatemaltechi che attraversano il confine per andare a lavorare in Belize.
Ci incolonniamo con gli altri e cominciamo lentamente ad avvicinarci al controllo passaporti. Intanto arriva il pullman partito da Flores, su cui avremmo dovuto essere anche noi e di conseguenza anche la dogana guatemalteca diviene caotica e lenta; essere arrivati prima ci risparmierà parecchio tempo..., anche se per passare dogana e immigrazione del Belize impiegheremo circa un'ora !
Per entrare nel paese non è richiesto il pagamento di alcuna tassa, ma non vi preoccupate..., recupereranno all'uscita !!! Soprattutto se non si è in transito verso il Messico.
Sbrigate le pratiche burocratiche beliziane e usciti dalla parte opposta della struttura bisogna percorrere a piedi la strada che porta all'esterno della zona di confine, in uno spiazzo di terra battuta, dove sono allestiti alcuni piccoli bar e dove ci attende il nostro combi.
Sono le 08.20 quando dopo aver nuovamente caricato lo zaino sul tetto del combi ripartiamo alla volta di Belize City.
La strada che da Melchor de Mencos porta sulla costa è una stretta lingua di asfalto che attraversa una pianura semideserta, dove ogni tanto si incontra qualche piccolo centro abitato. l'aspetto paesaggistico non è dei migliori; nulla di particolare, anzi...
Il primo impatto con il Belize non è dei migliori; rimango un pò deluso e la differenza tra il verdeggiante e colorato Guatemala è subito percettibile e palpabile.
In circa due ore arriviamo a Belize City. La città è sporca, caotica, fumosa e gli sguardi delle persone non sono cosi amichevoli, ma forse è la stanchezza; in seguito scoprirò che non è così...
Il combi ci lascia proprio di fronte al posto di imbarco per Cayo Caulker. Nella piccola stazione in attesa della lancia ci sono molti viaggiatori, ma anche persone del luogo che rientrano sull'isola dopo essere stati a Belize City.
facciamo immediatamente il biglietto, che per la sola andata costa 18 dollari beliziani; quindi ci sistemiamo nella sala di attesa.
Qui neanche se si fossero dati appuntamento Camillo e Sole incontrano tre loro amici, che aspettano come noi di andare a Cayo Caulker; incontro surreale e piacevolissimo, visto che si riveleranno delle persone piacevolissime !
L'attesa non è poi così lunga; infatti circa venti minuti dopo il nostro arrivo, ci imbarchiamo sulla potente lancia, spinta da due enormi motori Yamaca, che impiega poco più di mezz'ora a solcare il mare che divide la costa da Cayo Caulker.
Da lontano la forma affusolata dell'isola, che è lunga circa tre chilometri appare chiaramente. La lancia attracca al molo principale e percorrendo il lungo pontile di legno, facendo attenzione a non inciampare tra un'asse e l'altra, si può già vedere il piccolo centro abitato, che si sviluppa con le sue case coloniali inglesi, colorate di tenui colore pastello.
La strada principale, che costeggia il mare è di sabbia e lungo essa si trovano, negozi, ristoranti, diving center e hotel.
depositiamo gli zaini sotto un'alta palma e cominciamo la ricerca della camera, seguendo la tecnica utilizzata già in altre occasioni, che sin qui ha dato i ottimi risultati.
Percorro con Camillo la strada principale costeggiando il mare e ad un certo punto andiamo verso sinistra, entrando all'interno. Non trovando indicazioni, chiediamo ad un ragazzo di colore se conosce qualcuno che affitta camere e veniamo indirizzati verso una grande casa in legno su due piani in cui sono stati ricavati diverse stanze.
Il proprietario impiega un poco ad accorgersi di noi e del nostro interesse e anche quando capisce che cerchiamo una stanza, non mi sembra si dia molto da fare per cercare di convincerci a prendere le sue; prendendosi infatti tutto il tempo necessario e oltre per farlo, ci mostra le camere, che sono essenziali, con letto, ventilatore e bagno.
il prezzo è abbordabile (30 dollari beliziani), ma sinceramente il luogo e l'atteggiamento del personaggio non mi invitano certo ad accettare questa sistemazione, che tra le varie cose si affaccia su un'altra casa, al primo piano della quale si trova una discoteca, aperta però solo il venerdì e il sabato...
Ci trinceriamo dietro un diplomatico "tank you" e ritorniamo sui nostri passi... Decidiamo di andare dalla parte opposta da cui siamo venuti e neanche a farlo apposta, ci ritroviamo sulla strada che conduce al molo da cui siamo arrivati; qui veniamo attratti da un bel cartellone rettangolare con scritto "Heredian's Room", che catalizza la nostra attenzione...
Entriamo nel giardino della casa e veniamo accolti dalla signora che gestisce le stanze; ha le camere e ci porta a vederle...
Nella mia ingenuità sono convinto che siano quelle intorno alla sua casa e invece sbaglio ! La signora prende infatti la sua golf car (le autovetture elettriche che si usano sui campi da golf e che sono le uniche auto sull'isola...) e ci porta a vedere le camere, che si trovano proprio di fronte al campo da calcio dell'isola. I presupposti per quanto mi riguarda sono ottimi ! E tali si rivelano...
Le camere sono infatti costituite tutte da tipiche casette in legno, in stile coloniale inglese, tipo palafitte, con la veranda sul davanti. L'interno è molto spartano, ma il letto e comodo, le lenzuola sono pulite, il bagno ha acqua corrente e calda e c'è anche il ventilatore. Costo 40 dollari beliziani, più il 7% di tasse, la doppia : non c'è dubbio, sono nostre !
Recuperiamo con la golf car i "guardiani" degli zaini e ci sistemiamo; doccia rigenerante e via si va al mare...
Il sole brilla alto e picchia anche parecchio... C'è una lieve brezza che attutisce il caldo e una calma musicale...
Torniamo sulla strada che costeggia il mare e prendiamo verso sinistra, dirigendoci verso lo "split", il taglio, ovvero il canale creato dall'uragano Mic, quando ha attraversato l'isola; ma che forza deve avere per aprire un varco nella terra ferma e dividere l'isola in due tronconi ? Incredibile... I segni delle ferite che l'uragano ha lasciato sono tangibili anche a distanza di anni e vanno oltre lo "split"; il molo di cemento che costeggia la strada è infatti parzialmente divelto e rovesciato nel mare. Intorno solo case che mostrano i segni di una recente ristrutturazione e altre appena costruite.
Lo "split" è l'unica spiaggia di Cayo Caulker e si risolve in un piccolo angolo di sabbia intorno ad un piccolo bar e al molo rimasto in piedi...
Tutta la gente dell'isola che non va a fare escursioni, viene qui, dove bisogna dividersi il poco spazio al sole, passando la giornata al ritmo di musica... Il mare in compenso è di un verde intenso e l'acqua è caldissima... Il bar poi è veramente utile per sedare la sete ed è carino passare qui il pomeriggio...
Sinceramente per essere un isola non offre quello spiegamento di spiagge che uno si aspetta nella sua immaginazione..., ma questa è un'isola particolare e la sua particolarità, forse, sta proprio in questo !
La calma che si respira sull'isola è quasi irreale..., molto diversa dall'atmosfera che avevo provato sulla terra ferma; qui sguardi strani non si incontrano tra gli abitanti, tutto scorre al ritmo della brezza e della musica...
Restiamo sullo "split" per qualche ora, poi interrompiamo la nostra esposizione al sole per preservarci ai giorni successivi e facciamo ritorno verso la nostra casetta...
lungo la strada cominciamo a chiedere informazione sulle possibili escursioni in barca e alla fine optiamo per la giornata completa. 80 dollari beliziani non sono poi così pochi..., ma l'escursione sembra meritarli... Purtroppo sembra e basta, ma di questo mi renderò conto solo più avanti... Paghiamo riservando il nostro posto e rientriamo.
Sul campo da calcio sta per iniziare una partita, cosa che accade tutte le sere, o per lo meno per le tre sere che io sono stato sull'isola. Le persone si radunano intorno alle 19.00, quindi quando sono in numero sufficiente, cominciano a giocare; chiunque è ammesso, turisti compresi !
La sera la temperatura scende un poco e si sta veramente bene ! Dalla veranda mi godo il fresco e... la partita !
Per la cena andiamo a mangiare in un ristorante che abbiamo visto preparare delle aragoste nel pomeriggio : il "The Grid Iron". E' gestito da un americano che si è stabilito qui e da due belle signorotte del luogo.
I tavoli danno sulla strada che costeggia il mare, c'è persino un'amaca ed è veramente carino pranzare qui con la luce soffusa e la musica caraibica di sottofondo.
L'aragosta costa 20 dollari beliziani e viene preparata alla griglia, ma se si preferisce la servono anche cruda. E' veramente ottima e ben si addice alla Belikin, la birra beliziana che leggera, leggera, scende giù...
Dopo cena una bella passeggiata nella parte del paese che ancora non conosciamo e dove scopriamo altri caratteristici ristoranti, locali e due punti internet : uno però è aperto solo di giorno, mentre l'altro chiude i battenti e le connessioni alle 22.00 ! Chiaramente ne approfitto per mandare notizie a casa, quindi via in branda...

21 Agosto 2003 - Cayo Caulker, Cayo Shallow, Cayo Goffy, Cayo Caulker.

...continua ! sono in ritardo..., ma continua !!!

22 Agosto 2003 - Cayo Caulker.

23 Agosto 2003 - Cayo Caulker, Belize City, Corozal, Chetumal (Messico), Isla Cozumel.

24 Agosto 2003 - Isla Cozumel, Playa del Carmen, Cancun, Isla Mujeres.

25 Agosto 2003 - Isla Mujeres.

26 Agosto 2003 - Isla Mujeres, Cancun, Miami.

27 Agosto 2003 - Madrid, Milano.